La sorgente dell'amore
LA SORGENTE DELL'AMORE
La source des femmes

2011 - 135 minuti
Regia: Radu Mihaileanu
Sceneggiatura: Radu Mihaileanu, Alain-Michel Blanc
Cast: Leila Bekhti, Hafsia Herzi, Biyouna
In mezzo ai film di Almodovar, Kaurismaki, Malick, dei Dardenne, Von Trier, Moretti, Miike, Sorrentino, Winding Refn e Hazanavicius, fra le pellicole in corsa per la Palma d'Oro al Festival di Cannes 2011 c'è anche "La sorgente dell'amore", film drammatico con qualche striatura ironica firmato da Radu Mihaileanu, un nome che, dopo lavori come "Train de vie", "Vai e vivrai" e "Il concerto", è praticamente diventato sinonimo di garanzia.
Dopo l'escursione franco-russa della pellicola con protagonisti Aleksei Guskov e Melanie Laurent, il regista di origini rumene torna nel continente nero, in Africa, un'Africa che non è però quella del Sudan di "Vai e vivrai", ma quella di un isolato villaggio ubicato in un luogo non meglio identificato fra il Maghreb e il Mashrek. Qui l'acqua scarseggia ed ogni giorno le donne devono percorrere difficoltosi viaggi fino ad una non vicina sorgente per poter rifornire le proprie case del preziosissimo bene che permette a tutte le famiglie di lavarsi, mangiare, bere e fare il bucato. Quando accade però l'ennesimo incidente ad una donna (per giunta incinta), la giovane Leila decide di mobilitarsi ed iniziare con le altre una protesta, un protesta che sfocerà presto in un vero e proprio sciopero dell'amore: le
mogli non si concederanno più ai rispettivi mariti fino a che non saranno loro a portare al villaggio d'acqua.
Anche se "La sorgente dell'amore" è senza dubbio meno ricco, coinvolgente ed incisivo dei lavori precedenti del regista a causa della scelta di impiegare minori dosi di ironia e di alcuni deludenti appiattimenti che subisce qua e là la sceneggiatura, Mihaileanu sa comunque fornire un buono spessore rendendo interessanti i temi trattati.
Essi sono presentati sotto tre profili differenti, l'uno concentrico all'altro. Il più interno è, naturalmente, quello legato alla trama in maniera più diretta - vale a dire la carenza d'acqua, il bene primario per antonomasia, e, parallelamente, la carenza di un vero equilibrio fra i ruoli maschile e femminile all'interno della comunità del villaggio. Le motivazioni che muovono lo sciopero di Leila, che peraltro si intrecciano in maniera inevitabile con i sentimenti che albergano nel cuore di ogni personaggio, sono chiare: le donne non scioperano perché banalmente vogliono far guerra all'altro sesso, ma perché vogliono combattere contro sé stesse e contro la propria condizione, contro le cause che hanno portato alla formazione di tali differenze sociali.
Questo primo centro tematico è avvolto da uno più esterno che parla più genericamente della condizione del soggetto femminile nella società, una società che non è per forza quella culturalmente islamica, nonostante la storia si sviluppi in quella geografia ed i riferimenti siano in gran parte calati in quel contesto. Sotto questo livello ciò che il regista ci dice è che, al di là di preconcetti dovuti a qualsiasi cosa - che
può essere la parola di un capo-comunità, una tradizione, un costume o un libro, magari pure uno di quelli denominati sacri -, l'uguaglianza tra uomo e donna è una concetto semplice e lineare tanto quanto è grande l'assurdità di sostenere il contrario. Perché essi non dovrebbero avere gli stessi diritti e la stessa dignità? Perché la donna dovrebbe portare rispetto e riconoscere il valore dell'uomo e l'uomo no (o viceversa)?
Infine, il terzo involucro tematico, che contiene i primi due, allarga ulteriormente il discorso ed arriva a trattare la chiusura e l'obsolescenza di prese di posizioni aprioristiche e radicali, nate e sviluppate in estremismi ed integralismi che, sempre troppo spesso, abbracciano ogni aspetto del nostro mondo e della nostra esistenza (anche se qui è chiaramente preminente quello sociale).
"La sorgente dell'amore", pur non potendosi vantare di essere il lavoro migliore di Mihaileanu, è dunque un film che va comunque ben oltre la sufficienza, pure grazie ad una valida messa in scena e ad una buona recitazione del cast, prevalentemente composto da brave attrici franco-maghrebine (Leila Bekhti, Hafsia Herzi, Biyouna), affiancate da capaci comprimari maschili (Saleh Bakri, Mohamed Majd) ed arricchito dalla presenza di un mostro del cinema mediorientale, l'israeliana Hiam Abbass.
La sorgente dell'amoreRecensito da Maurizio Macchi3,0
Questa e' l'opinione di
Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
| Matteo Contin | n.v. |
Marta Mischiatti | n.v. | Matteo Ruzza | n.v. | | |
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