The machine (2013)

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THE MACHINE
id.


2013 - 91 minuti

Regia: Caradog W. James
Sceneggiatura: Caradog W. James
Cast: Toby Stephens, Caity Lotz, Denis Lawson

C'è una nuova guerra fredda in corso, questa volta fra l'intero Occidente e la Cina. L'arma con cui la si sta combattendo è la ricerca tecnologica, in particolare quella sulla robotica e sull'intelligenza artificiale. In una base segreta della Gran Bretagna il professor Vincent McCarthy, grazie all'aiuto di una promettente ricercatrice, riesce finalmente a dare vita ad un androide con un'AI talmente avanzata da avere una propria coscienza e una propria personalità.
Girato fra il Galles e l'ex-base RAF di Greenham Common, in Inghilterra, "The machine" è un film di fantascienza che il regista indipendente Caradog James ha scritto e diretto con un budget di circa un milione di sterline. L'interprete principale è Toby Stephens (villain de "La morte può attendere" e protagonista della serie Black sails), mentre la protagonista femminile è Caity Lotz, artista marziale californiana che ha girato tutte le scene di combattimento senza controfigura (in realtà la Lotz ha iniziato la sua carriera come ballerina, lavorando con Lady Gaga e Avril Lavigne).
La pellicola è tecnicamente ben concepita. Difatti, nonostante il modesto budget a disposizione, gli effetti speciali sono ottimi e si nota l'impegno messo da James nello studio delle atmosfere cupe ed estranianti, adatte per l'approccio di una tematica potenzialmente affascinante ed ambigua come l'intelligenza artificiale. Tali atmosfere sono apprezzabilmente sviluppate sia grazie alla volenterosa colonna sonora di Tom Raybould, sia grazie alle scenografie e alla fotografia (non eccezionali ma indubbiamente funzionali).
Sotto il livello narrativo, invece, "The machine" è terribilmente naif ed incerto. La sceneggiatura in continuazione esita nella scelta della direzione da prendere, accennando molti rami narrativi isolati e alla fin fine inutili, ed abbandonando il tronco principale ad una banalità estrema. Questo è evidente perché alcune scene ben realizzate ci sono (vedi il prologo), ma sono unite in maniera troppo inconsistente, in una costante indecisione tra l'approfondire realisticamente il tema dell'AI, il concentrarsi sul lato emotivo della vicenda (il rapporto fra McCarthy e la figlioletta con la sindrome di Rett), o l'ostentare l'azione superficiale di tutta l'ultima parte.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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