Inferno (2016)

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INFERNO
id.

 
2016 - 121 minuti

Regia: Ron Howard
Sceneggiatura: David Koepp
Cast: Tom Hanks, Felicity Jones, Omar Sy

Con "Inferno" Tom Hanks è nuovamente il professor Robert Langdon, protagonista nato dalla penna di Dan Brown che, nel 2017, tornerà in libreria in Origin, quinto romanzo della serie a lui dedicata. Inferno, invece, il quarto libro in ordine di pubblicazione, giunge al cinema come terzo adattamento, dato che da Il simbolo perduto non è stato infatti mai tratto nessun film. Dietro la macchina da presa troviamo ancora una volta Ron Howard, ormai regista di punta del franchise browniano.
Se parliamo di Inferno, parliamo di un libro che era già di gran lunga peggiore dei precedenti, un'avventura talmente sciatta e superficiale che non sapeva neppure divertire come i comunque tutt'altro che eccezionali romanzi precedenti di Brown. Girando sempre sui soliti giochetti narrativi dello scrittore americano, stavolta ispirati a Dante Alighieri e alla sua Commedia, Inferno è ben più tirchio negli enigmi e più stupido nell'utilizzo delle affascinanti location in gran parte italiane.
Anche nel film di Howard tutto questo è evidente. La bellissima Firenze viene sfruttata scandalosamente meno bene di quanto il regista di "A beautiful mind" aveva fatto con la Roma di "Angeli e demoni" (di Venezia c'è invece giusto un banale scorcio). Il capoluogo toscano, culla infinita di arte e cultura, è il minimizzato palcoscenico di un thriller di poco valore in cui uno smarrito Langdon corre a destra e a manca, da Palazzo Vecchio al Battistero di San Giovanni, assistito dalla dottoressa Sienna Brooks, aiutante interpretata dalla trascurabile Felicity Jones. Gli enigmi sono impiegati in maniera confusa e molti di essi, addirittura, rimangono alla fine irrisolti o superati da tagli nel racconto. L'inquietante tematica del sovrappopolamento umano e delle estreme soluzioni architettate dall'antagonista è sottovalutata.
Dunque, nonostante anch'egli abbia i suoi demeriti, la colpa della bruttezza di "Inferno" non è interamente imputabile a Ron Howard, ma soprattutto alla mediocrità del materiale originale. Di conseguenza la maggior parte dei difetti di trama e personaggi derivano da qui, trasportati in sceneggiatura da David Koepp ("Mission: impossible") ed infine finiti sullo schermo.
Dalla sua, Howard purtroppo spesso si perde in alcune trovate fastidiose (come, ad esempio, le allucinazioni di Langdon) e in una generale carenza di carattere, sebbene alla fine, tutto sommato, il filo narrativo è retto con una discreta saldezza. Pessime le sequenze d'azione, soprattutto nella parte finale del film, ambientata ad Istanbul.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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