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Viaggio in paradiso

di Maurizio Macchi | Inserisci un commento
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VIAGGIO IN PARADISO
Get the gringo


2012 - 95 minuti

Regia: Adrian Grunberg
Sceneggiatura: Mel Gibson, Adrian Grunberg, Stacy Perskie
Cast: Mel Gibson, Kevin Hernandez, Daniel Gimenez Cacho

Un rapinatore senza nome guida col suo socio ferito verso il confine messicano. E' inseguito dalle auto della polizia americana e nel bagagliaio ha due milioni di dollari. Proprio a cavallo della linea che separa le due nazioni avviene un incidente: il rapinatore rimane ferito, il suo socio muore e le polizie dei due Paesi cominciano a contendersi il diritto di prendersi il criminale. E i soldi.
Alla fine l'uomo finisce nel più malfamato carcere di Tijuana, chiamato El pueblito, che non è un carcere inteso nel senso generico del termine, ma piuttosto una prigione-baraccopoli senza regole, dove vivono i peggiori malviventi messicani e le loro famiglie e dove la legge è fatta dai più forti. Il più influente fra questi è Javi, che aspetta un fegato per un trapianto e - guarda caso - il donatore sarà un ragazzino con cui il nostro protagonista stringerà un rapporto strettissimo.
Ad eccezione della voce italiana, che non è di Claudio Sorrentino ma di Pino Insegno, Mel Gibson riassume i tratti del tough guy che è stato un bel po' di primavere fa per impersonare il personaggio centrale di "Viaggio in paradiso" (titolo quantomai idiota), film da lui anche scritto (insieme a Adrian Grunberg e Stacy Perskie) e prodotto. Alla regia c'è l'appena menzionato Grunberg, esordiente che è stato first assistant director per una buona dozzina di pellicole, tra cui pure i gibsoniani "Apocalypto" e "Fuori controllo".
Narrato attraverso una selezione musicale poco azzeccata e la scelta di una voce narrante che è un'idea rispettabile ma che a lungo andare risulta tediosa e molesta, "Viaggio in paradiso" è un prodotto che non convince perché sin da subito neanche convince sé stesso riguardo alla natura cinematografica che vuole assumere.
Forse prova ad essere un prison-movie che alterna qualche spunto drammatico ad un'azione tagliata su misura per il redivivo Gibson, che come venti o trent'anni fa, corre, spara e sputa battute al vetriolo condite con quello sguardo da duro che già potete ben vedere dalla locandina. Ma se fosse così il risultato non sarebbe un granché: la trama è debole, coinvolge in maniera banale e poco interessante e quei frammenti narrativi paradossali o quantomeno calcati appaiono fuori posto.
E proprio questi ultimi ci fanno venire un dubbio: non è che Grunberg intende a questo punto mettere in scena non un drama-thriller, ma un action-movie condito con pulp tarantiniano che ammicca ai b-movies costantemente omaggiati dal regista di Knoxville? Sarà, ma pure se inteso così "Viaggio in paradiso" non brilla, vuoi per l'ironia troppo poco spinta e mai veramente efficace, vuoi per gli ingombranti tentativi di inventarsi qualcosa riguardo i rapporti fra i vari personaggi. Per di più anche il ritmo fortemente imperfetto e le sequenze d'azione che non divertono a dovere non possono che deludere.
Insomma, "Viaggio in paradiso" non è né un passabile action-movie senza pretese, né un buon b-movie da puro divertissement. Debole appare pure uno dei pochi spunti interessanti del film: il tentativo di intessere nella trama un incrocio di riferimenti meta-cinematografici fra il protagonista, la carriera di Gibson - da divo dell'action anni '80 e '90 a controverso autore di prodotti come "La passione di Cristo" e "Apocalypto", ora (forse) tornato alle origini - e quella di un altro duro che è stato sia un cinico vendicatore, sia un tutore capace di affezionarsi agli innocenti: Clint Eastwood, peraltro citato direttamente con sfacciatissima ironia.

Viaggio in paradisoRecensito da Maurizio Macchi2,0
Questa e' l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Matteo Ruzza  n.v.

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