Il bambino che scoprì il mondo

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IL BAMBINO CHE SCOPRI' IL MONDO
O menino e o mundo


2013 - 80 minuti

Regia: Ale Abreu
Sceneggiatura: Ale Abreu
Cast: -

Non ho cercato di disegnare per forza come i bambini, ma quello che volevo trovare era la stessa libertà che sperimentano i bambini quando disegnano.
- Ale Abreu -

Animatore, sceneggiatore e regista brasiliano, Ale Abreu ha impiegato cinque anni per la realizzazione del suo "Il bambino che scoprì il mondo", pellicola candidata agli Oscar 2016 come Miglior Film d'Animazione (il premio è poi andato a "Inside out"). Abreu, per mettere insieme questo particolarissimo titolo, ha innanzitutto bandito le parole come strumento narrativo ed è invece ricorso ad un potpourri di tecniche di disegno - dalle matite colorate ai pastelli ad olio, passando per il collage - alla cui lavorazione ha partecipato in prima persona per tutta la durata della produzione.
Queste idee, però, sono tutt'altro che sperimentazioni fini a sé stesse. La scelta di non utilizzare dialoghi serve ad evitare una specifica contestualizzazione geografica e a rendere l'analisi delle tematiche affrontate praticamente globale (d'altronde il film si intitola Il bambino che scoprì il mondo e non Il bambino che scoprì il Brasile o Il bambino che scoprì il Messico o qualsiasi altra nazione). D'altro canto, invece, disegnare come può disegnare un bambino diventa una vera e consistente scelta linguistica perché l'intenzione del regista è quella di descrivere il mondo come lo descriverebbe un bambino che per la prima volta lo vede coi propri occhi.
Il piccolo protagonista, abituato ai giochi della sua vita di campagna, decide di andare alla ricerca di suo padre, partito per trovare un lavoro in città. Passando per piantagioni, centri abitativi e fabbriche, il bambino affronta un percorso di crescita e scoperta, sia essa di cose positive o negative. Il finale è non convenzionale e commovente.
Analogamente a tutto ciò che incontra il protagonista e alle sensazioni che egli prova, anche le immagini, le animazione e le musiche si modificano in continuazione, così da trasmettere le stesse emozioni allo spettatore. Se in generale si alternano la gaiezza di danzanti giochi e festeggiamenti e le grevi apparizioni di autoveicoli, fabbriche e macchine da guerra, a livello metaforico Abreu affronta in maniera candidamente critica i temi dell'industrializzazione, della globalizzazione, del mancato rispetto dei diritti umani, dell'inquinamento - tutte tematiche attuali e negative, di fronte alle quali però il regista suggerisce di non arrendersi, ma di affrontarle col bello di questo mondo: con la cultura e l'educazione, col rispetto dell'ambiente, con l'innocenza dei bambini.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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