INTERVISTA A DAVID MICHAEL LATT di Maurizio Macchi
"Transformers" e "Transmorphers", "Snakes on a plane" e "Snakes on a train", "Io sono leggenda" e "I am omega". E la lista non si ferma qui, anzi è ancora bella lunga! Questi film, i cui titoli imitano le sonorità di quelle delle ultime pellicole di successo di Hollywood, vengono chiamati mockbusters (il termine è stato coniato da Empire Magazine) e lo studio che li produce e distribuisce è l'americano The Asylum, fondato da David Michael Latt, David Rimawi e Sherri Strain nel 1997.
Proprio David Latt ha risposto alle nostre domande.
Primo. Sul tuo MySpace, a proposito dei film preferiti, dici: «La vera lista dovrebbe essere di quelli che odio... dato che sono pochi. Credo che mi piaccia la maggior parte dei film (anche quelli brutti)». Una frase molto forte che potrebbe essere utile per educare i miscredenti che leggeranno questa nostra intervista alla cultura di The Asylum e dei (vecchi e nuovi) b-movies. Quando è nata la tua passione per questo tipo di cinema?
Non capisco cosa intendi con questo tipo di cinema. Direi che mi piacciono solo le belle storie. Non mi interessa del budget, degli effetti speciali, della celebrità delle star. Non mi interessa se il regista ha vinto dei premi o se il film è stato girato nel cortile di qualcuno. Una bella storia è una bella storia. Non ho preferenze per alcun genere in particolare, mi piacciono tutti.
E mi approccio allo stesso modo anche con il cibo.
The Asylum è molto rinomato per i suoi mockbusters. Perché e come sono nati?
Qui il discorso è più complicato. The Asylum è una macchina molto molto affamata, produciamo un film al mese. Perché? Siamo così avidi? (Sì.) Così egoisti? (Sì, sì.) Così fuori di testa? (SI'!)
Lo facciamo perché siamo un cash flow business e questo significa che produciamo un film, lo distribuiamo, incassiamo gli introiti delle vendite e poi... usiamo quei soldi per fare il nostro film successivo. Cioè, siamo i nostri stessi investitori. Non c'è denaro che esce dallo studio. Questo significa che dobbiamo obbligatoriamente far uscire un film al mese per guadagnare abbastanza da coprire le spese dello studio (tenere i battenti aperti!) e per produrre un altro film.
Quindi, seguendo questo ragionamento... Abbiamo bisogno di avere quanto più pubblico possibile. Questo vuol dire trovare generi, storie, star, etc. che ti invoglino a noleggiare il dvd, a comprare la pay-per-view o a scaricare da Internet (mi riferisco a voi tutti!).
Ci siamo concentrati sui mockbusters perché "War of the worlds" ha avuto un riscontro incredibilmente buono. Dopo quello abbiamo fatto "King of the lost world" e anche quello è andato bene... Ogni volta che abbiamo tastato le acque, i mockbusters hanno anche fatto meglio dei non-mockbusters. Certo, tutto ciò non era sicuro al 100%, ma rischiare è stato utile per vincere le nostre scommesse in quella direzione.
I mockbusters poi ci hanno permesso di sperimentare i generi. Non siamo stati più vincolati a produrre solo horror. Abbiamo iniziato a fare film d'azione, thriller, disaster-movies, sci-fi, commedie e persino un musical.
Spesso i vostri mockbusters sono criticati e accusati di opportunismo, ma il discorso sulla natura di un mockbuster è sicuramente più complesso. A tal proposito puoi commentare questa tua dichiarazione, che trovo molto interessante? Eccola: «Non sto cercando di fregare nessuno, ma solo di far vedere i miei film».
Beh, i mockbusters sono opportunistici. Se non funzionasse non lo faremmo. Ma lo stesso principio si applica anche a (praticamente) qualsiasi cosa venduta. Comprese le anime.
A proposito della mia dichiarazione: come ogni regista, quando racconto una storia, voglio raggiungere il maggior numero di spettatori. E allora, come fa un film sconosciuto, di uno studio sconosciuto e con nomi sconosciuti ad attirare l'attenzione? Marketing. Una bella confezione, un titolo attraente: due ingredienti importanti. La speranza è che quello che c'è nel dvd è qualcosa che ti farà divertire... ma non lo puoi sapere se non lo prendi dallo scaffale...
Ammetto che questa può apparire come una domanda volutamente provocatoria... Questo modo di fare film e venderli è a posto da un punto di vista legale. Al contempo è anche molto intelligente e - a dirla tutta - davvero divertente. Ma non è un po' sleale nei confronti degli spettatori?
I prodotti di marketing e lo sfruttamento di tutti i punti di forza di uno spettacolo sono sempre esistiti nelle majors e negli studios indipendenti. Non abbiamo inventato nulla. Siamo solo più disgustosi.
E ora parliamo un po' della produzione, partendo dalle regole principali di un mockbuster: 1) Seguire Hollywood; 2) Girare a basso costo; 3) Fare tutto in tempi brevissimi; 4) Distribuire i film direttamente in dvd. E' tutto corretto? Stiamo dimenticando qualcosa?
Hai dimenticato i capri espiatori.
No, scherzi a parte, noi riceviamo gli spunti dai nostri clienti. La metà dei nostri prodotti deriva da idee che ci arrivano miscelando i desideri dei nostri utenti nazionali ed internazionali. Per esempio, un nostro cliente giapponese vorrebbe uno squalo gigante che distrugge un ponte, mentre un americano vorrebbe una piovra gigante che fa precipitare gli aerei. Alla fine noi lo facciamo quel film; non perché siamo stati ispirati dalle grandi produzioni di Hollywood, ma perché i nostri utenti vogliono un film di questo tipo sul mercato.
Allora io vado e faccio quel film e il nostro obiettivo è fare il più divertente film in cui uno squalo mangia un ponte e una piovra attacca degli aerei. Sperando che poi piaccia.
Fino ad ora abbiamo parlato di mockbusters, ma c'è da dire che questo tipo di film The Asylum ha cominciato a girarlo e distribuirlo piuttosto recentemente, dal 2005, mentre comunque esso è stato fondato una dozzina di anni fa. All'inizio la produzione del vostro studio si concentrava soprattutto su horror a basso costo (che comunque ancora oggi continuate a produrre e distribuire). Ci racconti di questi film degli inizi? Perché soprattutto horror?
The Asylum ha iniziato a produrre e distribuire i film della Arthouse. Come mai?! Perché eravamo giovani e ci servivano i soldi. Ogni mese rilasciavamo 6/10 film della Arthouse che venivano acclamati dalla critica, questo per quasi tre anni. Avevamo più di 400 titoli nel nostro catalogo.
Ma poi ci siamo resi conto di una cosa: nessuno voleva film della Arthouse acclamati dalla critica. Non c'era mercato. Allora andammo avanti proclamando al mondo intero che i film della Arthouse sono belli e importanti per la nostra società... pur sapendo che il 99.9% dei Pinco Pallini continuava a noleggiare "Trappola di cristallo" e non "Drylongso".
Parliamo un po' di pre-produzione, produzione, post-produzione e distribuzione. Come nasce, si sviluppa e giunge infine sul mercato un film The Asylum?
Beh, i miei soci mi dicono la storia che desiderano... Vado, ingaggio gli sceneggiatori e metto insieme lo staff. Parliamo delle star, dopodiché vado a contrattare. Una sceneggiatura viene scritta in circa 2/6 settimane, la pre-produzione ne dura 3. Mediamente poi la nostra fase di produzione è sui 12 giorni, la post-produzione 8 settimane, il marketing è quasi
immediato. Quando il film è ancora in pre-produzione, i soci solitamente, conoscendo già il nome e tutto il resto, cominciano già a prenotarlo. Poi, grazie alla lunga esperienza che hanno con noi, non è difficile vendere. Tutti sanno cosa comprano.
Fra gli attori che partecipano spesso ai film The Asylum (i cosiddetti asylumites), ci sono anche nomi piuttosto celebri, ad esempio Lance Henriksen ("Aliens - Scontro finale"), Edward Furlong ("American history X"), Mark Dacascos ("Crying Freeman"), Udo Kier ("Dracula cerca sangue di vergine... e morì di sete!!!"). Come sono stati coinvolti in questi progetti e come è stato girare con loro?
Ci sono attori bravi e attori scarsi, ma la maggior parte di loro non è male. Se sono in uno dei nostri film è perché gli piace recitare. Credimi, potrebbero fare molti più soldi con qualche altro progetto. E la maggior parte dei nostri attori appare in più di uno dei nostri film perché (spero) si divertono molto... Senza fare scenate o senza essere dei divi.
Chi compra i vostri film? Che tipo di pubblico avete prevalentemente?
Chiunque! Sfortunatamente però sempre più gente scarica illegalmente i nostri film. E' una dura realtà che sta mettendo gli indipendenti fuori gioco. Già il mercato è tosto di suo... ma perdere una così alta percentuale di pubblico a causa di BitTorrent è triste. E la cosa peggiore è che la maggior parte della gente pensa che se si fa via Internet, questa cosa non è rubare. Gente che conosco mi dice: «Ehi, ho appena visto il tal film ed era una figata! L'ho scaricato stanotte». Io non capisco. Non andresti mai in un concessionario per rubare un'auto, no? LO FARESTI?! Oh, beh, io no...
Tu, David Rimawi e Sherri Strain siete i fondatori dello studio. Chi altri è The Asylum? Quando e come si sono trovati a lavorare con voi?
Ci sono 8 persone sorprendenti che lavorano a tempo pieno e che sono stipendiate dallo studio, ma ce ne sono più di 30 che lavorano come freelance per ogni nostro film. E' una famiglia bellissima.
Abbiamo anche coinvolto Paul Bales circa due anni fa. Oltre al fatto di aver ricoperto per 10 anni il ruolo di SAG (Screen Actors Guild, NdR.) executive, conosco Paul da più di 20 anni e David Rimawi è praticamente cresciuto con lui in Michigan. Sono grandissimi amici d'infanzia. E' straordinario.
The Asylum è anche un blog, un blog dedicato a news inerenti a produzioni dello studio, ma anche un posto dove trovare vere e proprie rarità. Inoltre, prima di venire inondato da quella merda odiosa che si chiama spam, era presente anche un forum (in particolare la sezione Ask Latt). Ora è stata rimpiazzata dall'omonima funzionalità del blog che, aggiunta al fatto che noi stiamo facendo quest'intervista, dimostra come The Asylum sia molto aperto, molto attento ai fan. Quanto è importante per voi avere uno scambio con i vostri utenti?
Beh, penso che sia bello. Il problema è che il 98.28% è spam. E come fai a conversare in questo modo? Comunque, da quando ho detto a mio papà di smetterla, credo che lo capirà.
A parte quello, mi piace molto parlare... Ho un grande ego e adoro dire alla gente cosa fare.
Chiudiamo con una curiosità tutta mia: come ci si sente ad essere i Roger Corman del nuovo millennio?
Non credo che ci siamo ancora guadagnati quel titolo. Ma lo faremo.
Maurizio Macchi
(grazie a Marta per la
revisione della traduzione)