Il regno di Wuba

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IL REGNO DI WUBA
Zhuo yao ji

 
2015 - 117 minuti

Regia: Raman Hui
Sceneggiatura: Alan Yuen
Cast: Boran Jing, Baihe Bai, Wu Jiang

Nato e cresciuto ad Hong Kong ma trasferitosi presto in Canada per motivi di studio, Raman Hui ha poi intrapreso una ventennale carriera alla DreamWorks Animation. Qui ha lavorato ad alcuni cortometraggi, è stato animation supervisor per "Zeta la formica" e "Shrek" ed è infine approdato alla regia, codirigendo con Chris Miller "Shrek terzo".
Oggi, ormai più che cinquantenne, decide di tornare in patria per fare il suo esordio nel mondo del live action, seppur fortemente computerizzato. Infatti, nel suo primo film in solitaria, "Il regno di Wuba", si racconta di come il regno degli umani e quello dei mostri convivano da tempi immemori. Una guerra civile imperversa però in quello dei mostri, tanto che la loro regina, incinta dell'unico erede al trono, è costretta a fuggire e a nascondersi fra gli uomini. Qui, fra mostri al suo inseguimento con l'intento di ucciderla e cacciatori umani che la vogliono catturare per venderla al migliore offerente, ad aiutarla troverà solo il giovane Song (Jing) e l'aspirante cacciatrice Huo (Bai).
Diventato uno dei maggiori incassi della storia del cinema cinese (tanto da spingere i produttori a mettere in cantiere un sequel previsto già per il 2018), "Il regno di Wuba" è un film per famiglie con notevoli limiti di ritmo e coinvolgimento, che richiede, tra l'altro, anche una forte contestualizzazione. Non partite infatti a farlo vedere ai vostri figli solo perché vedete che è un prodotto per ragazzi, approssimativamente venduto come Dal regista e creatore di Shrek, una nuova avventura di simpatici mostri, con tanti discreti effetti computerizzati, lamentandovi però poi di questo o di quell'aspetto, che potrà risultarvi inadatto solo per non esservi informati prima.
I temi della pellicola sono abbastanza universali, dato che gravitano attorno al superamento dell'apparenza e quindi alla comprensione e alla convivenza pacifica col diverso (c'è anche qualche poco velato indottrinamento al vegetarianismo). In compenso, fra una prima parte inconcludente ed una seconda meglio costruita, in generale non è semplice entrare in sintonia con lo stile del film.
In effetti Hui porta al pubblico un prodotto che obbedisce alle regole del cinema di genere cinese, combinando l'azione wuxia con una comicità molto fisica e spesso di non troppo alta lega. Per quanto trattati in vena ironica, alcuni passaggi appaiono molto strambi per i canoni occidentali (un ragazzo che dovrebbe partorire un uovo di mostro, il voler cuocere o mangiare vive le creature catturate), e questo effetto grottesco, causato sì dalla lontananza geografica ma anche dalla grossolanità impiegata dal regista in alcuni passaggi, potrebbe facilmente indisporre gli spettatori. Addirittura, potrebbero essere proprio i più piccoli a far fatica ad adattarsi alla visione, o, nel peggiore dei casi, ne potrebbero venire persino spaventati fraintendendo la burla con la violenza.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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