Premonitions

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PREMONITIONS
Solace


2015 - 101 minuti

Regia: Afonso Poyart
Sceneggiatura: Sean Bailey, Ted Griffin
Cast: Anthony Hopkins, Abbie Cornish, Colin Farrell

Presentato al Toronto International Film Festival 2015, "Premonitions" è un film di quelli nati con un'ambizione enorme e poi, piano piano, a causa di problemi, abbandoni, rinvii e revisioni, scoppiato come una bolla di sapone. Inizialmente, infatti, la prima bozza della sceneggiatura di Ted Griffin ("Ocean's eleven") fu opzionata dalla New Line Cinema per diventare nientepopodimeno che quella del sequel del cult "Seven".
Lo so, molti qui staranno gridando al sacrilegio, ma fatto sta che effettivamente il progetto era quello di narrare - in un ipotetico Ei8ht - l'acquisizione da parte del detective Somerset (Morgan Freeman) di particolari poteri paranormali e della sua caccia ad un nuovo, efferato serial killer. David Fincher, però, dimostrò di essere molto intelligente e rifiutò questa blasfemia, tant'è che la produzione dovette rivedere l'idea ed ingaggiare Shekhar Kapur ("Elizabeth") per lavorare con Bruce Willis su un più generico fanta-thriller. In compenso anche questa formazione saltò e, dopo l'ennesima riscrittura (questa volta a quattro mani: di Griffin e Sean Bailey), la regia di "Premonitions" cadde sulle spalle del brasiliano Afonso Poyart ("Two rabbits") e la parte principale su quelle di Anthony Hopkins.
Quest'ultimo, totalmente imbolsito, interpreta mediocremente il protagonista, John Clancy, un medico con poteri psichici sulle tracce di un killer con le sue stesse straordinarie capacità di preveggenza. Hopkins divide lo schermo con lo sciapo Colin Farrell (l'assassino), col decente Jeffrey Dean Morgan e con l'imbarazzante Abbie Cornish (entrambi colleghi di John dell'FBI).
L'idea alla base di tutto è indubbiamente buona e capace di provocare la giusta curiosità fra il pubblico (tant'è che il trailer, in effetti, prometteva bene). Il tutto, però, è sviluppato sin da subito in maniera eccessivamente vuota e prevedibile, nonché con poche idee e ben confuse sulla direzione da seguire. L'obiettivo di Poyart non è infatti assolutamente chiaro e lo spettatore si trova dinanzi ad uno scomposto sgomitare di una componente intrattenitiva ed una più analitica, che si spinge ad affrontare la morte e, ancor prima, la malattia come tematiche principali. I clichè, però, sono parecchi e a tutti i livelli, e il danneggiamento generale è ulteriore anche a causa di altri numerosi accenni poveri e per niente approfonditi. Peraltro, sarebbe stato interessante spingere il confronto fra le abilità paranormali di protagonista ed antagonista anche in non scontate scelte metacinematografiche - ma nisba. Il film alla fine non ha la necessaria arguzia e il necessario carisma né per prendere una posizione autorevole su argomenti seri ed attuali, né tantomeno per poter essere classificato come un semplice thriller da passare in prima serata televisiva.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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