Cell

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CELL
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2016 - 98 minuti

Regia: Tod Williams
Sceneggiatura: Stephen King, Adam Alleca
Cast: John Cusack, Samuel L. Jackson, Isabelle Fuhrman

Ancora un adattamento horror tratto dalle opere di Stephen King per John Cusack e Samuel L. Jackson. A quasi un decennio da "1408", infatti, i due attori si trovano ancora insieme a vestire i panni dei protagonisti di un film ispirato ad un romanzo dello scrittore del Maine, questa volta Cell, libro pubblicato nel 2006. La regia è del newyorkese Tod Williams, autore del pessimo "Paranormal activity 2".
Se vogliamo utilizzare il metro di altri adattamenti cinematografici di King per rendere subito l'idea di cosa stiamo parlando, "Cell" sta più dalle parti del tremendo "L'acchiappasogni" di Lawrence Kasdan piuttosto che da quelle del buon "The mist" di Frank Darabont (ed anche i voti di IMDB e Rotten Tomatoes sono rappresentativi: rispettivamente 4.4 su 10 e lo 0%). Fiacco, con soluzioni horror mediocri, ma - cosa peggiore di tutte - con un ulteriore appiattimento del giusto decente romanzo di King, il film di Williams è uno zombie-movie stupido, insignificante e che non sfrutta nemmeno le potenzialità delle atmosfere post-apocalittiche di fondo che la trama ha.
E' strano che manca praticamente tutto il buono che, almeno in parte, c'è nel romanzo. Difatti lo sceneggiatore della pellicola è lo stesso Stephen King, che, come suo solito, è narrativamente molto fedele al suo lavoro e si attiene al racconto originale per tutta la trama (a parte il finale). In compenso, sappiamo che letteratura e cinema sono arti diverse e se una cosa funziona bene su carta non è detto che faccia lo stesso anche su pellicola. Tant'è vero che lo script, pur riportando fedelmente i personaggi e gli avvenimenti, dimostra di non saper acquisire spessore lavorando sui comunque non difficili messaggi metaforici (e cioè come la tecnologia dei cellulari ci sta rendendo zombie) e di ristagnare invece sul racconto di una piatta e confusa fuga di gente della quale non ci potrebbe fregare di meno.
Certo, è pure vero che di sicuro il lungo e continuo rimaneggiamento di quasi dieci anni, in attesa di trovare la giusta combinazione produttiva, al prodotto finale non ha giovato. Però forse dobbiamo dare ragione a Eli Roth, che inizialmente avrebbe dovuto dirigere il film: un autore così estremo e controverso sarebbe stato il regista giusto. Di sicuro non avrebbe dato vita a questa cosa informe, senza arte né parte, realizzata da un becero mestierante del cinema buono solo a dar corda ad un'inconcludente sceneggiatura. Di sicuro Roth avrebbe potuto dare una sua visione personale della storia, caratterizzandola meglio e smuovendo anche un maggior interesse nello spettatore grazie alla sua buona capacità di saper affrontare con grande energia creativa questo genere.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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