Lui è tornato

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LUI E' TORNATO
Er ist wieder da


2015 - 116 minuti

Regia: David Wnendt
Sceneggiatura: David Wnendt, Mizzi Meyer, Marco Kreuzpaintner, Johanness Boss
Cast: Oliver Masucci, Fabian Busch, Christoph Maria Herbst

Nel precedente "Combat girls", il regista tedesco David Wnendt già aveva trattato la scottante tematica del neonazismo e quattro anni dopo torna a farlo con "Lui è tornato", pellicola distribuita anche su Netflix ed ispirata all'omonimo bestseller di Timur Vermes. L'opera di Wnendt è però molto meno frutto di fantasia e più esperimento metacinematografico rispetto al libro, un esperimento senza dubbio interessante data l'attualità dell'argomento e lo stile che il regista si propone di dare al proprio lavoro.
Sono passati più di settant'anni dalla morte del più folle e crudele dittatore che la Storia moderna abbia mai visto, e questa figura, nonostante sia per forza di cose molto controversa ed ancora estremamente tabù, ha comunque negli anni ricevuto numerose trasposizioni cinematografiche: in film storici, in riletture biografiche, fino alle commedie satiriche.
"Lui è tornato" si getta a capofitto appunto nell'attualità, ipotizzando l'estrema idea che il Fuhrer si trovi a tornare in vita nel ventunesimo secolo: ancora incrollabile nei suoi terrificanti principi ed obiettivi, come parlerà alle persone dell'era moderna? In realtà, se ci pensate, ancora oggi, più che mai, l'ignoranza dilaga, e basta banalmente aprire Facebook per leggere un post a caso in cui qualcuno inneggia al fascismo, in cui qualcuno parla - non si sa bene con quale nostalgia - di quando c'era lui... Ebbene, non c'è dunque da stupirsi se il redivivo Hitler dovessere ricorrere proprio allo sfruttamento dei media contemporanei, inondati da un totale lerciume che il Fuhrer andrebbe a rimpiazzare con la sua persona, col suo parlare alla pancia dei cittadini, riscuotendo un successo terribilmente e allarmantemente facile.
Wnendt gira il film mescolando fiction e mockumentary, coinvolgendo in questi ultimi frangenti degli ignari passanti e mettendoli al cospetto del ritornato Hitler. Osservando la superficialità e l'analfabetismo socio-politico delle loro reazioni, il regista dimostra con convinzione come gran parte della gente di oggi, in questo periodo storico fatto al contempo di allarmanti incertezze e profondi cambiamenti globali (un po' come la Germania ai tempi della Repubblica di Weimar), tende ad essere influenzabile e a lasciarsi sedurre dalle promesse facili, dal populismo, dalla demagogia di figure forti che però minacciano un pericoloso ritorno al passato. E' questa mancanza di cultura e consapevolezza che genera mostri, che rimarrebbero invece inesistenti col ricorso all'intelligenza, alla tolleranza, alla memoria.
Sì, perché in un quadro così preoccupante l'unica salvezza possibile è proprio la preservazione della memoria (nel film identificata in un'anziana donna, affetta da demenza senile ma paradossalmente anche l'unica in grado di riconoscere l'antica minaccia), il solo modo di evitare nuovamente di trovarsi davanti ai tragici orrori di settant'anni fa.
"Lui è tornato" procede senza essere mai didascalico, dotato di una discreta ironia (elemento che comunque non è l'obiettivo principale della pellicola) e inserendo qua e là pure qualche citazione per i più attenti (una su tutte: la sequenza di apertura che è un rimando a "Trionfo della volontà" della Riefenstahl).
Dopodiché, dopo un'ultima mezz'ora in cui l'ilarità viene sempre meno, il film si chiude col riscontro sempre più metacinematografico della fama che Hitler sarebbe in grado di conquistare - e incredibilmente conquista - ancora oggi. Sui titoli di coda, infatti, si incrociano immagini di repertorio della più scottante attualità (immigrazione, terrorismo) e le ennesime candid camera con ragazzi, uomini e donne che esprimono le simpatie al Fuhrer, che lo omaggiano col saluto romano, che vantano i loro discutibili ideali fatti unicamente di chiusura, ignoranza, intolleranza e violenza.
Inquietante.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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