The accountant

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THE ACCOUNTANT
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2016 - 128 minuti

Regia: Gavin O'Connor
Sceneggiatura: Bill Dubuque
Cast: Ben Affleck, Anna Kendrick, J.K. Simmons

Christian Wolff, affetto da una forte sindrome di Asperger, è un consulente che segue la contabilità finanziaria di parecchi clienti. Molti di essi, seguiti ovviamente attraverso contatti sconosciuti e prestanome vari, sono persino organizzazioni criminali, che spesso ingaggiano Wolff per identificare falle nelle loro truffe e nei loro malaffari. Ora l'uomo sta lavorando per la Living Robotics, una società che produce protesi tecnologicamente avanzate, nei cui bilanci sono state riscontrate difformità sospette.
Interessante tanto per il genere cinematografico a cui appartiene, quanto per le serie premesse narrative attorno a cui è sviluppata la trama, "The accountant" è il ritorno al cinema del newyorkese Gavin O'Connor appena un anno dopo il deludente "Jane got a gun". Interpretato dal buon Ben Affleck, dalla poco azzeccata Anna Kendrick e da svariati caratteristi rilevanti (Simmons, Lithgow, Tambor), il film è scritto da Bill Dubuque ("The judge").
E purtroppo è proprio la sceneggiatura di Dubuque il principale difetto della pellicola. Anche mediante un significativo impiego dei flash-back, sono tanti i noccioli narrativi ad essere sin da subito abbozzati: le frodi finanziarie, l'autismo e la diversità, i rapporti familiari, la violenza, il progresso scientifico, la storia d'amore, l'azione. Sappiamo tutti bene, però, che il troppo stroppia e, infatti, data l'impossibilità di credibili approfondimenti per ognuno di questi elementi, la pellicola finisce col contenere qualche spunto intrigante, con l'essere tecnicamente discreta, ma anche con lo spiazzare spesso lo spettatore attraverso una gran confusione.
A livello di regia, inoltre, a parte dirigere bene i combattimenti (principalmente basati su tecniche derivate dal silat), O'Connor non fa nulla di particolarmente efficace per correggere il tiro. Il suo contributo è troppo impersonale e non c'è mai la piena capacità per ricreare correttamente la suspense e il ritmo necessari.
Per questo, alla fine, pare di assistere ad un prodotto di tre ore (sebbene ne duri circa due), prolisso, esitante, disorganicamente affrontato sotto il profilo tematico.

Curiosità: In cabina di regia per "The accountant" originariamente ci sarebbero dovuti essere i fratelli Coen.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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