Auto: sicurezza e consapevolezza fanno davvero rima?

Auto: sicurezza e consapevolezza fanno davvero rima?

Quando si va in auto la sicurezza dovrebbe essere il mantra da osservare sempre e comunque. Purtroppo, non è ancora così.

Il 30 giugno 2021 GR Advisory, azienda leader nelle ricerche di mercato in ambito di mobilità aziendale, ha pubblicato i risultati di una ricerca dal titolo “Io Fleet Manager – Safety First” in cui tratta proprio il tema della sicurezza nelle flotte aziendali.

Questa ricerca è patrocinata da A.I.A.G.A. (Associazione Italiana Acquirenti e Gestori Auto Aziendali), da Man. Tra (Associazione Manutenzione Trasporti) e da alcune altre importanti realtà della mobilità aziendale.

L’obiettivo è indagare la percezione della sicurezza delle flotte aziendali di chi di questi temi è il responsabile ultimo: i fleet manager. Il questionario era composto da 29 domande aperte ed è stata raccolta la partecipazione di ben 408 aziende. Andiamo quindi ad analizzare i dati iniseme a Matteo Grignani della Concessionaria Grignani che si è confrontato spesso con la realtà dei fleet manager.

Viaggiare in sicurezza in auto: una realtà con gli ADAS

Prima di immergerci nei numeri e nelle percentuali, ecco il quadro della situazione.

Oggi, in Italia e non solo, la sicurezza in auto sta facendo un passaggio generazionale: dalle semplici misure di protezione manuali, come la cintura di sicurezza, si sta puntando sempre di più alle misure di protezione attive, o automatiche.

Il primissimo esempio di questa categoria emergente è l’airbag, un dispositivo che si attiva nel momento in cui l’auto percepisce un urto troppo forte. Da lì ne abbiamo fatta di strada, creando una serie di protezioni chiamate ADAS: ovvero, in italiano, Dispositivi di Assistenza alla Guida.

Sensori di parcheggio, cruise control, frenate di emergenza, cambio corsia automatico, avvisi di collisione stanno popolando sempre più le nostre vetture. Da qui il problema. Se da un lato la tecnologia e le industrie stanno fornendo questi nuovi sistemi, dall’altro c’è chi li conosce, li capisce e li predilige?

Il punto della ricerca di GR Advisory è proprio questo: capire a che punto siamo nell’adozione di questi sistemi pratici per tutelare la salute nostra e di chi ci sta intorno. Per conoscere la risposta a questa domanda, analizziamo nel dettaglio i risultati della survey.

La percezione dei fleet manager

Iniziamo con una nota positiva. La diffusione della conoscenza degli ADAS tra gli intervistati è abbastanza alta. Il 98% dei fleet manager dichiara di conoscerli e, di questi, il 68% anche molto bene.

La principale fonte di informazione per loro sono i siti specializzati sulla mobilità (80%), seguiti dalle case automobilistiche (56%) e dagli eventi dedicati con prove pratiche su strada (31%). Ciò detto, passiamo ai due punti dolenti della ricerca di GR Advisory: il disinteresse verso il tema della sicurezza e l’assenza di processi di prevenzione degli incidenti su mezzi aziendali.

Punto primo. E’ preoccupante che praticamente solo i fleet manager siano attivamente coinvolti nelle scelte sulla sicurezza dei veicoli. Più del 50% del reparto HR non è interpellato, così come il 70% degli AD e il 77% dei responsabili salute e sicurezza.

Questi dati sono preoccupanti non perché necessariamente tutti debbano essere sempre coinvolti in questo genere di scelte, ma semplicemente perché è ben il 40% degli incidenti sul lavoro ad avvenire su strada: il fleet manager non può essere l’unico responsabile dato questo rischio così elevato.

Punto secondo. E’ preoccupante che meno del 10% delle aziende ha una policy specifica per il controllo e la prevenzione degli incidenti su macchina aziendale. Ci si accontenta semplicemente di rimandare a policy globali (spesso solo in inglese) o al buon senso. Per aumentare la sicurezza alla guida dei dipendenti, è necessario puntare sulla formazione di tutti, in modo tale da evitare qualsiasi situazione spiacevole.

Questi i pregi e le criticità sul tema sicurezza che GR Advisory ha individuato nella sua indagine. Lo scopo di attività come questa è quello di farci aprire gli occhi su situazioni che richiedono sensibilità in quanto sono direttamente coinvolte vite umane.

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