Okja

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OKJA
id.

 
2017 - 120 minuti

Regia: Joon-ho Bong
Sceneggiatura: Joon-ho Bong, Jon Ronson
Cast: Seo-Hyun Ahn, Tilda Swinton, Paul Dano

Riflessioni sulle tematiche ambientali erano già emerse - dove più, dove meno - in più di un film di Joon-ho Bong, da "The host" a "Snowpiercer". Ma la sensibilità di questo autore asiatico in materia di ambiente viene più chiaramente espressa in "Okja", la sua sesta pellicola, che, a conti fatti, è uno dei più riusciti prodotti di sempre di impronta animalista.
Questo non significa che il regista sudcoreano inanella una serie di smorfiose banalità per farsi facilmente comprare dagli zoofili più sfegatati. Al contrario, egli esprime le valevoli riflessioni contenute nel film in maniera molto naturale, senza alcuna estremizzazione od invadenza nelle idee di nessuno. Bong non ritiene che l'uomo sia pessimo, come non ritiene che l'animale sia un essere superiore ad esso: ciò che descrive è invece una connessione profonda fra i due esseri, una connessione che in natura si deve tradurre in un reciproco rispetto e scambio, lontano dalla violenza inutile e dagli egoismi che feriscono.
Le corde che vengono toccate dalla narrazione sono quelle che ci si può immaginare (l'amicizia con l'animale, gli incubi del mondo della macellazione, e così via), ma non per questo Joon-ho Bong sbaglia. Il racconto potrà infatti anche essere convenzionale, ma la sensibilità attraverso la quale il regista riesce a coinvolgere persino i più scettici in tema di animalismo e vegetarianismo (come il sottoscritto) è senz'altro da apprezzare. Per certi versi, si può affermare che "Okja" è un film banale realizzato in maniera tutt'altro che banale.
Si pensi ad esempio alla trattazione dei vari personaggi: tutti loro, da Lucy Mirando al nonno della protagonista, da Mundo a Johnny Wilcox, passando per quelli dell'Animal Liberation Front (incluso il più positivo di loro, Jay), chi più, chi meno, commettono tutti in continuazione errori, scelte inique, azioni biasimevoli. Questo perché essi posseggono una parte adulta, quella parte assente nella giovane Mija, la cui prerogativa assoluta è l'innocenza. Si parla di business, di felicità, di ideali, ma tutto ciò che si genera è invece la violenza: solo a Mija interessano la pace e la tranquillità assoluta (il suo unico desiderio è quello di riportare Okja sulle montagne).
Il lavoro dietro la macchina da presa è molto buono, gli effetti speciali discreti e la sceneggiatura, scritta a quattro mani dallo stesso Bong e da Jon Ronson ("Frank"), è intelligente nell'utilizzare al contempo serietà, malinconia, dolcezza, tristezza, e persino humor e grottesco. Molto piacevoli sono pure le performance attoriali, soprattutto quelle di Tilda Swinton (che con Bong aveva lavorato anche per il già citato "Snowpiercer") e di Paul Dano. Non male nemmeno Jake Gyllenhaal, piuttosto bravo nell'interpretazione di Johnny Wilcox, un personaggio estremamente sopra le righe.
Dopo "War machine" di David Michod, "Okja" è la seconda pellicola ad essere prodotta da Netflix. Costata circa cinquanta milioni di dollari, era in competizione per la Palma d'Oro alla 70.a edizione del Festival di Cannes.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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