Red state

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RED STATE
id.


2011 - 88 minuti

Regia: Kevin Smith
Sceneggiatura: Kevin Smith
Cast: Michael Parks, Kyle Gallner, John Goodman

Ambientato in uno degli Stati rossi degli USA, uno di quelli a maggioranza repubblicana, lontani dalle metropoli, fatti di realtà rurali disperse nelle terre del Sud e dell'Ovest Settentrionale, "Red state" ha per protagonisti tre studentelli con la solita fissa del sesso che hanno un appuntamento per un'orgia con una donna che hanno conosciuto su Internet. Giunti nella roulotte del rendez-vous, i tre capiscono però di essere caduti in una trappola: vengono infatti drogati e imprigionati da una setta di fanatici religiosi molto noti in zona, capeggiati dall'invasato reverendo Abin Cooper.
Potrebbe sembrare paradossale, ma vi dico subito che la regia di questo film è di Kevin Smith. Sì, proprio lui, quello di "Clerks - Commessi", uno dei registi più nerd che ci sia che, con le sue commedie, ci ha fatto divertire sin dagli anni '90 (anzi, soprattutto negli anni '90). Con "Red state", invece, parallelamente alla carriera di sceneggiatore intrapresa negli ultimi anni nel mondo dei fumetti (prevalentemente di supereroi), lo Smith cinematografico fa una virata verso tutt'altri generi, praticamente agli antipodi rispetto a tutte le altre pellicole girate in precedenza.
Costato appena 4 milioni (in confronto ai 37 e ai 24 milioni rispettivamente degli ultimi "Poliziotti fuori" e "Zack & Miri - Amore a... primo sesso"), il film è un b-movie volutamente low budget e a grana grossa, spietato coi suoi personaggi e che non risparmia niente a nessuno. E' sporco, asciutto, senza alcuna colonna sonora (le uniche musiche sono ambientali) ed obbedisce alle regole più classiche dei torture e survival horror. Come i b-movie hanno sempre fatto, è immancabile poi anche l'ironia, ovviamente non esplicita come nel solito Smith, bensì molto più cinica e macabra.
Il regista però non vuole fare solo un sanguinolento thriller di questo tipo, ma vuole spiazzare lo spettatore, come, ad esempio, con l'anomalia stilistica del sermone del pastore Cooper che precede l'inizio della mattanza: contate che il film dura poco più di 80 minuti e questo ne prende ininterrottamente una buona quindicina! Inoltre Smith cambia spesso toni e stilemi, passando persino a trasformare irrevocabilmente il suo thriller-horror in una pellicola d'azione prima e quasi in un poliziesco poi. Il problema è che qui il risultato non è buono come invece pensa di essere.
Infatti si può dire che, per mettere in pratica queste sue idee, Smith si distrae un po' troppo e ciò che costruisce nella seconda parte è molto più spento rispetto a quello della prima. Se quest'ultima era infatti molto promettente, i successivi scontri a fuoco, l'arrivo dell'ATF e il focus sull'etica del comandante Keenan fanno sgonfiare ed appiattire il tutto, perdendo la bussola nonostante la buona presenza di John Goodman (fra i migliori del cast, dopo Michael Parks e Melissa Leo).
"Red state" è stato presentato al Sundance Film Festival 2011, ma nelle sale americane è uscito direct-to-video.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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