The hateful eight

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THE HATEFUL EIGHT
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2015 - 168 minuti

Regia: Quentin Tarantino
Sceneggiatura: Quentin Tarantino
Cast: Samuel L. Jackson, Kurt Russell, Jennifer Jason Leigh

Il nuovo film di Quentin Tarantino ribadisce con forza, sin dal fortemente allitterativo titolo, "The hateful eight", l'importanza di questo simbolismo legato al numero otto. E' infatti la sua ottava fatica e otto sono i detestabili protagonisti che, presto, durante una terribile bufera di neve, si troveranno bloccati nello stesso rifugio. Non sette e non nove. Otto bastardi, otto bugiardi, otto assassini che probabilmente non sono chi agli altri dicono di essere: il cacciatore di taglie John Ruth con la sua prigioniera Daisy Domergue, il maggiore nordista Marquis Warren, lo sceriffo Chris Mannix, il locandiere Bob, il boia Oswaldo Mobray, il generale confederato Sanford Smithers e il mandriano Joe Gage. Sembra che ognuno di loro abbia segreti e truci malaffari alle spalle e di sicuro tutti e otto sono disposti a qualsiasi cosa pur di non uscire da quel rifugio freddi e in posizione orizzontale.
Vigorosamente introdotto e sostenuto dalla colonna sonora originale del maestro Ennio Morricone (in verità molto restìo, all'inizio, ad una collaborazione col regista americano), "The hateful eight" è ancora una volta un ottimo lavoro nella filmografia di Tarantino che pone nuovamente l'accento su quanto questo cineasta sia, sopra ogni cosa, un eccezionale scrittore per il cinema. QT pensa ogni volta in modo originale, inventa, fagocita tutto il fagocitabile e realizza storie potenti, inquadrate attraverso uno stile unico e personale. Non è l'ennesima ripetizione il dire che la sceneggiatura di "The hateful eight" è ancora una volta quella di un prodotto geniale: l'evoluzione narrativa non è mai convenzionale, ma soprattutto lo sviluppo dei personaggi e dei dialoghi è brillante, colto, cervellotico, traboccante di fiumi di argomenti e parole che si infrangono, sempre fragorosi, contro lo spettatore.
La pellicola, che è girata (quasi) interamente in una singola location (come "Le iene"!), è costruita in maniera piuttosto lenta, ma non per questo noiosa. Anzi, contando anche che il film dura quasi tre ore, proprio il contrario. Partendo dagli ingegnosi dialoghi, difatti, gli otto protagonisti interpretano tutti grandiosamente i relativi personaggi (solo Michael Madsen convince a metà) e contribuiscono meravigliosamente a far crescere questa sinistra atmosfera che si viene subito a formare, un'atmosfera fitta di molte tensioni che tengono lo spettatore in costante attesa, su un letto di suspense, pronto agli exploit, ai colpi di scena, alle rivelazioni di chi è chi che si incontreranno durante il racconto.
Sebbene gli spunti stilistici affascinanti non manchino (come il regista stesso che, a mò di narratore letterario, a tratti commenta ciò che sta per accadere), il film contiene meno idee eccentriche ed eccezionalmente ipnotiche rispetto ai precedenti lavori di Tarantino. In compenso non mancano il turpiloquio, la violenza sopra le righe (basti pensare che ogni singola persona che appare sullo schermo muore!), le provocazioni, gli inserimenti ironici e tutti quegli elementi che rendono "The hateful eight" un western che è un western solo in superficie e che in realtà si diverte ad essere thriller, black comedy, splatter, giallo deduttivo e film politico.
Già, perché mai Tarantino era stato così politico nella sua filmografia. Certo, il precedente "Django unchained" conteneva parecchi spunti, soprattutto legati alle componenti razziste che sono esistite e che tutt'ora purtroppo continuano ad esistere negli Stati Uniti dell'era Obama. Ma "The hateful eight" va più in profondità, ripercorre gli USA fino alle proprie selvagge radici, decostruendo la nazione in frammenti sia storici che umani (la Guerra di Secessione, la schiavitù e il razzismo, la lealtà, la giustizia, l'egoismo, la menzogna, il rispetto, la violenza) e distribuendo questi frammenti ora in quello ora in quell'altro personaggio: uno è un indefinibile ufficiale nero dell'Unione, un altro uno sceriffo con simpatie sudiste, un altro ancora un boia dal ferreo senso della giustizia, poi un cinico cacciatore di taglie a cui poco importa degli altri e così via. Messi insieme in circostanze in continua ridefinizione, i confronti fra gli otto sono esplosivi e portano a frequenti revisioni della situazione e a sempre più stringenti decisioni per ognuno da prendere. Magari, addirittura, quella di difendere con la propria vita colui che si teneva sotto tiro con la propria pistola fino a pochi minuti fa (o viceversa).
Questo è significativo, perché è evidente l'entropia crescente, il caos e i pochi sprazzi di valori positivi a cui il regista intende portare il racconto. E' lo stesso caos che è sempre esistito nella storia degli stessi Stati Uniti, che esiste ancora oggi a Ferguson, a San Bernardino, nella diffidenza e nell'odio delle città americane, nella devozione al dio denaro, nell'inadeguatezza generale della classe politica. La critica di Tarantino è feroce ed impietosa nei confronti dei fallimenti degli USA e il ritratto che rimane è quello di un Paese terrificante.
Direi che l'obiettivo è stato raggiunto perfettamente.

Curiosità: Di "The hateful eight" è stata girata sia una versione in digitale, sia una versione estesa (un quarto d'ora in più) in 70mm. Quest'ultima verrà utilizzata come roadshow theatrical release, proprio come era ampiamente d'uso fare alle grandi case di produzione negli anni '50 e '60. In Italia gli unici cinema in cui sarà possibile visionare questa versione saranno l'Arcadia di Melzo (MI), la Cineteca di Bologna e il Teatro 5 di Cinecittà.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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