The lobster

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THE LOBSTER
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2015 - 119 minuti

Regia: Yorgos Lanthimos
Sceneggiatura: Yorgos Lanthimos, Efthymis Filippou
Cast: Colin Farrell, Rachel Weisz, Lea Seydoux

L'aragosta del titolo è l'animale in cui David sarà kafkianamente trasformato se, entro quarantacinque giorni, non troverà una partner. Sì, perché, quando tutti i single vengono trasferiti dalla città all'hotel, hanno un mese e mezzo per innamorarsi, formare una coppia e ritornare a far parte della società. Se non ci riusciranno saranno costretti ad affrontare il resto della loro esistenza nei panni di un cane, di un asino, di un coniglio, di un pony. O di un'aragosta.
Per la terza volta, dopo "Dogtooth" e "Alps", Yorgos Lanthimos e Efthymis Filippou si siedono allo stesso tavolo per scrivere a quattro mani una pellicola, "The lobster", che è la quinta del controverso regista ateniese. Nonostante il cast conti alcuni dei soliti nomi per Lanthimos (in primis Angeliki Papoulia), il film è in realtà il suo esordio in lingua inglese, tant'è che il protagonista è Colin Farrell e gli altri interpreti principali sono Rachel Weisz, John C. Reilly, Lea Seydoux, Ben Whishaw e Olivia Colman.
La pellicola, mentre trasversalmente attraversa un complesso discorso sull'amore (certo, nell'abnorme eppur sempre coerente ottica di Lanthimos!), si orienta in maniera importante su un'analisi delle costrizioni sociali del mondo moderno: chi, nonostante cominci ad avere una certa età, è ancora single, si trova infatti a doversi forzatamente allineare alle aspettative della distopica collettività, ma ritrovandosi vessato ed umiliato tanto come single nell'hotel quanto come parte di una coppia nel bosco. La satira del regista è spietata, le tematiche sono trattate con un pesante senso polemico (ma sempre costruttivo!) e le metafore utilizzate sono semplici ma anche potenti ed efficaci grazie alla loro eccentricità.
Da un punto di vista narrativo - e, in buona parte, pure stilistico - "The lobster" è diviso in due parti, separate tra di loro dall'evento della fuga di David dall'hotel. Qualitativamente, la prima ora sfiora il capolavoro. Lanthimos ricorre ad una regia composta eppure vistosamente obliqua che deve molto a Von Trier e Haneke. Le situazioni narrative sono costruite con intelligenza e sono sempre sorprendenti, secche, illogiche, crudeli, in cui l'elemento grottesco è a dir poco eccezionale, tanto concettualmente quanto sotto il profilo stilistico. Particolari menzioni vanno alla colonna sonora, al contempo lirica e snervante, e alle interpretazioni attoriali sui generis (a partire da quella di un imbolsito Colin Farrell, che per questo ruolo ha messo su quasi venti chili).
Nella seconda parte, invece, il film si standardizza molto - cosa che ad ogni modo non compromette irreparabilmente il risultato finale. Qui Lanthimos è meno provocatorio, la narrazione meno surreale e i colpi di scena meno imprevedibili, però il racconto rimane consistente e porta a conclusione il discorso estetico e tematico in maniera corretta.
"The lobster" era in concorso al Festival di Cannes 2015, dove si è aggiudicato il Premio della Giuria.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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