Diaz
DIAZ - Don't clean up this blood
id.

2012 - 127 minuti
Regia: Daniele Vicari
Sceneggiatura: Daniele Vicari, Laura Paolucci
Cast: Claudio Santamaria, Jennifer Ulrich, Elio Germano
Nel 2001, da venerdì 20 a domenica 22 luglio, tocca a Genova ospitare l'incontro del G8, il forum degli otto maggiori paesi industrializzati del mondo. E, come già era successo meno di tre anni prima a Seattle, pure questa diventa un'occasione di manifestazioni di protesta da parte dei movimenti no-global e delle associazioni pacifiste.
Sin dal giovedì, però, sono chiare due cose: che, fra le decine di migliaia di persone scese in strada, esistono parecchi gruppi alquanto eterogenei tra cui persino vandaliche tute nere (Black bloc organizzati che non sono stati preventivamente fermati alle frontiere oppure piccole frange di emuli violenti poi aggregatisi in loco?) e che la scelta della città (topograficamente molto impervia ed intricata) del precedente governo Amato non è stata per nulla saggia. Lanci di oggetti, tafferugli e scontri avvengono sin dal giorno prima dell'apertura del forum e, poi, è anche peggio.
Complice la pessima gestione da parte delle autorità (il governo in carica era quello di Silvio Berlusconi, al secondo mandato) che causa disorganizzazione e fraintendimenti, i Black bloc sono liberi di mettere Genova letteralmente a ferro e fuoco, con caos, distruzione, cortei pacifici e del tutto autorizzati addirittura caricati dalle forze dell'ordine mentre,
ovunque, auto e cassonetti bruciano e le vie e i palazzi vengono devastati. Come sappiamo, ci scappa pure il morto - il manifestante Carlo Giuliani.
Il giorno successivo, sabato, ci sono ancora scontri e, forse per non dar mostra di aver perso il controllo della situazione (o di non averlo mai avuto), le autorità decidono di usare il pugno duro, scatenando una caccia al Black bloc che però, purtroppo, quella sera stessa si trasforma in una cieca violenza fascista su manifestanti pacifici e giovani giornalisti che passano la notte nella scuola Diaz, nel quartiere di Albaro. I ragazzi dormono e, una volta notato l'arrivo dei mezzi della Polizia fuori dall'edificio, aspettano l'ingresso degli agenti con le braccia alzate, ma questi, con forse false notizie di Black bloc rifugiati, sfondano i cancelli e le porte e investono con una disumanità inaudita chiunque gli si pari davanti. Per di più i fermati, insanguinati, con ematomi e ossa rotte, vengono velocemente medicati e trasferiti alla caserma di Bolzaneto, dove subiscono spregevoli umiliazioni e vere e proprie torture.
Basato interamente sulle testimonianze e sulle sentenze processuali che sono seguite a queste vicende, il regista Daniele Vicari ("Il mio passato è una terra straniera", "Velocità massima") realizza con "Diaz" un film di impegno civile fondamentale che porta all'occhio e alla coscienza degli spettatori l'inspiegabile e tragica morte dei diritti umani avvenuta in quell'occasione in un Paese civilizzato come l'Italia.
Attraverso uno stile molto asciutto, con una regia quasi da thriller-horror, il regista reatino costruisce la pellicola in maniera estremamente originale ed efficace, tant'è che essa si può sicuramente ritenere il pieno raggiungimento della
sua maturità cinematografica. Il nutrito cast viene impiegato intelligentemente, senza protagonisti, co-protagonisti, personaggi secondari o comparse, ma semplicemente con volti che appaiono, scompaiono e ritornano in un misto di narrazione lineare, di pluralità diegetica e di mezzi flash-back sfruttati per rompere il ritmo ed estrarre dal tempo e dalla logica alcune sequenze (svariate vengono anche riprese in momenti diversi e da angolazioni differenti). L'effetto che si crea in questo modo è un'amplificazione della sensazione di disordine e confusione, di spaesamento di chi guarda, già comunque parecchio scioccato dai semplici avvenimenti mostrati.
Sebbene i manganelli e i caschi blu degli agenti incarnino più di ogni altra cosa l'elemento horror durante i frangenti che mostrano la loro aggressione alla scuola, "Diaz" non si pone però come un prodotto che è anti-Polizia (in Rete ho già notato un grande spreco di commenti di odio nei suoi confronti da parte di giovani un po' superficiali...), ma come un qualcosa che vuole essere meno prevedibile e più profondo. Fermo restando che un poliziotto che colpisce una, due, dieci volte una persona disarmata che non è quella che cercavano non può di certo essere banalmente giustificabile con lo stress dell'operazione e dunque non può essere esentato da colpe, il lavoro di Vicari, per quanto non la impugni mai come traccia tematica principale, non manca di allungare il discorso al di sopra del semplice agente, passando alla divisa con qualche stellina in più, fino a coloro (sapete chi sono!) che danno ordini a quella divisa con qualche stellina in più, quelli in giacca e cravatta che hanno permesso e permettono che violazioni come queste accadano.
Scendendo stilisticamente nel dettaglio del film, è interessante portare all'attenzione alcuni piccoli dettagli di valore che Vicari inserisce. Uno può essere, ad esempio, la scena di Alma che esce dal carcere e, nel leggero sorriso che gli sfugge, prova dolore alla ferita suturata sopra il labbro - un simbolo che descrive come, dopo tanta violenza subita, anche un gesto che dovrebbe rappresentare qualcosa di positivo non riesce a non riportare anch'esso un po' a galla il dolore. Oppure, un altro, è l'impiego del passato prossimo e non dell'usuale passato remoto nelle didascalie che precedono i titoli di coda - come a mettere in evidenza che gli avvenimenti del G8 di Genova sono ancora più vicini di quello che pensiamo, sono ancora aperti e non sono da dimenticare.
Infatti, non a caso, il sottotitolo di "Diaz", ripreso dalla frase scritta su un manifesto da una ragazza che torna alla scuola il mattino successivo, è Don't clean up this blood (Non pulite questo sangue). E il sangue non va pulito dai muri e dai pavimenti della Diaz perché così i ragazzi delle scuole di Genova, d'Italia, del mondo intero, sappiano cos'è successo quella notte e non dimentichino.
E chissà se anche l'ex-ministro degli interni Scajola, l'ex-ministro della giustizia Castelli (che a Bolzaneto era passato proprio nelle ore in cui avvenivano quei fatti!) o l'ex-premier Berlusconi lo vedranno, "Diaz".
Magari si divertiranno.
DiazRecensito da Maurizio Macchi4,0
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