La buca

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LA BUCA
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2014 - 90 minuti

Regia: Daniele Ciprì
Sceneggiatura: Daniele Ciprì, Massimo Gaudioso, Alessandra Acciai, Miriam Rizzo
Cast: Sergio Castellitto, Rocco Papaleo, Valeria Bruni Tedeschi

Nessuna città particolare e nessuna epoca specifica costituiscono l'ambientazione de "La buca", seconda pellicola, dopo "E' stato il figlio", diretta da Daniele Ciprì in solitaria (l'ultimo film realizzato con l'amico e collega Franco Maresco era invece stato, nel lontano 2004, il documentario "Come inguaiammo il cinema italiano"). Questa indefinitezza voluta dal cineasta palermitano è intelligente e gestita molto bene sin dall'inizio, soprattutto se si tiene conto del fine generale: isolare geograficamente e temporalmente la storia, renderla di conseguenza applicabile a luoghi ed epoche italiani diversi ed utilizzarla per costruire una tragicommedia satirica nei confronti di alcuni aspetti peculiari del Belpaese.
La contraddittoria trama di valori e disvalori, infatti, fa muovere un nugolo di personaggi più o meno principali, in gran parte falliti irrecuperabili che mettono in evidenza quella capacità di arrangiarsi tutta italiana, grottescamente sorprendente ma per forza di cose legata ad un'enorme connotazione negativa: ognuno pensa sempre per sé e mai per gli altri, ognuno pensa a fregare il prossimo se gli può essere di beneficio, e, per questo, intanto il Paese non cambia mai, continuamente rallentato dagli opportunismi e dalla mancanza di serietà, solidarietà e senso civico.
Certo, è chiaro che non si può mai generalizzare e che quindi descrivere l'Italia in questo modo significa cadere nella macchietta, ma la sceneggiatura, scritta da Ciprì con Massimo Gaudioso ("Gomorra") e le esordienti Alessandra Acciai e Miriam Rizzo, punta proprio a questo: a portare il film sopra le righe, a dipingere i personaggi in maniera surreale, a forzare la fotografia ad accompagnarla in maniera calcata, in uno stile che utilizza satira e buffoneria per inquadrare una favola malinconica, ironica ed amara. A dire il vero il film non è sempre solidissimo nel ritmo e nelle idee, ma non si può negare che sia comunque sufficiente, grazie appunto soprattutto alla sua capacità di intrattenere e di commentare con pochi e netti tratti le tematiche a cui presta attenzione.
Nel cast è bravo Castellitto, che interpreta con piglio un arlecchinesco avvocato che vive di piccole truffe, così così Papaleo e il suo protagonista che, dopo aver appena finito di scontare ingiustamente trent'anni di carcere, è rimasto senza nulla, mentre è mediocre la Bruni Tedeschi, in un ruolo eccessivamente piatto e conciliante.
La discreta ma non memorabile colonna sonora è di Pino Donaggio ("Carrie - Lo sguardo di Satana").

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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