Turks in space
TURKS IN SPACE
Dunyayi kurtaran adam'in oglu

2006 - 110 minuti
Regia: Kartal Tibet
Sceneggiatura: Murat Boyacioglu
Cast: Mehmet Ali Erbil, Burcu Kara, Burak Hakki
Come viene narrato all'inizio del film, la Storia terrestre è stata scritta dalla gloriosa nazione della Turchia: dopo la sua discesa in Anatolia, nel 1071 il sultano Alp Arslan vinse la battaglia di Manzicerta, nel 1299 Osman Bey fondò l'Impero Ottomano, nel 1453 Istanbul cadde per mano di Maometto II il Conquistatore, la nazione conobbe lo splendore sotto Solimano il Magnifico, nel 1923, per mano di Mustafa Kemal Ataturk, nacque la repubblica, nel 2000 il Galatasaray vinse la Coppa UEFA e, nel 2055, i turchi arrivarono a conquistare lo spazio. Ventiquattro anni fa il mondo fu salvato dal grande Murat ed ora è il turno di suo figlio di sventare la minaccia intergalattica che vuole spazzare via la Turchia e la Terra. Kaltar - questo il nome dell'uomo - dovrà ritrovare un membro perduto del suo equipaggio e sconfiggere il Signore della Guerra, rapitore tra l'altro di suo fratello gemello Zaldabar (che, non conoscendo le sue vere origini, ora crede di essere malvagio).
Dunyayi kurtaran adam'in oglu, internazionalmente conosciuto col titolo "Turks in space" (trad. Turchi nello spazio, letteralmente Il figlio dell'uomo che salvò il mondo), è il seguito ideale di Dunyayi kurtaran adam, quel "Turkish star wars" diretto nel 1982 da Cetin Inanc (regista anche dell'esilarante "Korkusuz (Rampage)"!) con protagonista Cuneyt Arkin, esperto di arti marziali e vera e propria leggenda del cinema turco con all'attivo oltre 240 film e serie tv.
"Turks in space" però, pur essendo presentato come citazione specifica della pellicola di Inanc e come omaggio generale ai mockbuster turchi degli anni '70 e '80, non diverte quanto dovrebbe. Il regista Kartal Tibet, infatti, punta a realizzare un film che vuole diversificarsi e che, al contrario di "Turkish star wars", non imita nessun determinato blockbuster occidentale, non saccheggia illecitamente dai frame e dalle colonne sonore dei suoi colleghi americani, non vive grazie a sequenze improbabili e a dondolanti sceneggiature di cartapesta. Insomma, non risulta involontariamente divertente nella sua
sconcertante bruttezza dovuta al basso budget ed alla sfacciata inesperienza dei realizzatori.
La pellicola non è uno z-movie convinto, ma una schifezza in piena regola, una specie di moderna parodia del genere che tenta di strappare risate in maniera volontaria, cosa che - prevedibilmente - non accade per nulla e che sarebbe accaduta di certo se Tibet avesse seguito passo passo le orme di Inanc. L'intenzionale demenzialità della commedia decisamente non funziona ed arrivare in fondo alla visione, nonostante la durata certo non proibitiva (110 minuti), è per lo spettatore uno sforzo arduo.
Uno dei pochi punti di contatto con "Turkish star wars", alla fine, è giusto qualche coincidenza narrativa, come la presenza dell'invecchiato Cuneyt Arkin che, verso la fine, appare in un cameo per consentire al protagonista di concludere eroicamente la propria missione.
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Turks in spaceRecensito da Maurizio Macchi1,5
Questa e' l'opinione di
Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
| Matteo Contin | n.v. |
Marta Mischiatti | n.v. | Matteo Ruzza | n.v. | | |
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