Mission: impossible - Rogue nation

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MISSION: IMPOSSIBLE - Rogue nation
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2015 - 131 minuti

Regia: Christopher McQuarrie
Sceneggiatura: Christopher McQuarrie
Cast: Tom Cruise, Rebecca Ferguson, Simon Pegg

Riprendendo esattamente dallo spunto che aveva chiuso "Mission: impossible - Protocollo Fantasma", in "Mission: impossible - Rogue nation" c'è una nuova organizzazione criminale da combattere, il Sindacato. Nato e rivoltatosi contro la stessa intelligence che l'ha creato, esso promette alle nazioni un caotico e violento cambiamento e, ora che anche l'IMF è senza segretario e per di più sotto inchiesta a causa della sua criticabile condotta, persino per l'agente Ethan Hunt, al contempo braccato da terroristi e CIA, la missione sembrerà davvero impossibile.
Quinto regista della serie M:I per il quinto capitolo di ciò che Brian De Palma aveva iniziato nel 1996, Christopher McQuarrie (premio Oscar per la sceneggiatura de "I soliti sospetti") torna a dirigere nuovamente Tom Cruise dopo un'altra loro precedente collaborazione, "Jack Reacher - La prova decisiva". Il regista americano realizza un prodotto per il quale c'era un grosso hype, solo in parte ripagato dall'effettivo valore della pellicola.
Infatti, anche se rimane comunque un valido entertainment, non si può certo dire che "Mission: impossible - Rogue nation" non delude le aspettative, risultando meno spettacolare del precedente episodio di Brad Bird e, in generale, non all'altezza della prosecuzione che stanno avendo altre saghe similari - in primis quella di 007. Rispetto, ad esempio, ad uno "Skyfall", in cui i riferimenti originali sono utili per affiancare alla modernità del brand anche un significativo ritorno-e-confronto con le proprie radici, qui le citazioni (la presenza del Sindacato, i messaggi passati attraverso un disco in vinile, l'uso del vecchio nome in codice di Hunt BE11) non portano Rogue nation ad un parallelo né con la serie Mission impossibile, né col primo "Mission: impossible", ma sono soltanto sterili giochetti senza nessun vero valore.
Da Londra a Casablanca, passando per Vienna, "Mission: impossible - Rogue nation" si costruisce su momenti eterogenei, alternando una seconda parte migliore della prima e, seppur regalando ottimi frangenti di intrattenimento allo spettatore, convincendo solo a metà. Nel cast, ad esempio, Cruise è - né più né meno - il solito Ethan Hunt, il villain di Sean Harris è eccezionale (sicuramente il migliore di tutta la serie), mentre invece Rebecca Ferguson interpreta una Hunt-girl apprezzabilmente abnorme (è lei che salva Hunt per ben due volte!), ma antipatica.
La scena migliore dell'intero film è senza dubbio quella della rappresentazione della Turandot a Vienna, qualcosa che discende da Hitchcock (il riferimento a "L'uomo che sapeva troppo" è facile) e, più giù, dal prima sopra menzionato Brian De Palma, che - già che siamo in vena di comparazioni fra M:I e 007 - supera in qualità quella della più blanda Tosca a Bregenz di "Quantum of solace".
Il punto che però svaluta davvero il lavoro di McQuarrie è l'ironia. Nel primo capitolo di De Palma essa era assente, nei sequel moderata, ma qui l'intenzione è quella di passarla dall'essere accessoria a renderla parte integrante dello stile generale del film. La caratterizzazione globale che si vuol dare, difatti, è più esagerata, sopra le righe, molto più che in tutti i prodotti precedenti. Il problema è che così lo stile non funziona: è eccessivo.
Si pensi anche solo alla prima sequenza, quella che precede i titoli di testa, in cui Ethan Hunt cerca di salire a bordo di un enorme Airbus A400 in fase di decollo e, dato che il compagno Benji Dunn non riesce ad aprire il portellone, rimane aggrappato al velivolo ad oltre mille metri di quota (anche qui, come già per la scalata del Burj Khalifa di Dubai in "Mission: impossible - Protocollo Fantasma", la ripresa è stata girata da Tom Cruise senza controfigura). Ecco, una scena come questa dovrebbe partire piano, poi incalzare, aumentare gradualmente il ritmo, la tensione, fino ad un climax action che renda assolutamente appagante l'effetto sullo spettatore. La troppa ironia utilizzata da McQuarrie, invece, spezza in continuazione la costruzione della sequenza, svuotandola e rendendola molto meno efficace di quel che sarebbe dovuta essere. Analogamente, anche il resto della narrazione è - dove più, dove meno - improntata su questo stile, ma, non essendo questo film un qualcosa puramente sui toni di "Innocenti bugie", tutto ciò serve solo a frammentare in continuazione il racconto e il relativo coinvolgimento in esso, alternando alcune sequenze d'azione molto buone (la già citata Vienna, l'inseguimento in moto a Casablanca) a sviluppi narrativi e molti dialoghi che, nonostante la trama dalle buone potenzialità, sono solo di rado interessanti.

Curiosità: Non si sa bene con quanta casualità, ma avete notato che Inghilterra, Austria e Marocco sono ambientazioni sia di "Mission: impossible - Rogue nation" che di "Spectre"?

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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