La zona grigia

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LA ZONA GRIGIA
The grey zone


2001 - 108 minuti

Regia: Tim Blake Nelson
Sceneggiatura: Tim Blake Nelson
Cast: David Arquette, Steve Buscemi, Harvey Keitel

Nell'ottobre del 1944 alcuni prigionieri del campo di Auschwitz stanno organizzando una rivolta contro le SS. I rivoltosi sono degli ebrei, ma non ebrei qualunque, dei sonderkommando. Corpo speciale istituito dalle SS, i sonderkommando erano tutti ebrei e avevano il compito di accompagnare i loro simili nelle camere a gas. In cambio qualche mese in più di vita, perché dopo 4 mesi un colpo di pistola li avrebbe comunque riuniti ai loro cari. Attorno alla rivolta si svolgono due storie parallele, quella del dottor Miklos Nyiszli, medico del campo che operava sotto gli ordini di Mengele, e quella di una ragazza miracolata, sopravvissuta alla camera a gas, che viene aiutata da due sonderkommando in cerca di redenzione. Tutte le vicende finiscono quel fatidico 7 ottobre 1944. La sconfitta era pianificata ma vengono distrutti metà dei forni crematori del campo. E non verranno mai più costruiti.
"La zona grigia" di Tim Blake Nelson racconta uno di quei fatti storici nascosti fra le pagine della Storia. Il racconto di una rivolta finita male all'interno di un libro di storia non avrebbe senso, perché non ha importanza. Il cinema ci ha però insegnato più volte che sono proprio le piccole storie a darci una vera testimonianza sul fatto storico. Questo perché sono racconti di uomini che hanno vissuto, sofferto, che sono morti. La sceneggiatura (tratta dal libro autobiografico del dottor Miklos Nyiszli e dai diari dei prigionieri) bilancia bene tutti i temi, coniugando un'attenta ricostruzione storica ad una narrazione che ben si presta al dramma. La quasi totale assenza di colona sonora suggerisce ciò che la sceneggiatura e la regia mostrano apertamente: l'assenza di pathos, che non significa mancanza di emozioni, quanto assenza di compassione per i corpi. Tutto è visto sotto un'ottica di logica nazista, dove il campo di sterminio è una fabbrica con la sua catena di montaggio, le sue regole. Una sola musica si innalza nei cieli, quella di un'orchestra che accompagna gli ebrei nella camera a gas. Una sola musica si innalza nei cieli, gli stessi cieli che vedranno dopo poco tempo la cenere di migliaia di corpi. Il finale invece ci regala l'unico momento di poesia del film, come se solo la morte potesse liberare le anime degli uomini.
Il titolo della pellicola rimanda subito a quella zona grigia che Primo Levi descrisse più volte nei suoi romanzi e che è facilmente identificabile proprio con il campo di concentramento di Auschwitz. Su questa definizione Tim Blake Nelson fonda lo stile della sua pellicola, contraddistinta da una fotografia grigia che stilizza luoghi e persone arricchendo la forza dell'impatto drammatico. Cast all'altezza delle aspettative, con un'inaspettatamente bravo David Arquette, un misurato Steve Buscemi e un Harvey Keitel forse un poco sottotono ma funzionale.

Questa è l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

Commenti (1)

  1. Commento inserito da marco cecalupo:

    A mio modesto parere, il film più interessante sulla Shoa, perché scava nella condizione umana dei membri del Sonderkommando, prigionieri sterminatori di altri prigionieri. Uno di loro - come cita Primo Levi - dichiarò alla fine della guerra: “Noi non siamo peggiori di voi, siamo solo più tristi”.

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