Maps to the stars

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MAPS TO THE STARS
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2014 - 111 minuti

Regia: David Cronenberg
Sceneggiatura: Bruce Wagner
Cast: Julianne Moore, Mia Wasikowska, Olivia Williams

La filmografia di David Cronenberg, al di là di alcuni alti e bassi della sua seconda metà, è senza dubbio quella di un autore eclettico, in grado di creare uno stile, di seguirlo, poi di contraddirlo nei modi pur rimanendovi fedele nei temi ed infine di evolverne l'identità arrivando ad esplorare significati che altro non sono che profonde estensioni di caratterizzazioni sempre ossimoricamente appassionate e nichiliste.
Negli ultimi anni il suo cinema è mutato molto, passando dall'essere pesantemente fisico all'aspirare di diventare un'arte sempre più metafisica, sempre più oltre il limite del grottesco e del surreale. Massima vetta di questa recente fase di Cronenberg è stato senz'altro "Cosmopolis", un prodotto fortemente sperimentale che è riuscito, attraverso un'estetica splendidamente eccentrica e controversa, a rendere su pellicola sia la seria drammaticità della crisi economico-finanziaria in Occidente, sia l'espressione più cupa degli infiniti vizi umani.
Figlio diretto di questo film, "Maps to the stars" mantiene anch'esso a distanze remote i ricordi puramente horror e le combinazioni tematiche più fisiche, di mente e carne, affrontate in passato dal regista canadese. Esse sono qui traslate in un'allegoria che le utilizza per rappresentare un'estratto della massa collettiva, della società che qui stavolta non è sconquassata dalla crisi, ma che si trova a soffrire di tutte le corruzioni di una Hollywood decadente, che logora coloro che, attirati dalle promesse di successo, finiscono per essere sopraffatti dalle loro debolezze, dalle loro ossessioni e dalle loro colpe.
Certo, è evidente che dietro a "Maps to the stars" manca un background sostanzioso come l'arte postmodernista di Don DeLillo, ma, senza voler raggiungere ad ogni costo quegli eccellenti livelli, si può comunque riconoscere un giusto valore allo script di Bruce Wagner, scrittore e sceneggiatore non nuovo ad ambientazioni losangeline in cui lo star system di Hollywood è dipinto in toni neri e accusatori. Lo script è buono, come abbiamo detto coerente con l'ultimo Cronenberg e che può vantare degli ottimi dialoghi e una buona immaginazione dei colpi di scena. Spesso però l'elemento surreale è troppo poco calcato e lo spettatore fatica ad essere colpito, sia perché gli episodi narrativi e le psicologie dei personaggi appaiono piuttosto lineari, sia perché in generale la potenza della scrittura è comunque modesta, meno viscerale e convincente nello stile rispetto ai grandi lavori - vecchi e nuovi - di Cronenberg.
Nel complesso "Maps to the stars" rimane dunque un'opera minore nella filmografia del regista, con qualcosa da dire a coloro che vogliono maggiormente addentrarsi nel dettaglio dell'arte di questo cineasta, ma tutto sommato non è da considerarsi fra le maggiori voci del suo curriculum.
La pellicola era in concorso al Festival di Cannes del 2014, dove Julianne Moore - effettivamente autrice di un'ottima performance attoriale - ha vinto il Prix d'interpretation feminine.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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