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NON FIDATEVI DELLA TROTTOLA di Maurizio Macchi


Il successo dei film di Christopher Nolan risiede sicuramente nella grande capacità del regista londinese di far incontrare nelle proprie pellicole una diretta natura da blockbuster con un apprezzabile taglio intellettualistico. Così facendo, i suoi lavori offrono a qualsiasi tipologia di pubblico quel grandissimo piacere che trame originali ed intricate sanno dare, con la naturale conseguenza di far uscire lo spettatore dalla sala fra mille dubbi, mille domande e risposte, mille teorie, ma anche con la sensazione di aver assistito ad uno spettacolo cinematografico notevolmente diverso dal solito.
Era stato così per "Memento" - pellicola che aveva portato all'attenzione questo promettente autore che ormai, nel corso degli anni, si è affermato come uno dei migliori registi contemporanei -, è stato così per "The prestige", ed ora è stato così pure per "Inception", quello che a detta di molti è addirittura il miglior film dell'intera carriera di Nolan. "Inception" ha scosso le menti dei fan della fantascienza (e non solo) che erano ormai da molto tempo addormentate (diciamo almeno dai tempi di "Matrix"), regalandogli infiniti spunti di riflessione e molteplici interrogativi ai quali la risposta non è mai al 100% univoca.
Quella che segue non è nessuna esauriente analisi del film, come non è nemmeno una spiegazione integrale di ogni suo aspetto dubbio, ma è piuttosto una disordinata raccolta di risposte ed osservazioni che il sottoscritto, - aiutandosi con parole e pensieri della Rete - ha voluto mettere in evidenza con questo articolo. Mi pare del tutto inutile dire che se qualcuno non ha ancora visto il film dovrebbe assolutamente smettere di leggere, dato che qui sotto gli SPOILER abbondano!

Iniziamo ovviamente dalla fatidica domanda sollevata dal finale: tutto quello che abbiamo visto era la realtà o era anch'esso l'ennesimo sogno? La risposta è boh. Vale a dire, entrambe le teorie sono valide e questa bivalenza rientra in pieno negli intenti di Nolan che non ci dice mai né sì né no, ma, nel pieno rispetto delle regole del film, ci mostra qualcosa e poi ci innesta efficacemente l'idea di una visione alternativa.
Cominciamo dalla prima ipotesi: era la realtà. Se il finale è reale significa che di conseguenza è vera l'operazione di innesto, è vera la fuga dal limbo di Cobb e Mal, la morte di quest'ultima e il ricongiungimento dell'uomo coi figli. Le prove che il tutto sarebbe reale sono svariate: Cobb, che in quel livello (d'ora in poi userò questo termine spessissimo) si ricorda sempre come è arrivato nei luoghi e nelle situazioni in cui si trova; la fede nuziale dell'uomo, sempre presente nei sogni, ma assente nelle scene che a questo punto sarebbero nella realtà; i due bambini, leggermente cresciuti e vestiti in maniera differente rispetto a quanto visto durante il resto del film; ma soprattutto la trottola, quella trottola che gira sul tavolo e che, prima dello stacco sul nero che chiude la pellicola, pare che rallenti, vacillando, come se dovesse fermarsi a momenti.
In effetti ciò suggerirebbe il fatto che quella sarebbe la realtà, dato che in un sogno la trottola non si sarebbe mai fermata. Questa è però l'idea che ha assorbito la maggior parte degli spettatori, ma se il totem di Cobb non funzionasse in questo modo? Alla fine non c'è nel film una spiegazione chiara e pienamente attendibile di come Cobb usi quella trottola per verificare se si trova in un sogno o nella realtà. D'accordo che nel limbo vediamo la trottola girare all'infinito ma, in un altro sogno, sarebbe davvero così impossibile creare una trottola che si fermi? Forse osservare quanto a lungo gira una trottola non è un buon uso per un totem? E se anche fosse, un totem non potrebbe essere inattendibile in un sogno proprio? Cioè, se Cobb facesse un sogno e volesse verificare se è in un sogno o nella realtà, il suo totem non potrebbe tradirlo, dato che, essendo suo il sogno, egli conosce esattamente ogni singola proprietà della trottola? Ci sono inoltre altre prove a sostegno della teoria del sogno: la sagoma di Mal dietro la tenda durante le sperimentazioni del sedativo di Yusuf (non dimentichiamoci che lei è una proiezione e una proiezione come fa ad esistere nella realtà?); non vediamo mai Ariadne o Arthur usare i loro totem (è un caso o un pretesto che in un sogno non sarebbe approfondito?); ci sono battute in comune fra personaggi non strettamente connessi (sia Saito che Mal usano l'identica espressione atto di fede).
In verità poi la questione potrebbe essere ulteriormente complicata andando a leggere "Inception" attraverso i riferimenti alla spiritualità di diverse culture (induismo, buddhismo), in cui il concetto di realtà viene meno, dato che l'attenzione viene spostata sull'idea che il reale è effimero, una sorta di illusione (sogno) in cui tutti siamo interconnessi e ci muoviamo mescolati a proiezioni generate da una qualche entità ultra-reale.

Ma stiamo dilagando. Passiamo invece ad altre domande, di certo minori rispetto a quella appena trattata, ma anch'esse significative o comunque utili per qualcuno che volesse approfondire il film. Per esempio: perché Mal appare in molti sogni, indipendentemente da chi sia il sognatore (e quindi colui a cui appartengono le proiezioni)? Anche qui Nolan non si è mai sbilanciato a spiegare la cosa concretamente, ma la risposta potrebbe risiedere nel fatto che Cobb non è un manipolatore di sogni qualunque, ma è un estrattore molto esperto, uno che i sogni li ha studiati (insieme a Mal), li ha manipolati, ne ha sperimentato ogni aspetto. E se giocando con questi elementi qualcosa fosse sfuggito? Se la materia di cui sono fatti i sogni fosse più complessa e nascondesse meccanismi per i quali un insistente ricordo di un infiltrato nel sogno può sfuggire al suo controllo ed inserirsi come proiezione nello stesso livello?

O altra cosa: Cobb e sua moglie passano cinquant'anni nel limbo, dove costruiscono quel loro mondo e invecchiano. Ma perché quando decidono di andarsene (la scena sulle rotaie del treno) sono di nuovo giovani? Beh, la spiegazione di base è che non si può invecchiare fisicamente in un sogno (e quindi anche nel limbo). Il corpo vecchio, i capelli bianchi - quelle sono tutte proiezioni mentali del concetto del tempo passato in quel luogo. In realtà però, essendo il limbo il livello ultimo del piano onirico e ricordandoci che in un sogno il tempo scorre in maniera più veloce, è facile credere che, in rapporto al - chiamiamolo livello 0, i cinquant'anni trascorsi laggiù sono praticamente pari a zero, dunque i due non sono veramente invecchiati. Le mani rugose che vediamo strette nel flash-back sono quelle dell'aspetto mentalmente alterato del Cobb e della Mal nel limbo.

Ma passando in frangenti narrativi più vivi d'azione: Fischer nel sogno muore e viene riportato in vita, Saito invece viene ferito. Non era possibile fare sul giapponese la stessa cosa? La risposta è no e il motivo è perché i due vengono feriti in livelli onirici differenti. Fischer infatti muore nel terzo, finisce nel limbo, Ariadne lì lo fa cadere dal palazzo (questo è il calcio per Fischer per tornare al livello 3), Eames lo resuscita attraverso il defibrillatore (calcio che lo porta al 2, dove lui sta bene). Saito invece viene colpito al livello 1. Se fosse stata fatta la stessa cosa al livello 3 (dove muore), il calcio l'avrebbe portato al 2 (dov'era ancora morente) e, se fosse sopravvissuto, un altro calcio avrebbe potuto portarlo all'1 (dove però era di nuovo morente, per di più sempre in maniera più veloce).

Ed ora qualcosa di meno cervellotico. Giusto qualche idea per qualcuno con il semplice bisogno di chiarire qualche concetto di "Inception" poco o mal assorbito. In primis: qual è il piano della missione dell'innesto? Dunque, riassumiamo:

  • Livello 0, sull'aereo (10 ore di tempo) - Cobb droga Fischer, tutti entrano nel suo sogno.
  • Livello 1, la città (1 settimana di tempo), sogno di Yusuf - Fischer viene rapito, Eames si sostituisce a Browning e viene messa in atto la simulazione delle torture.
  • Livello 2, l'hotel (6 mesi di tempo), sogno di Arthur - Fischer, grazie al trucco di Mr. Charles, viene convinto che il rapimento era stato architettato da Browning, che non voleva che Fischer scoprisse la volontà segreta di suo padre di dividere il proprio impero economico.
  • Livello 3, la base innevata (10 anni di tempo), sogno di Eames - Fischer raggiunge la cassaforte e scopre che suo padre lo amava e non voleva che diventasse come lui.
I calci - che devono essere sincronizzati (il team lo fa mandando in play il brano musicale Non, je ne regrette rien per avvertire il sognatore inferiore che è il momento) per svegliarsi a livello 0 a causa del sedativo di Yusuf - per risalire dal livello 3 al 2, dal 2 all'1 e dall'1 allo 0 sono rispettivamente l'esplosione della struttura militare, la caduta in ascensore e l'incidente col furgone. Mentre tutti si svegliano e tornano al livello 0 con questi calci, Saito e Cobb si svegliano dopo degli altri per l'imprevisto finale nel limbo.

Comunque, a proposito di calci: come funziona quello nel livello onirico dell'hotel? E perché l'hotel continua a capovolgersi? Beh, questo è semplice. Non vi è mai capitato di sognare di mangiare qualcosa e di masticare davvero mentre dormite? Qui è uguale: in quel mentre il furgone guidato da Yusuf nel sogno più esterno subisce scossoni a destra e a manca, quindi anche i suoi passeggeri, quindi anche Arthur, quindi anche il suo sogno (l'hotel, appunto). Per quanto riguarda il calcio, dato che l'hotel è capovolto, l'idea è quella di far cadere l'ascensore... verso l'alto! Dopo averci portato dentro i dormienti, Arthur piazza gli esplosivi e - pensate a un razzo a propulsione - boom! Ecco che l'ascensore cade verso l'alto!

Che storia era quella della scala che Arthur mostra ad Ariadne? Se dico Penrose, conoscete il triangolo impossibile, no? Ecco, questa è una scala di Penrose, una scala infinita che, salendo (o scendendo), vi porta sempre allo stesso punto. Impossibile, appunto. Narrativamente essa è giustificabile col fatto che colui che sogna può modellare a suo piacimento la geografia e l'architettura del luogo sognato (cosa che Arthur fa sia nella spiegazione ad Ariadne, sia nel combattimento nell'hotel), mentre invece metaforicamente essa è l'ennesimo raffinato riferimento di Nolan all'infinità di un sogno nel sogno nel sogno e così via. Si entra in un sogno o si esce da un sogno esattamente come si sale o si scende su una scala di Penrose.

Che poi, tra l'altro, come funziona l'ingresso in un sogno? Cioè, una volta collegati in un sogno, coloro che vi si infiltrano come fanno a sapere cosa ci fanno lì e cosa devono fare? Questo è uno dei punti sui quali sono costruite le intere dinamiche del film. Sotto a tutto il discorso c'è il fatto che coloro che entrano nei sogni di qualcun altro sono professionisti, estrattori con esperienza di anni e anni. Lo stesso Cobb ribadisce che non tutti potrebbero fare quello che lui e il suo team fanno. Quindi, immaginate di essere il protagonista, dovete entrare in un sogno e rubare un'idea. Il piano lo fate voi, sapete come, sapete quando. Quando vi troverete nel sogno ve ne renderete immediatamente conto, dato che avrete preparato la vostra mente minuziosamente, mentre invece un altro soggetto, altamente impreparato e senza le dovute conoscenze (come Fischer) non avrà la stessa lucidità e sarà preda dell'illusione onirica.

E il codice di Fischer? Quel 528491 che si inventa mentre è sequestrato nel primo sogno? L'obiettivo di un'estrazione (o, nel nostro caso, di un innesto) vive il sogno in una location pensata dall'architetto ed interagisce inconsapevolmente con gli infiltrati ma, per risultare credibile la fase del furto, le casseforti che celano i segreti da rubare devono essere aperte con combinazioni personali o che il soggetto pensa che siano personali. Dunque se quel numero al livello 1 è un numero casuale dato dallo stesso Fischer, nel livello 2 esso diventa significativo nel numero della stanza dell'hotel e - ancora - fondamentale nel livello 3 come password di apertura della stanza blindata. Così facendo l'obiettivo può aprire la cassaforte e soprattutto non c'è il minimo rischio di sospetto di furto/innesto.

Ma chiudiamo con uno degli argomenti più ostici della pellicola: il limbo. Ognuno non dovrebbe averne uno proprio? Da dove arriva quella metropoli in rovina? E perché quando finisce nel limbo Saito è molto più vecchio di Cobb che è andato a prenderlo? Prima di tutto il limbo e il mondo onirico sono diversi fra di loro. Mentre quest'ultimo ha strettamente a che fare coi sogni ed ogni individuo ne possiede uno, il limbo è uno vuoto onirico condiviso, molto profondo a livello di subconscio. Mal e Cobb, studiando i sogni, arrivarono a raggiungere il limbo, nel quale vissero per cinquant'anni sperimentando, progettando, riempiendo il vuoto con le proprie idee e i propri ricordi. Costruendo la metropoli. Nel finale, quando Cobb passa dalla metropoli alla fortezza dell'anziano Saito, i motivi potrebbero essere due: o semplicemente un buco onirico come quelli che ad un certo punto Cobb spiega ad Ariadne (finire in un posto senza sapere come ci sei finito), oppure potrebbe essere che nel furgone del livello 1 l'uomo annega e muore (come anche negli altri due livelli?), finendo dal limbo in cui è sceso volontariamente al... limbo, ovviamente, dato che, esattamente come succede a Saito, ci si finisce quando si muore mentre si è sedati in un sogno. Il motivo della vecchiaia del giapponese nei confronti di Cobb è semplice: il cuore di Saito cessa di battere prima che Cobb entri nel limbo e, pensando al rapporto temporale che c'è fra i vari livelli... i conti sono fatti: fra l'arrivo nel limbo di Saito e quello di Cobb, nonostante ai livelli superiori passino pochi secondi, pochi minuti, etc, in quel mondo corrispondono anni.

Sicuramente le interpretazioni per ogni singolo punto qui sopra possono essere diverse altre. Senza contare che le domande sarebbero ancora tante, ma, data la lunghezza che ha già raggiunto questo articolo, diciamo che per ora può bastare.
Buonanotte e sogni d'oro.

Maurizio Macchi