Suicide Squad

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SUICIDE SQUAD
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2016 - 123 minuti

Regia: David Ayer
Sceneggiatura: David Ayer
Cast: Will Smith, Margot Robbie, Jared Leto

Del tutto avulso della presenza del personaggio di Superman, "Suicide Squad" è il primo film ambientato nel DC Extended Universe a non essere diretto da Zack Snyder. Esso arriva infatti tre anni dopo "L'uomo d'acciaio" e ad appena cinque mesi da "Batman v Superman - Dawn of Justice", ed è diretto da David Ayer ("Fury"), che si è sin dai subito detto disposto a girarne anche un eventuale sequel. Pur essendo ambientato nello stesso universo, "Suicide Squad" si discosta molto dalle avventure del Superman di Henry Cavill, del nuovo Uomo Pipistrello interpretato da Ben Affleck (sebbene quest'ultimo compaia fugacemente in un paio di scene) e, più in generale, della Justice League alla cui nascita cinematografica stiamo cominciando ad assistere. I protagonisti sono un antieroico collettivo di supercriminali mai portato sul grande schermo fino ad ora, che negli albi DC, dagli anni '60 ad oggi, è esistito in molte versioni differenti.

Il film

Forse caricato da un hype eccessivo, il film è un action-movie non troppo alto che, dati i personaggi, le atmosfere e i temi, sarebbe potuto essere il primo portatore di un'idea originale nell'ormai inflazionato panorama dei cinecomics: il fatto di avere per protagonisti dei cattivi e, per una volta, di inquadrare l'eroe banalmente come il loro antagonista. Sarebbe potuto essere un prodotto eversivamente eterodosso, pazzoide e piacevolmente scoordinato. Invece, purtroppo, scoordinato lo è, ma nel senso negativo del termine.
Non è comunque un problema di regia. Ayer porta all'eccesso il suo già sporco stile, scomponendolo in contrasti di flash, neon e lampeggi rosa, verdi, neri, sparati attorno ad un eterogeneo e grottesco team di malvagi, costretti - chi più, chi meno - ad asserlo dalla propria professione, dal proprio passato, da un'emarginazione subita o semplicemente dalla propria follia. In questa sregolata composizione un personaggio entra, uno esce, uno commette un'efferata violenza, l'altro sdrammatizza con ironia, mentre il ritmo vacilla, poi accelera di colpo, incespica ed esplode in superficialissima azione. Eppure, grazie anche ai discreti contributi di scenografie e fotografia, il film è coerente nell'estetica ruvida e smoderata impressa dal regista.
Il problema assoluto è invece la sceneggiatura (dello stesso Ayer), che, complice pure il non buon montaggio di John Gilroy ("Lo sciacallo - Nightcrawler"), cuce male i tanti e piccoli spunti presenti, per nulla approfonditi o anche solo trattati e mescolati degnamente: la nascita della Suicide Squad, la minaccia dell'Incantatrice, il Joker, la caratterizzazione dei protagonisti e il loro passato (in particolare El Diablo è forzato, mentre Killer Croc, Capitan Boomerang, Slipknot e Katana sono del tutto inutili). Alla fine, probabilmente, la scrittura è talmente mediocre che non si capisce neppure esattamente quale sia il punto dell'intero film.

Harley Quinn e Joker

Paragrafo di approfondimento a parte necessitano invece Harley Quinn e Joker, dato che - inutile negarlo - gran parte dell'attenzione per "Suicide Squad" era nata appunto per la presenza della dissennata ex-psichiatra dell'Arkham Asylum interpretata da Margot Robbie e del suo folle valentino portato in vita da Jared Leto - il quale tra l'altro, sin dalle prime fotografie trapelate in Rete, aveva convinto poco una buona fetta di spettatori. Forse troppo condizionati dal recente Joker del compianto Heath Ledger, in tanti hanno bollato come malriuscita la versione del villain di Leto, ma non è così: come il personaggio è stato diverso nel corso degli anni nei fumetti, anche qui abbiamo un Joker semplicemente diverso.
Da qualche parte avevo letto un elenco dei Joker cinematografici, riassunti efficacemente in una sola parola. Nell'ordine erano: il clown di Cesar Romero, il gangster di Jack Nicholson, l'anarchico di Heath Ledger e il folle di Jared Leto. Sì, perché, volutamente, almeno in teoria, questa nuova versione è più affine al Joker psicotico e caricaturale degli albi più vecchi (dal secondo dopoguerra agli anni '70), lontana dalle recenti variazioni più mature, cupe o realistiche di autori come Frank Miller, Alan Moore, Lee Bermejo e Brian Azzarello. In effetti, realizzato attraverso quest'ottica, il personaggio ben si adatta ed è funzionale ai toni e al tipo di film che è "Suicide Squad". Più che altro i difetti sono la trattazione del suo rapporto con Harley Quinn (di cui fra poco andremo a parlare) e il davvero pochissimo spazio concesso al character, che lo relega ad essere una mera comparsa che, quasi certamente, potrà tornare in qualche altro film DC (forse nel sequel o, addirittura, nella prossima pellicola su Batman, come sua nemesi).
Al contrario, l'arlecchina compagna-spalla di Mr. J è invece sicuramente un personaggio centralissimo di "Suicide Squad", ma purtroppo, nonostante l'iconica performance della Robbie, non è efficace né nella sua costruzione, né soprattutto - come dicevamo - nella descrizione del suo rapporto con Joker.
Originariamente, nei fumetti, Harley è un carattere interessante perché, pur col suo carisma, soffre a causa della sua ossessiva dipendenza amorosa da Joker: è follemente innamorata di lui, nonostante spesso lui la maltratti, la abbandoni, per poi tornare a riprenderla solo chissà quando. Il loro è un amore folle (Mad love, come il titolo della più importante apparizione cartacea di Harley Quinn), un amore provocatoriamente folle per due personaggi provocatoriamente folli. Ciò a cui invece ambisce Ayer è una Harley più forte ed emancipata, rappresentazione che però il regista fa nella maniera sbagliata.
Infatti, sulla carta, da un lato abbiamo l'ambiguamente aggressivo amore di Joker per lei e dall'altro il cieco sentimento di lei per Joker. Da qui si sarebbe potuto elevare Harley ad una condizione sì più risoluta, ma anche fonte di attriti con la preponderanza di Joker, il tutto a culminare in un profondo rapporto di amore/odio (con rimandi a tematiche attualissime che è inutile dettagliare). All'opposto, Ayer annulla questa potenzialità, annulla tutta la trasgressività che vuol far credere di infondere al suo film e trova un'ennesima, banale soluzione: converte entrambi in due sinceri innamorati che, semplicemente, seppur nella loro accomodante insania, si cercano ad ogni costo, con ogni mezzo ed oltre ogni difficoltà, come due scontati piccioncini in grado di far colpo con facilità sulla più vasta platea possibile.
Certo, l'idea proposta rimane comunque legittima, ma è indubbio che, così facendo, il regista crea un qualcosa di estremamente debole e molto conformista, che spreca un gran potenziale legato a questi due personaggi nelle atmosfere di un film come questo.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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