40 carati
40 CARATI
Man on a ledge

2012 - 102 minuti
Regia: Asger Leth
Sceneggiatura: Pablo F. Fenjves
Cast: Sam Worthington, Elizabeth Banks, Jamie Bell
Danese, figlio del regista e poeta Jorgen Leth ("The perfect human", poi rielaborato con la complicità di Von Trier ne "Le cinque variazioni"), Asger Leth fa il suo esordio per il grande pubblico nel 2012, a sei anni dal suo debutto assoluto alla regia col documentario "Ghosts of Citè Soleil". Il titolo è Man on a ledge, da noi "40 carati" (titolisti, vi odio!).
Trattasi di un modesto thriller dalla trama appesa ad un filo, anzi, ad un cornicione, quello del Roosevelt Hotel di New York. Qui, per l'evaso Nick Cassidy, che si dichiara innocente rispetto all'accusa di furto di un diamante appartenente al magnate David Englander, inizia una lunga giornata di trattative coi negoziatori della polizia, che vogliono sapere chi è, perché minaccia il suicidio da quel cornicione, quali sono le sue richieste. Ma senza sapere che forse il piano di Nick è ben più complesso...
Lo sceneggiatore venezuelano Pablo Fenjves, qui al suo primo script per il cinema dopo un ventennio di lavori per la tv, parte da una buona idea per una pellicola (quasi) interamente single-location, ma si incarta sin da subito con una narrazione e dei dialoghi eccessivamente prevedibili e didascalici incapaci di fornire a Leth un'adeguata base su cui quale lavorare. L'evoluzione della trama è
infatti costantemente meno tesa di quello che dovrebbe essere (a parte forse nel finale) e, nonostante il sufficiente supporto del cast (i migliori sono Jamie Bell e Ed Harris), il film non decolla mai veramente e si trova registicamente a sbandare in continuazione fra buone inquadrature in bilico sull'incrocio fra Madison Avenue e East 45th Street e brutture al limite del ridicolo come la sequenza del filo rosso da tagliare.
Ridanno in parte fiato al prodotto finale spunti quali l'utilizzo dell'odiosa telereporter interpretata da Kyra Sedgwick per sollevare critiche del tutto lecite all'ossessione dei media per lo scoop (critiche però purtroppo esposte in maniera troppo retorica e facilona) e, considerando il rapporto che si crea fra Nick e la folla in strada, quei richiami alle tematiche politico-sociali dell'indimenticato "Quel pomeriggio di un giorno da cani" di Sidney Lumet.
Ma non esageriamo. Il film rimane comunque quello che è: un thriller molto prevedibile e con molte cadute che fatica anche solo a raggiungere i livelli di passabili compagni di genere come "Buried - Sepolto" o "In linea con l'assassino".
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40 caratiRecensito da Maurizio Macchi2,0
Questa e' l'opinione di
Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
| Matteo Contin | n.v. |
Marta Mischiatti | n.v. | Matteo Ruzza | n.v. | | |
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