Enemy (2013)

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ENEMY
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2013 - 91 minuti

Regia: Denis Villeneuve
Sceneggiatura: Javier Gullon
Cast: Jake Gyllenhaal, Melanie Laurent, Sarah Gadon

Ci sono prodotti cinematografici talmente ermetici che scoraggiano il pubblico, talvolta pure quello più paziente e più propenso agli esperimenti. E poi, invece, ci sono pellicole come "Enemy", che, per quanto enigmatiche possano sembrare, sono capaci di promuovere positivamente discussioni ed interpretazioni fra gli spettatori, anche molto diverse ma sempre valide grazie alla profonda stratificazione e poliedricità del film.
Presentato come film in concorso al Toronto International Film Festival e vincitore del Leone Nero al Miglior Film al Courmayeur Noir in Festival, "Enemy" è liberamente ispirato a L'uomo duplicato del premio Nobel José Saramago. Il regista è in grado di riportare a pieno sullo schermo i singolari stilemi e gli inusitati meccanismi della creazione letteraria dello scrittore portoghese, il che, banalizzando, significa che leggere Saramago e vedere il film di Villeneuve provoca le stesse sensazioni. Quindi Villeneuve centra il difficile obiettivo con grande abilità.
Per questa sua settima fatica, il talentuoso Denis Villeneuve si va a far influenzare in qualche modo dal cinico surrealismo di Luis Bunuel, dalla complessa arte di David Lynch e da quella certa tensione erotica vista in alcuni lavori di David Cronenberg, ma senza essere mai un loro clone. Anzi, al contrario il suo estro è lampante, come lampante è anche il fatto che la pellicola rimane tipicamente un prodotto della sua filmografia.
Infatti, in realtà, rispetto all'opera originale di Saramago, Villeneuve mette appunto molto di suo - tant'è che le differenze fra pellicola e libro sono evidenti ed importanti. Il cineasta canadese infonde una personalizzazione nel proprio lavoro, rendendolo eccezionale per le molteplici possibilità di lettura. In particolare la sua intelligenza è quella di non narrare qualcosa di totalmente sconclusionato, ma un racconto in cui è centrato il giusto equilibrio fra paradossi narrativi e significati tematici, il tutto criptico al punto giusto.
I toni sono sommessi e minimali, perché il senso del film, ben sviluppato dall'ottima sceneggiatura di Javier Gullon ("King of the hill"), non è da cercare razionalmente nell'eccentrica e surreale trama, bensì nei simboli, grandi o piccoli che siano. Villeneuve, in continuazione, porta avanti un racconto che è diegeticamente di senso compiuto solo a tratti, mentre per il resto è necessario sconfinare nella metafisica per giungere alla comprensione. Secondo questo primo e più facile livello di lettura, Adam ed Anthony potrebbero essere lo stesso personaggio, sovrapposto in due momenti diversi della sua vita. Difatti Anthony è sposato con Helen, incinta di sei mesi, ma poi, assumendo il fallimento del matrimonio (la foto che vediamo prima stracciata in possesso di Adam e poi integra nella cornice a casa di Anthony), conosciamo Adam e la sua amante Mary (in verità li conosciamo temporalmente prima). E' tra l'altro significativa la reazione sconvolta di Mary quando si rende conto del segno della fede nuziale, scossa magari non tanto per il dubbio sull'identità di Adam/Anthony in quel momento, ma proprio perché scopre che il suo amante è o era sposato.
Ma, ulteriormente, si può e bisogna spingersi ad interpretare quelle sequenze totalmente inattese - mi riferisco ovviamente a quelle coi ragni. Semanticamente, infatti, "Enemy" può essere inteso come la descrizione dei rapporti del doppio protagonista col sesso femminile, intrecciati attorno all'attrazione, all'infedeltà e ai disequilibri di potere nelle dinamiche di relazione. Adam e Anthony sono inevitabilmente attratti dalle donne (da cui non vogliono fuggire ma che vogliono controllare), ma la maggior parte dei sentimenti nei loro confronti sono paura, renitenza o, in generale, sensazioni negative emblematicamente rappresentate appunto dai ragni.
Vediamo il disagio di Anthony, bloccato dalla ragnatela del matrimonio e dell'arrivo di un figlio, l'attrazione di Adam per Mary, accostabile ad una venere bionda che inizialmente calpesta un ragno ma poi, in un incubo, ne assume le sembianze. E c'è poi il complicato rapporto di Adam con sua madre, aracnidamente egotista e possessiva (grande scelta quella di farla interpretare ad Isabella Rossellini!).
E' da notare che molti dettagli minori vengono in aggiunta tessuti dallo script, legando questi significati: ad esempio, ci sono inquadrature coi cavi del tram o la crepa sul finestrino dell'auto che ricordano le forme delle ragnatele, e ci sono dei pittoreschi campi lunghissimi sulla città, che potrebbe rappresentare l'intricata mente di Adam/Anthony (tant'è che, sempre in riferimento alla tesi di cui abbiamo parlato sopra, in una sequenza è persino invasa da un mostruoso ragno gigante che pare uscito da un'opera di Salvador Dalì o, ancor meglio, di Louise Bourgeois).
Chiudo linkando questa interpretazione di Forrest Wickman del web-magazine Slate. Wickman, a dimostrazione di quanto "Enemy" possa essere polivalente, propone una lettura politica, del tutto differente e molto intrigante delle metafore del film.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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