La fine del mondo

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LA FINE DEL MONDO
The world's end

  
2013 - 109 minuti

Regia: Edgar Wright
Sceneggiatura: Edgar Wright, Simon Pegg
Cast: Simon Pegg, Nick Frost, Paddy Considine

Come l'abnorme love story de "L'alba dei morti dementi" si trovava calata nientepopodimeno che in una vera apocalisse zombie, ne "La fine del mondo" Edgar Wright comincia a costruire una commedia goliardica basata su cinque personaggi principali per poi passare ad una storia più orientata all'azione, legata alla fantascienza delle invasioni aliene. I protagonisti sono quattro amici d'infanzia, ora ognuno con la propria vita più o meno di successo, e il quinto di loro, Gary King, colui che era il loro leader e che oggi, nonostante siano passati vent'anni, non è invece cambiato di una virgola. Gary è rimasto un cazzone, un ragazzino un po' cresciuto con la fissa del bere e delle ragazze che, chissà ora per quale motivo, si è messo in testa di organizzare una rimpatriata per ritentare ciò che avevano fallito da ragazzi: il Miglio Dorato, e cioè un tour completo dei dodici pub di Newton Haven (tra l'altro, senza voler spoilerare nulla, ognuno di essi ha un nome che contrappassa ciò che poi accadrà in quel locale).
Di questa pellicola che - stilisticamente e tematicamente - chiude la cosiddetta trilogia del Cornetto (gli altri due film sono il prima menzionato "L'alba dei morti dementi" e "Hot fuzz"), c'è principalmente un'interessante riflessione mossa dal regista attorno ai cinque protagonisti. Tale riflessione, simbolicamente, si trova ad incrociare ciò che (forse) sono destinati a diventare i quattro amici di Gary e, estremizzando, l'invasione di alieni talmente aspiranti alla perfezione da essere disposti persino al genocidio (questa storicamente l'ho già sentita!). Il punto è che se ci si dedica completamente al lavoro e al grigiore della vita, in maniera sempre più automatica, senza nemmeno più la libertà di una serata al pub per una birra, quanto aumenta il rischio di diventare simili a quegli inquadratissimi ed antipatici robot?
Ne "La fine del mondo" rimane però sostanzialmente lo stesso difetto - in generale anche in maniera più evidente - dei due film precedenti: vengono seguite delle linee narrative troppo spicciole, non mancanti di qualche buona gag ironica, ma che comunque portano avanti una trama che stenta a decollare, orgogliosa di essere stupidamente più superficiale di quel che sarebbe potuta essere. Wright si impone di realizzare un prodotto scemo, che gira sui soliti stereotipi legati ai pub crawl, che si perde in snervanti scene di combattimenti, che avanza con idee deboli verso un non si sa bene quale obiettivo narrativo. Sembra paradossale dirlo a proposito di pellicole altrettanto assurde come "L'alba dei morti dementi" e "Hot fuzz", ma qui davvero tutto manca di credibilità - o meglio, tutto è eccessivamente sopra le righe, nessuno dei personaggi segue alcun percorso e nessuno di loro viene coinvolto in maniera verosimile nei caotici ed astrusi avvenimenti (come invece succedeva - in misura più o meno evidente - negli altri due film).
Degno di rilievo il cast esclusivamente british, palesemente maturato negli anni e col progredire della trilogia. Simon Pegg e Nick Frost, insieme a Martin Freeman (Lo hobbit), Rafe Spall ("Prometheus") e Bill Nighy (qui solo doppiatore), sono presenti in tutti e tre i film (Pegg, in particolare, ha dei tempi comici ottimi). Inoltre, ne "La fine del mondo" ci sono anche Paddy Considine ("The Bourne ultimatum"), Eddie Marsan ("Sherlock Holmes"), Rosamund Pike ("L'amore bugiardo - Gone girl") e David Bradley (Harry Potter).

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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