Perfetti sconosciuti

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PERFETTI SCONOSCIUTI
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2016 - 97 minuti

Regia: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Filippo Bologna, Paolo Costella, Paolo Genovese, Paola Mammini, Rolando Ravello
Cast: Giuseppe Battiston, Valerio Mastandrea, Alba Rohrwacher

Lontano dalla frivolezza di filmettini con Raoul Bova, Nicolas Vaporidis o Aldo, Giovanni e Giacomo, Paolo Genovese firma con "Perfetti sconosciuti" quello che, ad oggi, è probabilmente il suo lavoro più riuscito e maturo. Certo, non stiamo parlando di chissà quale capolavoro, ma è indubbio che questo suo decimo lungometraggio ha una marcia in più a livello di idee, di sceneggiatura, di regia e di tematiche affrontate.
La pellicola riflette sul mondo contemporaneo, un'epoca in cui è possibile vedere chiunque sempre col proprio smartphone in mano, ma anche in cui nessuno oltre alla persona stessa sa cosa ci sia davvero in quella sua estensione virtuale (che talvolta solo così virtuale non è). Se una volta una persona si rifugiava nei propri pensieri, ora sono i messaggini, le chat e i social in cui, sprovvedutamente, si cercano le illusioni che diventino la valvola di sfogo alternativa alla realtà che spesso non si riesce ad affrontare. Verso la fine, il Rocco di Marco Giallini chiama tutto questo frangibilità, e cioè la vulnerabilità delle persone che, nel mondo di oggi, iperglobale ed iperconnesso ma in cui la gente rischia paradossalmente di essere anche più isolata, porta facilmente ad insincerità, tristi accettazioni consapevoli e debolezze sociali diffuse (ma - ci suggerisce Genovese - inevitabili?).
"Perfetti sconosciuti" è una commedia più amara che esilarante, tant'è che nella seconda parte addirittura vira verso il drammatico (ma mai verso il mediocre melodramma). Il regista è capace di ispirarsi alla commedia francese degli anni 2000, ma senza arrivare al plagio ed anzi caratterizzando la pellicola con un profondo e realistico radicamento italiano. Nel cast, in cui figurano sette nomi uno migliore dell'altro (Valerio Mastandrea, Giuseppe Battiston, Anna Foglietta, il già citato Giallini, Alba Rohrwacher, Edoardo Leo e Kasia Smutniak), solo la Smutniak non riesce ad essere al livello degli altri, che, invece, in ruoli più o meno estesi a seconda delle situazioni narrative, si appropriano tutti bene dei propri personaggi, li caratterizzano credibilmente e con precisione ed infine li inseriscono con coerenza nell'impietoso confronto-scontro collettivo. Ciò che emerge sono tante convinzioni e realtà inconfessate: le crisi di coppia, le difficoltà di essere genitori, dei controversi pensieri sulle diversità, inattese emarginazioni, tutto mascherato da una crudele ipocrisia che, amaramente, pare però l'unico collante possibile per tenere insieme la società odierna.
Come si può capire, il film è interamente basato su una sceneggiatura one-location che coinvolge chi guarda grazie ad un imprevisto ed imprevedibile confronto e alle relative evoluzioni psicologiche e narrative. Lo script non colpisce tra l'altro tanto per i singoli dialoghi (come accadeva, ad esempio, nel comunque più intelligente, ampio e ad ogni modo diverso "Carnage" di Roman Polanski), bensì soprattutto sulla capacità di continuo rinnovo diegetico, senza rallentamenti o creazione di vacue iterazioni, e sulla piena integrazione nel racconto delle tematiche trattate.
"Perfetti sconosciuti" ha vinto il David di Donatello per Miglior Film e Miglior Sceneggiatura (le nomination erano nove), il Nastro d'Argento Speciale per tutto il cast (in totale era in corsa per sei riconoscimenti) e il premio per la Migliore Sceneggiatura al Tribeca Film Festival di Robert De Niro.

Curiosità: Data la bontà e la spendibilità a-geografica della sceneggiatura, Medusa ha ricevuto diverse richieste per i diritti per un remake da case produttrici francesi ed americane.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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