L'arrivo di Wang
L'ARRIVO DI WANG
id.

2011 - 80 minuti
Regia: Antonio Manetti, Marco Manetti
Sceneggiatura: Antonio Manetti, Marco Manetti
Cast: Francesca Cuttica, Ennio Fantastichini, Juliet Esey Joseph
Cari lettori, dato che "L'arrivo di Wang", l'ultimo lavoro dei fratelli Manetti, è un film che gioca non poco sul mistero iniziale, poi svelato e sviluppato come metafora principale, e dato che è inutile parlare di cinema se non si affrontano i veri contenuti di un film, quella che segue sarà una recensione ricca di SPOILER, che non si preoccuperà minimamente di celare questo o quel particolare a coloro che non hanno ancora affrontato la visione della pellicola. Di conseguenza, anche per evitare di sbianchettare praticamente tutto (anzi, sbluettare tipo così), invito tutti coloro che non vogliono rovinarsi qualche sorpresa a fermarsi qui e a ritornare solo dopo aver visto il film.
"L'arrivo di Wang" parte molto bene, coinvolgendo sin da subito lo spettatore grazie all'aura di mistero che avvolge il lavoro in cui, dopo la prima sequenza, viene coinvolta la protagonista, Gaia, i cui panni sono vestiti da Francesca Cuttica ("Dieci inverni"). La ragazza è un'interprete e viene invitata dal distinto ed enigmatico agente Curti (Ennio Fantastichini) a seguirlo in un'anonima stanza di un'anonimo luogo, dove dovrà porre delle domande in cinese ad un tale signor Wang e tradurre le risposte. Tutto questo, però, a luci spente. Perché? Perché il signor
Wang, in realtà, è un alieno sbarcato a Roma e le sue intenzioni sono tutt'altro che chiare.
Da questa rivelazione - che è un indubbiamente divertente concentrato di mystery ironico, amorevole riconoscenza nei confronti della sci-fi e sfacciato coraggio cinematografico nel contesto nostrano - i fratelli Manetti cercano di sostenere gli sviluppi con un buon ritmo narrativo, peraltro riuscendoci abbastanza se solo non fosse per la pesante sterilità dei dialoghi che piano piano emerge e che fa purtroppo sprofondare la pellicola in una pessima ripetitività. Giusto per dirne una, il soggetto sarebbe forse stato migliore se impiegato per un film di metraggio minore.
Perché infatti, procedendo per mezz'ora, un'ora, un'ora e venti, lo sbandamento che nasce dopo la presentazione di Wang diventa sempre maggiore, il tutto si indebolisce sempre di più e, addirittura, dall'uscita di scena di Curti/Fantastichini, in tutta la parte della fuga ci si appiattisce in una messa in scena che potrebbe essere persino quella di un qualunque mediocre action-movie amatoriale a stelle e strisce.
Poi, in realtà, dati i budget e gli sponsor con cui vengono girati, di prodotti come quelli sfornati dai Manetti bros. ne vorremmo di più da noi, date la loro temerarietà e la loro bravura nel non negarsi all'impiego di uno stile radicalmente anti-italiano (cinematograficamente parlando, intendo), ricco di storie abnormi, effetti speciali, humor nero e così via, ma, effettivamente, ne "L'arrivo di Wang", qualche pecca ulteriore potremmo trovarla ancora nel finale.
Esso solleva difatti molti dubbi: perché l'intera pellicola è leggibile come una rappresentazione del difficile incontro fra soggetti diversi - l'autoctono e l'immigrato (la scelta del cinese come lingua dell'alieno non è mica casuale!) -, ricchi di pregiudizi l'uno nei confronti dell'altro ma disposti a sforzarsi per accettarsi e comprendersi (e, in più, c'è pure qualche rimando al terrorismo e alla disumanità della tortura), ma alla fine arriviamo a trovarci di fronte ad una Roma in fiamme, rasa al suolo da navicelle extra-terrestri? Perché questo finale contraddittorio, ideologicamente chiuso e retrogrado?!
Ma forse ai Manetti, che sin dai tempi di "Zora la vampira" se ne sono sempre un po' fregati degli approfondimenti semantici per preferire una valorizzazione dal punto di vista ludico-citazionistico dei loro lavori, nemmeno interessa affrontare un profondo discorso sul diverso, eccetera eccetera. Ciò che i due registi romani vogliono fare è cambiare direzione più e più volte, sorprendere lo spettatore e tornare volutamente indietro di qualche decennio, oltre la sci-fi dark degli anni '80, oltre quella tutta italiana squisitamente low budget di Margheriti & co. dei '60 e '70, fino alla metà del secolo scorso, per omaggiare quel cinema fantascientifico in bianco e nero made in USA, cinema ingenuo, malinconico e ancora oggi divertente fatto di dischi alieni, pericolose invasioni e guerre di mondi.
L'arrivo di WangRecensito da Maurizio Macchi2,5
Questa e' l'opinione di
Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
| Matteo Contin | n.v. |
Marta Mischiatti | n.v. | Matteo Ruzza | n.v. | | |
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