Pitza e datteri

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PITZA E DATTERI
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2015 - 90 minuti

Regia: Fariborz Kamkari
Sceneggiatura: Fariborz Kamkari, Antonio Leotti
Cast: Giuseppe Battiston, Mehdi Meskar, Maud Buquet

Dopo essersi fatto conoscere dal grande pubblico con "I fiori di Kirkuk", diretto quando non era ancora trentenne, Fariborz Kamkari realizza la sua quarta pellicola, "Pitza e datteri", che è anche la sua prima commedia. Ambientato in una Venezia che non soffre di nessun clichè o descrizioni stereotipate, il film affronta le tragicomiche peripezie di una piccola comunità islamica della Serenissima, alle prese con una giovane ed impudica parrucchiera turca il cui esercizio ha preso il posto di quella che era la loro moschea.
Kamkari è nato a Roma, ma è di cittadinanza iraniana e di etnia curda, e, proprio grazie a queste sue origini, ha avuto una formazione multiculturale dalla quale ha ripreso numerosi spunti che, ovviamente in maniera molto caricaturale, è finito inevitabilmente a riversare in questa commedia. Essa si prepone di affrontare in maniera intelligentemente ironica sia il delicato tema dell'integrazione in generale, sia alcune tematiche più mirate ma ancor più scottanti (come, ad esempio, il trattamento delle donne da parte degli integralisti musulmani).
Nonostante le premesse, la sceneggiatura, che lo stesso Kamkari ha scritto a quattro mani con Antonio Leotti ("Vallanzasca - Gli angeli del male"), è piuttosto incostante, sebbene sia anche capace in alcuni passaggi di rendersi più graffiante. Infatti, il film è a tratti prevedibile ed eccessivamente politically correct, ma fortunatamente l'ultima mezz'ora è animata da Bepi Vendramin, il bizzarro personaggio interpretato da Giuseppe Battiston, che riesce a non far finire tutto in un mediocre ed asciutto buonismo.
Perché alla fine sarebbe stato un peccato cestinare ogni cosa, comprese quelle più semplici, eppure brillanti e significative, come già solo il rappresentativo collettivo dei protagonisti: abbiamo un imam afghano in verde età che giunge in aiuto dei fedeli dell'eterogenea comunità musulmana, vale a dire arabi, curdi, africani e pure italiani, nati e cresciuti in Italia. Perché, al contrario di quello che credono tutti quei fascistelli che si riempiono la bocca di slogan populisti senza senso (L'Italia agli italiani, che gli islamici tornino a casa loro!), il mondo è molto complesso e non può essere forzatamente banalizzato in bianco e nero ed analizzato attraverso una cieca propaganda fondata sui pregiudizi. Se accendessero il cervello e guardassero invece con attenzione, si renderebbero conto che, al di là delle decine o centinaia di folli - peraltro parecchio ridicolizzati nel film - che cercano di accopparsi in base a dei pretesti religiosi, tutti gli altri milioni, anzi miliardi, di esseri umani, indipendentemente dalle proprie idee, sono simili e hanno le stesse necessità e gli stessi desideri: la pace, il rispetto, la libertà, l'amore.
"Pitza e datteri" è stato nominato ad un Nastro d'Argento, per la Miglior Colonna Sonora, che, in effetti, è parecchio estrosa, multiforme e sempre divertente.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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