A proposito di Schmidt
A PROPOSITO DI SCHMIDT
About Schmidt

2002 - 125 minuti
Regia: Alexander Payne
Sceneggiatura: Alexander Payne, Jim Taylor
Cast: Jack Nicholson, Kathy Bates, Hope Davis
Warren Schmidt vive a Omaha e lavora per una società di assicurazioni. Anzi lavorava, dato che da poco è andato in pensione, lasciando il posto ad un impiegato più giovane. Vive con sua moglie Helen e da poco ha adottato a distanza un bambino della Tanzania, che si chiama Ndugu. Warren scrive diverse lettere a Ndugu e gli racconta come se la passa adesso che è un pensionato. Ora che ci pensa, Warren non si sente molto appagato dalla sua vita, continua a fare la bella faccia al suo successore, anche se pensa tutto l'opposto; non è nemmeno pienamente soddisfatto dei 42 anni di matrimonio con sua moglie. Warren comunque inizia ad abituarsi a tutto questo ma un giorno, improvvisamente, Helen muore a causa di un embolo.
Per i funerali arriva da Denver sua figlia Jeannie con Randall, il suo ragazzo (che, diciamo la verità, non va troppo giù a Warren); fra poco i due si sposeranno, quindi ripartono prestissimo per organizzare il matrimonio e Warren si trova da solo. Il suo lavoro non c'è più, sua moglie non c'è più, sua figlia non c'è più, nemmeno i suoi pochi amici (scopre anche una passata storia fra Helen e uno di loro).
"A proposito di Schmidt" è un film particolare. A volte è una commedia, a volte è un dramma, a volte tutte e due le cose assieme. Molti sbagliano dicendo che è un film che si regge interamente sull'eccellente interpretazione di Jack Nicholson. Vero, Nicholson è ispiratissimo ed è perfetto in ogni scena, ma non credo che l'ottima riuscita del film dipenda solo da questo. Non dobbiamo sottovalutare né l'ottima sceneggiatura né l'abile regia. Alexander Payne, dirige con mano sicura una storia che, oltre a raccontarci le vicende del protagonista costantemente attraversate da un'azzeccata vena di solitudine e malinconia (ripresa benissimo anche dalle belle ed adatte musiche di Rolfe Kent ("Kate & Leopold", "Sideways")), riesce anche ad essere un'analisi introspettiva nonché uno spunto di riflessione.
La prima mezz'ora è pressoché perfetta, equilibrata sotto ogni punto di vista; da qui il film cala inizia a calare lievemente, ma solo per gettare nuove basi e preparare lo spettatore alla splendida parte conclusiva, dove, per amore della figlia, Warren decide (nella riuscitissima scena del discorso al matrimonio) di mettere da parte le avversioni che lo hanno portato a plasmare la sua vita in quel modo e guadagnarsi così l'affetto e il rispetto di Jeannie, ma soprattutto un gran tentativo di cambiamento.
Ma non è tutto, perché la storia non è ancora finita. Appena tornato a Omaha, Warren si ritrova di nuovo prigioniero della sua solitudine; le persone con cui ha condiviso la sua esistenza sono lontane o non ci sono più. Dopo qualche giorno riceve una lettera dalla Tanzania da parte di una suora del villaggio di Ndugu, alla quale è allegato un disegno fatto dal piccolo: due persone, un bambino e un adulto, sorridono e si tengono per mano. Adesso, prima di venire oscurato dal fade-out che anticipa i titoli di coda, Warren piange.
A proposito di SchmidtRecensito da Maurizio Macchi4,0
Questa e' l'opinione di
Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
| Matteo Contin |     |
Marta Mischiatti |    | Matteo Ruzza | n.v. | | |
Commento inserito da Camy:
Pellicola bellissima che mi ha commosso in più di una scena. Jack Nicholson è il solito mito e qui dimostra di essere un vero talento. La regia mi è ben strutturata, riesce a far cogliere ogni più piccolo particolare.