The neon demon

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THE NEON DEMON
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2016 - 118 minuti

Regia: Nicolas Winding Refn
Sceneggiatura: Nicolas Winding Refn, Mary Laws, Polly Stenham
Cast: Elle Fanning, Jena Malone, Bella Heathcote

Allo scoccare del suo ventesimo anno di carriera, Nicolas Winding Refn produce, scrive e dirige "The neon demon", il suo primo film avente una protagonista femminile. Il dettaglio è a dir poco significativo ed allettante: dopo aver sondato caratteri tutti esclusivamente maschili, uomini duri, corrotti, disadattati, folli, sofferti e sempre violenti, il cineasta danese ha la possibilità di adattare il suo stile e i suoi temi calandoli attorno al sesso opposto - cosa che, in parte, aveva già fatto in maniera molto interessante col personaggio secondario di Crystal (Kristin Scott Thomas) nel precedente "Solo Dio perdona".
Interprete principale di "The neon demon" è l'antipatica e nemmeno pienamente convincente Elle Fanning (all'inizio, quando il working title era ancora I walk with the dead, l'idea era di dare la parte a Carey Mulligan), che veste i panni di Jesse, sedicenne appena giunta a Los Angeles col sogno di diventare una modella. Dato l'argomento, il tema che va a diventare naturalmente quello centrale è quello della bellezza, un tema da eviscerare profondamente attraverso modi e simboli di cui Winding Refn è capace. Inoltre, contemporaneamente, coinvolgendo questo spunto in un discorso più ampio, legato anche all'estetica cinematografica, si porterebbe ulteriore significato ad un prodotto così promettente.
Lo stile è ineccepibile e si spinge in concetti artistici estremi e notevoli, forse ancor più che nelle opere precedenti del regista: un convincente esempio è la sequenza della sfilata di Jesse. Abbiamo schizofreniche tonalità di blu e rossi che, mescolandosi, vanno a comporre un'ulteriore gamma cromatica di viola, azzurri e rosa che caratterizzano l'aspetto del film, un film che rapisce l'occhio di chi guarda, strappandoglielo, masticandolo, inghiottendolo e poi vomitandolo per ripartire daccapo. Oltre a cotale estetica ed estetizzazione, la pellicola vanta peraltro una fotografia ottima e una colonna sonora, ancora una volta firmata da Cliff Martinez, a dir poco eccezionale.
Eppure, nel finalizzare questa composizione, Winding Refn vacilla, cadendo purtroppo nell'autocompiacimento. Egli ha sempre dichiarato di metter poco l'accento sulla sceneggiatura per dar priorità allo stile, ma, nel caso di "The neon demon", la mancanza di connessione fra i due livelli è pesante ed il legame fra la debole trama, le tematiche, i simboli, le provocazioni e l'aspetto visivo è troppo assente.
Le allusioni e le metafore sono disinteressatamente ostentate o comunque sempre superficiali e non ispessiscono adeguatamente il prodotto finale. Ad esempio, fra le più riuscite, c'è l'ampio utilizzo degli specchi che viene corposamente calato nelle scenografie: negli appartamenti, nei camerini, sui set fotografici, nei bagni, gli specchi, che sono poi anche riflessi dei personaggi, vengono continuamente ammirati, sfruttati, rotti, scarabocchiati, a seconda dell'evoluzione del racconto. Sono invece pessimi gli inserimenti come quello del puma nel motel, significanti che scadono in una prevedibile denuncia dei vacui valori (bellezza, denaro, fama) che le persone inseguono ad ogni costo.
Per questi motivi è ancor più evidente che Winding Refn si butta in una trama debole e poco sorprendente, troppo lontana dalla ricerca sia stilistica (ben riuscita) che tematica (poco riuscita) che il film fa. A maggior ragione, per questa instabile vuotezza, gli exploit tipicamente refniani diventano alla fine delle istigazioni gratuite - tant'è che a Cannes, dove la pellicola era in corsa per la Palma d'Oro, i critici non si sono risparmiati in quanto a fischi. Così, nel complesso, dobbiamo a malincuore giungere a dire che l'opportunità sfumata con "The neon demon" è senz'altro rilevante.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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