Warcraft - L'inizio

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WARCRAFT - L'inizio
Warcraft

  
2016 - 127 minuti

Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Duncan Jones, Charles Leavitt
Cast: Travis Fimmel, Paula Patton, Ben Foster

I primi rumor di un progetto cinematografico tratto dalla celeberrima saga videoludica di Warcraft cominciarono a circolare più di dieci anni or sono, ma fu nel 2009, quando Sam Raimi entrò seriamente in contatto con la Legendary Pictures che qualcosa cominciò a concretizzarsi davvero. In compenso, a causa dei suoi impegni nella realizzazione de "Il grande e potente Oz", il regista de "La casa" dovette abbandonare e tutto fu rimandato. Finché, nel 2016, Duncan Jones, il rampollo di quella leggenda recentemente scomparsa che risponde al nome di David Bowie, prese in mano le redini della pellicola che è poi diventata di fatto la terza della sua filmografia.
"Warcraft - L'inizio", titolo che già lascia presagire l'avvio di un nuovo franchise cinematografico ispirato alla ricca serie di videogiochi, romanzi e fumetti ambientata nell'universo creato dalla Blizzard Entertainment, è un buon fantasy epico, tanto nella potente colonna sonora - seppur un po' ripetitiva - di Ramin Djawadi ("Iron man"), quanto negli oltre un migliaio di effetti speciali computerizzati, curati dalla Industrial Light & Magic. Ma, al di là della comunque buona tecnica adoperata per il film, è soprattutto l'intelligenza dell'approccio narrativo a colpire chi guarda.
La trama, infatti, per quanto semplice, è compatta e con pochi buchi e, inquadrata attraverso uno stile caricaturale ed iperrealistico (proprio come il videogame), colpisce per la maniera in cui sono trattate le due fazioni contrapposte nella Prima Guerra. Non abbiamo difatti dei banali buoni e cattivi, ma due schieramenti divisi, ognuno con le proprie alleanze, affiliazioni e ragioni che lo movimentano. In particolare, a differenza della solita immagine data nel genere fantasy, gli orchi non sono una marmaglia confusa, ma sono dettagliati tribù per tribù, componente per componente, facendo emergere rapporti e credibili evoluzioni psicologiche per ognuno di essi, esattamente al pari - se non addirittura di più - che per gli umani.
Di conseguenza i personaggi sono tanti e variegati: abbiamo il fedele Anduin Lothar, la mezzosangue Garona, l'al contempo eroe e villain Medivh, il corrotto Gul'dan, l'inesperto ma coraggioso Khadgar e tutta un'orda di orchi che combattono o si tradiscono per motivi di amore per la propria razza, di onore o di orgoglio personale. Il ruolo più importante ce l'ha Durotan, padre di Thrall, che qui appare neonato e che plausibilmente tornerà nei molto probabili sequel, mentre gli fanno da spalla Orgrim Martelfato, Draka e Manonera il Distruttore (ci sono anche brevissime apparizioni, più omaggi che altro, di Kilrogg Occhiotetro, Grom Malogrido e Kargath Manotagliente).
Dati tutti questi aspetti, "Warcraft - L'inizio" è un prodotto appetibile sia per un profano, che nemmeno ha mai imbracciato mouse e tastiera per giocare a Warcraft, sia per i fan, dato che il film è dotato di una grandissima fedeltà rispetto alle linee narrative del materiale originale, e cioè l'ormai remotissimo primo capitolo della saga. La trama infatti prevede l'arrivo degli orchi ad Azeroth, attraverso il portale creato dallo stregone Gul'dan e dal mago umano Medivh, e la conseguente guerra che porta alla nascita dell'Alleanza. Jones differenzia solamente alcuni passaggi, ma lo fa in maniera tale da creare dei risvolti molto significativi. Ad esempio, se nel gioco la morte di Durotan è alquanto lineare, qui il capoclan dei Lupi Bianchi sfida direttamente Gul'dan per portare agli occhi dei suoi consanguinei la corruzione dello stregone. O, ancora, se nel gioco Llane viene ucciso da Garona controllata mentalmente da Gul'dan, nel film è il re stesso a chiedere alla mezz'orchessa di togliergli la vita per salvarsi e venire nuovamente accettata dagli orchi.
Insomma, dopo l'ottimo "Moon" e l'interessante "Source code", Duncan Jones realizza un blockbuster intelligente che ha la sola pecca di soffrire a causa del materiale che era (ed è ancora) da introdurre. Esso è difatti parecchio e, quindi, a tratti finisce per far assottigliare un po' troppo la pellicola. In compenso, di conseguenza, l'aspettativa che si crea è molta e - caso raro - viene trasmessa davvero allo spettatore la voglia di vedere presto un seguito.
A livello di incassi il film è andato maluccio negli Stati Uniti, ma ha avuto un curioso boom in Cina. Questo è accaduto soprattutto grazie ad un investimento mirato della Legenday Pictures che, dopo essere stata acquisita dal colosso Dalian Wanda, è riuscita a raggiungere per la prima volta nella storia del cinema occidentale una distribuzione amplissima e capillare nelle sale della nazione asiatica.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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