Snowpiercer

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SNOWPIERCER
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2013 - 126 minuti

Regia: Joon-ho Bong
Sceneggiatura: Joon-ho Bong, Kelly Masterson
Cast: Chris Evans, Kang-ho Song, Tilda Swinton

Stava girando "The host" e, un giorno, il regista sudcoreano Joon-ho Bong capitò in una fumetteria dove rimase colpito dagli albi di una serie francese intitolata Le transperceneige. Creato negli anni '80 da Jacques Lob, questo fumetto impressionò notevolmente Bong, tanto da indurlo a voler fermare il progetto "The host" per lavorare subito ad un suo adattamento cinematografico. In realtà, però, la realizzazione di "The host" proseguì, in quanto il regista, date le rilevanti difficoltà teoriche e pratiche, non trovò nessun sostegno economico. Ma questo solo per qualche anno, fino a quando il progetto non venne appoggiato dal maestro Chan-wook Park, che finì per produrre l'alla fine denominato "Snowpiercer".
Per la pellicola più costosa dell'intera storia del cinema coreano, Joon-ho Bong ha voluto un team ampiamente internazionale, tanto per il cast (con gli americani Chris Evans, Ed Harris e Octavia Spencer, gli inglesi Jamie Bell, Tilda Swinton, John Hurt e Luke Pasqualino, i coreani Kang-ho Song e Ah-sung Ko, il rumeno Vlad Ivanov, lo scozzese Ewen Bremner, la canadese Alison Pill, l'islandese Tomas Lemarquis) quanto per la crew (le scenografie sono del ceco Ondrej Nekvasil, la fotografia del coreano Kyung-pyo Hong, le musiche dello statunitense Marco Beltrami).
"Snowpiercer" è condotto da una regia eccellente, in grado di raccontare coi giusti toni action-drammatici la vicenda post-apocalittica di un piccolo manipolo di umanità sopravvissuto alla catastrofe che nel 2014 gettò il nostro pianeta in una tremenda era glaciale. Ora, vent'anni dopo, lo Snowpiercer, treno ultra-tecnologico costruito dall'industriale Wilford, trasporta questi superstiti su rotaie ghiacciate che compiono la circumnavigazione dell'intera sfera terrestre in un anno. A bordo, però, i poveri e gli emarginati che vivono nei vagoni di coda cominciano a stancarsi dei soprusi di coloro che abitano nelle carrozze di testa e decidono di ribellarsi al loro potere.
Bong avvicenda con bravura sanguinosi combattimenti, crude rivelazioni e grottesche invenzioni (come la sequenza dei bambini a scuola) che potevano uscire solo dall'originale - e folle - genialità di un autore libero dai vincoli delle grandi produzioni occidentali. Dall'altro lato, in questo film fra le cui interpretazioni attoriali troneggia quella della Swinton (ma anche Evans e Song non sono niente male), è evidente il valore che assume il suo essere cupa e realistica metafora del mondo odierno: fra il racconto di un disadattato alla ricerca del proprio ruolo e l'imprevedibilità della natura umana in situazioni estreme, è palese come il treno rappresenti la società umana di oggi, divisa in una gerarchia di classi dove i benestanti vivono schiacciando i disagiati.
Sebbene poi, probabilmente, il vero potere di "Snowpiercer" si rivela essere soprattutto il profetico finale. Con lucida arroganza, Wilford argomenta come, per sopravvivere, l'umanità debba essere quella che è sempre stata, e cioè una piramide per evitare il caos, una struttura organizzata da pochi che, anche a costo di commettere cose inenarrabili (e nel film quante se ne commettono!), reggono le sorti della nostra intera società. Ebbene, nel suo terribile cinismo, Wilford alla fine dimostra comunque di non avere tutti i torti. Ma allora, forse, piuttosto che questa umanità dalla dubbia morale, è meglio nessuna umanità. Estinzione.
O forse è meglio un gesto disperato che apre, inaspettatamente, una porta verso la speranza.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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