Passengers (2016)

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PASSENGERS
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2016 - 116 minuti

Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura: Jon Spaihts
Cast: Chris Pratt, Jennifer Lawrence, Michael Sheen

Lo sceneggiatore Jon Spaihts, che, dopo aver scritto il deludente "Prometheus" di Ridley Scott, recentemente ha messo la sua firma sotto lo script del supereroistico "Doctor Strange", lavorò ad una prima versione della sceneggiatura di "Passengers" ben dieci anni fa. All'epoca era previsto che Keanu Reeves e Reese Witherspoon partecipassero al progetto, ma la produzione non partì mai e tutto si fermò, rimandato a data da destinarsi.
Fu così che Morten Tyldum ("The imitation game") si interessò a questo film nel 2015. Il regista era desideroso di mettersi alla prova con una pellicola di fantascienza: il genere, a suo dire, lo metteva a disagio per le atmosfere fredde, ma, grazie alle promettenti idee alla base di "Passengers", Tyldum sapeva di poterlo originalmente domare spingendo il racconto soprattutto sotto il livello psicologico. Tale intenzione del regista è evidente nella prima parte, dove difatti il film è un avvincente dramma interiore, che pone un piccolo uomo, parte di un ambizioso ed enorme progetto, di fronte ad una disperata situazione imprevista.
Infatti, il protagonista Jim Preston, a causa di una misteriosa avaria della Avalon, un'astronave che trasporta cinquemila coloni verso un nuovo pianeta da popolare, è l'unico a svegliarsi dall'ibernazione. Dato che mancano ancora novant'anni al raggiungimento della destinazione, la prospettiva è per lui a dir poco tragica. Dopo circa un anno di viaggio, con solo la sporadica compagnia dell'automa-barman Arthur, Jim trova una soluzione alla sua solitudine, ma ad un costo moralmente altissimo: vorrebbe risvegliare forzosamente una bella scrittrice, Aurora Lane, di cui nel frattempo si è innamorato.
Tyldum sonda con pragmatica acutezza l'elemento psicologico, contrapponendo alla fiducia e ad un amore fortissimo l'egoismo, il senso di colpa e la drammatica accettazione. Quella che durante la prima ora di film il regista norvegese racconta è dunque una discreta storia sentimentale fra un Adamo ed un'Eva 2.0, travagliata in maniera molto interessante grazie a degli sviluppi tematici tutt'altro che banali. Ricco di citazioni e metafore non sempre necessarie se non per fini ludici ("Titanic", "Shining", oppure i mitici nomi di Avalon, Arthur e la stella Arturo, Aurora), "Passengers" è un prodotto che peraltro colpisce per la sua estetica, con un'ambientazione a dir poco magnifica resa al massimo dalle scenografie dell'inglese Guy Hendrix Dyas ("Inception").
Pessimo invece è il deragliamento che la pellicola subisce nella seconda parte, in cui la sceneggiatura decide di spostare l'accento unicamente sull'azione, abbandonando la cura per i personaggi e puntando, al contrario, ad un finale narrativamente e tematicamente debole. Il modo in cui lo si raggiunge, poi, è estremamente mediocre. Tyldum chiude infatti il cerchio narrativo seppellendo ogni riflessività precedentemente affrontata e si getta nella superficialità più becera, colma di situazioni e soluzioni assolutamente improbabili ed implausibili, che distruggono le ottime premesse di un film alla fine significativamente deludente.
"Passengers" ha ricevuto due nomination agli Oscar 2017: quella per la Migliore Colonna Sonora e quella per la Migliore Scenografia.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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