Piccoli brividi

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PICCOLI BRIVIDI
Goosebumps

 
2015 - 103 minuti

Regia: Rob Letterman
Sceneggiatura: Darren Lemke
Cast: Dylan Minnette, Jack Black, Odeya Rush

Mi ricordo benissimo che il primo volume del ciclo Piccoli brividi che mi capitò di leggere fu Il lupo della palude, un libro che a me, non troppo impavido ragazzino di neanche dieci anni, aveva provocato senz'altro l'effetto ricercato: la giusta inquietudine intervallata da qualche giusto alleggerimento, più di un colpo di scena e un generale divertimento che mi spinse ad intraprendere altre letture della serie. Ora non dico di esser mai diventato il più grande fan di questi libri, ma rimane certo che essi hanno comunque avuto il loro ruolo rilevante durante la mia adolescenza.
Per vedere Piccoli brividi al cinema, invece, dobbiamo attendere ben vent'anni: quattro stagioni televisive infatti erano state realizzate direttamente negli anni '90, ma, sul grande schermo, è solo ora che il regista Rob Letterman ("Shark tale") porta una pellicola ispirata, appunto, all'opera di R.L. Stine (che appare anche in un cameo, verso la fine). A differenza di qualsiasi approccio adottato in precedenza, però, Letterman sceglie una via intelligente, seppur insidiosa: quella di girare un racconto che non adatta singolarmente nessuno dei libri, ma che coinvolge invece Stine in prima persona, come protagonista (in pratica è una sorta di meta-racconto). Insieme allo scrittore, interpretato da Jack Black, il regista riversa nella storia gran parte dei mostri da lui creati, magicamente liberatisi dai libri per minacciare l'anonima cittadina del Delaware dove il film è ambientato.
Cinematograficamente parlando, "Piccoli brividi" va a parare dalle parti dei fantasy-horror ludico-avventurosi per giovani adulti (vale a dire quel genere a cui appartengono cult come "Gremlins" o "Jumanji"), e questo approccio è senza dubbio corretto e interessante. Il problema generale, però, è che, nonostante l'evidente intenzione di omaggiare Stine e il suo lavoro, Letterman si concentra su una trama molto lineare, che richiama il maggior numero di mostri possibile e che gioca molto con l'ironia (Ryan Lee però è odioso!), ma che purtroppo si dimentica di ricreare anche quell'atmosfera tesa e intrigante che permeava i racconti e che li ha sempre resi diversi da qualsiasi altro horror letterario per ragazzi. Peraltro pure la maggior parte delle tematiche sono mal concretizzate, tanto quelle fondamentali (l'affrontare le proprie paure) quanto quelle secondarie (il rapporto genitore-figlio, il crescere senza un padre).
Di "Piccoli brividi" la Sony ha già in cantiere la produzione di un sequel e, probabilmente, attraverso ulteriori film futuri, potrebbe dare il via addirittura ad un nuovo franchising.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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