Promised land

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PROMISED LAND
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2012 - 106 minuti

Regia: Gus Van Sant
Sceneggiatura: John Krasinski, Matt Damon
Cast: Matt Damon, John Krasinski, Frances McDormand

A partire da un racconto di Dave Eggers (L'opera struggente di un formidabile genio), emblematico autore del realismo isterico, gli attori Matt Damon e John Krasinski hanno scritto "Promised land", film di cui sono anche produttori ed interpreti. Inizialmente Damon avrebbe dovuto pure dirigerlo il film (sarebbe stato il suo esordio da regista), ma, per questioni legate ad altri impegni lavorativi, alla fine ha dovuto rinunciare. Così è subentrato Gus Van Sant, che poco meno di venti anni fa lo aveva già diretto in "Will Hunting - Genio ribelle" (anche qui Damon era stato sceneggiatore - se ricordate, con Ben Affleck).
"Promised land", che narra di un venditore di una grossa società del settore energetico in cerca di affari presso una piccola ma importante comunità rurale, non è una pellicola particolarmente di carattere fra quelle di Van Sant, probabilmente proprio perché non nata direttamente dalla sua mente o per le sue mani. Di tipicità del cinema del regista americano non ce ne sono molte, ma, comunque, Van Sant riesce ugualmente ad infondere tanta sensibilità nella storia e nei personaggi - storia piccola e personaggi piccoli, ma ricchi di buone costruzioni psicologiche e buoni dialoghi indirizzati verso una svolta conclusiva che, nel bene e nel male, dà una scossa ad un generalmente ben costruito film.
Il bene è che è appunto nel finale che si comprende appieno lo snocciolamento della tematica centrale. Alla fine, infatti, il punto non è tanto se sia giusto o meno che la Global acquisti i terreni per trivellarli attraverso il cosiddetto fracking (non c'è mai una denuncia esplicita) o se parte degli abitanti hanno ragione ad essere contrari. Il punto sta nel carattere di un ragazzo in gamba che, forse, si trova dalla parte sbagliata - o forse no. Non è fondamentale l'esito del referendum comunitario in sé, ma piuttosto la libertà che viene lasciata alla gente di decidere. Per questo anche il contenuto della contesa rimane un po' in secondo piano, portando invece l'attenzione pure sui modi di comunicazione: è difatti ottima la riflessione sul pessimo livello di informazione di oggi, in cui non conta tanto il merito razionale delle cose ma piuttosto il parlare in maniera forte e diretta alla pancia delle persone.
Il male, invece, è che l'ultimo quarto d'ora chiude palesando la denuncia contro le grandi aziende senza scrupoli fino a lì apertamente evitata, ma lo fa con quel politically correct che non vorremmo davvero vedere mai. Esso rompe così con grande stridore gli intelligenti personaggi, capitolando in una conclusione inutilmente compiacente. Probabilmente sarebbe stato meglio anche solo un finale più aperto.
"Promised land" è stato presentato all'edizione 2016 del Festival internazionale del cinema di Berlino.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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