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Detachment - Il distacco

di Maurizio Macchi | Inserisci un commento
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DETACHMENT - Il distacco
Detachment


2011 - 97 minuti

Regia: Tony Kaye
Sceneggiatura: Carl Lund
Cast: Adrien Brody, Sami Gayle, Marcia Gay Harden

Non mi sono mai sentito allo stesso tempo così distaccato da me stesso e così presente nella realtà.
- Albert Camus -

Presentato all'edizione 2001 del TriBeCa Film Festival, "Detachment - Il distacco" è il sesto film del britannico Tony Kaye ("American history X", "Lake of fire") ed è un dipinto nichilista e concretamente significativo che ritrae la realtà di un piccolo liceo americano. E' un istituto come tanti negli Stati Uniti (infatti il regista non lo identifica in una location geografica precisa), un istituto in costante sfiorimento che riceve come input una massa eterogenea di adolescenti senza ambizioni e che produce come output dei giovani immaturi, assuefatti ad una società vuota e superficiale, con prospettive per nulla incoraggianti per il loro futuro.
In questo mondo entra per un mese il prof. Henry Barthes (Brody), che vaga da una classe all'altra di ora questa ed ora quella scuola per rimpiazzare le assenze dei docenti di letteratura. Barthes è però diverso dagli altri insegnanti: se la preside Dearden affonda la sua delusione in lacrime amare, se la psicologa Parker si sfoga urlando in faccia tutta la sua frustrazione ad una delle tante studentesse che passano davanti alla sua scrivania ogni giorno, se il mite prof. Wiatt fagocita il suo abbattimento e si chiude sempre più in sé stesso, se l'anziano prof. Seaboldt ricorre al suo senso dell'ironia per sopravvivere, il supplente Barthes è un uomo che, complice anche il trauma che si porta dentro da moltissimi anni, vive in un perenne distacco da sé stesso, un distacco che lo rende un non-uomo e che, attraverso una ribellione fondata su un pessimismo incredibilmente costruttivo, gli fa vivere il suo lavoro come se fosse un occhio esterno. Questo occhio esterno è quello grazie al quale Barthes cerca di non essere un semplice professore che si limita ad insegnare le tematiche di un libro o a parafrasare un certo testo, ma che soprattutto vuole insegnare ai suoi studenti a maturare, pensando col proprio cervello, trovando il proprio posto e la propria strada.
La regia di Kaye è ottima e concretizza la buona sceneggiatura dell'esordiente Carl Lund in un vortice di riprese con camera a spalla, di pseudo-interviste, di fugaci flash-back, di illustrazioni su lavagna animate a passo uno e di efficaci contrasti fotografici (tutto il film è un susseguirsi di scontri imprevedibili tra desaturazioni e toni cromatici volutamente pesanti).
Le sensazioni che suscita uno stile così nervoso ed irregolare sono perfette per inoltrarsi nelle trattazioni della pellicola, che, fra le altre cose, è anche una seria riflessione sul sistema scolastico e sul mestiere dell'insegnante, specie in contesti poveri di possibilità economiche, sociali e culturali. In effetti - pensandoci - questa professione è stata raramente affrontata con carattere al cinema, ma Kaye è in grado di farlo con grande abilità: il cineasta londinese ci mostra un mestiere tutt'altro che facile, per cui non si viene mai ringraziati e, anzi, per il quale si riceve spesso solo mancanza di rispetto da coloro che si tenta di educare, giovani in una fase delicata della propria vita, giovani indifferenti ed approssimativi che non si rendono conto della mediocrità a cui sono destinati a causa dell'insistere con la loro irresponsabilità e col loro rifiuto di acquisire spirito e carattere per il futuro.
Kaye provoca forti emozioni e le suscita grazie alle contrapposizioni fra gli scurrilmente espressivi dialoghi dell'ambiente scolastico e i minimali intermezzi ospedalieri col nonno di Barthes, fra le ruvide scene con la baby-prostituta e le toccanti e bellissime musiche dei The Newton brothers. Queste ultime sottolineano il profilo drammatico del racconto, le afflitte psicologie dei personaggi, ma anche i risvolti dolci ritrovabili proprio negli stessi elementi sopracitati (la scuola, il nonno, la baby-prostituta).
Sul background delle vicende si alternano aperture di piccoli sipari con le apparizioni di bravi attori come Marcia Gay Harden e Tim Blake Nelson (ma pure Lucy Liu non è male). Adrien Brody non recitava così bene dai tempi de "Il pianista" ed è squisita la presenza del sempre grande, ispirato (ed ispirante) James Caan.

Detachment - Il distaccoRecensito da Maurizio Macchi3,5
Questa e' l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
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