Il nemico invisibile

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IL NEMICO INVISIBILE
Dying of the light

 
2014 - 94 minuti

Regia: Paul Schrader
Sceneggiatura: Paul Schrader
Cast: Nicolas Cage, Anton Yelchin, Alexander Karim

Percorre ancora vie mediocri, Paul Schrader, con "Il nemico invisibile". Questa sua diciannovesima fatica, infatti, non rende giustizia al nome di uno dei maggiori cineasti che rivoluzionarono il cinema d'oltreoceano durante il periodo della cosiddetta New Hollywood - proprio come peraltro già non aveva fatto il precedente "The canyons".
In compenso, se lo scivolone di quel prodotto era stato in gran parte di responsabilità dello stesso regista, dello sceneggiatore (lo scrittore Bret Easton Ellis) e del pessimo cast, per questo film una colpa fondamentale va alla Grindstone, divisione della Lions Gate Entertainment che ha prodotto la pellicola. Questo perché, come talvolta succede, durante la post-produzione, chi mette i soldi vuole avere ragione ad ogni costo su chi ha avuto le idee e ci ha messo il lavoro, e, se quest'ultimo non è d'accordo su alcune scelte... viene alla fine messo da parte ed ignorato. Cos'altro può fare, allora, se non incazzarsi e giungere a rinnegare il prodotto finale?
E difatti così ha fatto Schrader, la cui concezione del film è stata tradita e gravemente deformata. Non solo - anche gli attori, Nicolas Cage e Anton Yelchin, hanno disconosciuto il lavoro, come pure il produttore esecutivo Nicolas Winding Refn (che all'inizio sarebbe dovuto essere in cabina di regia, quando i protagonisti papabili erano Harrison Ford e Channing Tatum).
Ciò che doveva essere un incombente duello fra un protagonista ed un antagonista con molto in comune, entrambi destinati ad essere sconfitti dalla fatalità della malattia, forse persino prima di poter sconfiggere il proprio nemico, dopo il cattivo lavoro della Grindstone muta in un racconto sgraziato che è lontanissimo dallo stile e dai temi dello sceneggiatore di "Taxi driver" e "Toro scatenato". Alcune sequenze rimangono chiare nella loro composizione tipicamente schraderiana, con la loro tensione, la loro violenza, la loro esasperazione della solitudine, i loro tesi sottotesti politici, ma, una volta accodate alla rinfusa da un montaggio superficiale e graffiate dalla colonna sonora del pessimo Frederik Wiedmann, perdono ogni significato.
Legato da un filo troppo labile e didascalico, "Il nemico invisibile" perde tutte le potenzialità dei propri spunti narrativi e termina infine con l'essere solo un debole thriller il cui racconto non è mai in grado di accendere l'attenzione nello spettatore.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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