La la land

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LA LA LAND
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2016 - 128 minuti

Regia: Damien Chazelle
Sceneggiatura: Damien Chazelle
Cast: Ryan Gosling, Emma Stone, John Legend

Il giovane regista Damien Chazelle torna a tre anni dal film che l'aveva portato alla ribalta, "Whiplash", e torna con un film che, come i suoi due precedenti, è fortemente legato alla musica. Due protagonisti, lui un talentuoso pianista e lei un'aspirante attrice, si rincorrono sentimentalmente su brani cantati e ballati, sottesi a dissertazioni sul jazz, in "La la land", il cui titolo è un riferimento sia all'ambientazione losangelina (L.A.), sia all'estatico mondo dei desideri di Mia e Sebastian.
Chazelle firma una sceneggiatura con alcuni passaggi notevoli, ma anche incostante. Essa sfrutta magnificamente Los Angeles come palcoscenico, intrecciando costruttivamente importanti elementi del racconto con egregie citazioni cinematografiche (ad esempio il cinema che proietta "Gioventù bruciata" e la successiva sequenza all'Osservatorio Griffith). Il regista ricorre peraltro moltissimo al richiamo del musical della Hollywood degli anni '50 - tant'è che anche la zuccherosa storia d'amore fra i protagonisti e il loro fiabesco inseguimento dei loro sogni sono parte delle regole di questo genere che viene omaggiato.
In tale contesto, però, viene prestato poco interesse a costruire un approfondimento semantico capace di attraversare contemporaneamente la narrazione e l'elemento jazzistico che l'accompagna. Ignorando il fatto che, nella seconda parte, c'è una buona mezz'ora in cui "La la land" pare quasi addirittura dimenticarsi di essere un musical, la trattazione della tematica musicale è spesso e volentieri incoerente: il jazz è un genere che per definizione si è sempre evoluto e rinnovato attraverso la passione, la sperimentazione, la rottura col passato, e questo lo ha fatto decennio dopo decennio, senza mai alcun limite o limitazione. In tal senso, invece, il protagonista è un sedicente artista devoto al jazz che però dimostra un cocciuto tradizionalismo ed una visione anacronisticamente chiusa.
Infine, la love story, gestita peraltro non senza qualche inciampo, viene dal canto suo raccontata con un approccio forse troppo moderno, che fatica a combaciare con l'impronta stilistica di tutto il resto. Questa imprecisione causa una sua percezione da parte dello spettatore a tratti sì emotivamente genuina, ma in altri, purtroppo, di un romanticismo quasi artificioso.
A salvare tutto, Chazelle si mette facendo quello che sa fare meglio: il regista. La regia di "La la land" è infatti molto più complessa ed elaborata rispetto a quella del precedente "Whiplash", e in più qui c'è la difficoltà del musical, un genere certo non semplice da gestire al cinema. Chazelle però stupisce per le sue scelte coraggiose, per la sua abilità e per quegli interessanti personalismi - dal grande utilizzo delle belle coreografie a brani in pianosequenza interpretati efficacemente dai due bravi attori protagonisti (ma Gosling è una spanna sopra la Stone!) - con cui contamina la pellicola.
Presentato con successo a Venezia, vincitore di sette Golden Globes su sette nomination e attualmente in lizza a ben quattordici Oscar, "La la land" non è un brutto film, ma sfortunatamente è stato troppo, troppo pompato dal marketing. Così facendo, con le aspettative schizzate alle stelle, il risultato è buono, i premi non mancheranno, ma tutto questo già ci fa ripensare con nostalgia a quella vera e speciale sorpresa che era stato "Whiplash".

Curiosità: Inizialmente, al posto di Emma Stone, ci sarebbe dovuta essere Emma Watson, però costretta a rinunciare perché impegnata con "La bella e la bestia". D'altro canto, Ryan Gosling rinunciò proprio a "La bella e la bestia" per partecipare a "La la land".

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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