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Tajomaru

di Marta Mischiatti | Inserisci un commento
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TAJOMARU
id.


2009 - 120 minuti

Regia: Hiroyuki Nakano
Sceneggiatura: Shinichi Ichikawa, Mataichiro Yamamoto
Cast: Shun Oguri, Yuki Shibamoto, Kei Tanaka

Dopo la morte del padre, Naomitsu, secondogenito della famiglia Hatakeyama, si ritrova in breve tempo ad essere tradito dal fratello maggiore Nobutsuna e dal servo Sakuramaru. A Naomitsu non resta che fuggire insieme alla sua amata Ako per ricominciare una nuova vita insieme.
Il primo difetto di "Tajomaru" di Hiroyuki Nakano ("Slow is beautiful", "Stereo future") è quello di presentarsi come al contempo il prequel e il sequel del celebre racconto di Akutagawa Ryunosuke intitolato Nel bosco, da cui già Akira Kurosawa aveva tratto "Rashomon". Nella prima parte si assiste, infatti, alla rievocazione parziale dell'infanzia e alle prime tensioni in età adulta tra Nobutsuna e Naomitsu, fino alla fuga obbligata di quest'ultimo con Ako. Nella seconda parte, invece, viene descritto il ritorno di Naomitsu alla corte e alla rivincita sul servo Sakuramaru che, dopo aver ucciso Nobutsuna, è salito al potere al posto di Naomitsu, impossesandosi di tutti i suoi averi, titoli nobiliari compresi. Il punto d'incontro tra queste due parti è la sequenza narrativa ambientata nel bosco, tratta appunto dal racconto di Akutagawa. Come previsto dal testo letterario, una volta fuggiti, il samurai e la sua bella incontrano nel bosco il temibile brigante Tajomaru che sbarra loro la strada.
Il problema qui è uno solo: nel racconto, come anche nel film di Kurosawa, tutto è giocato sulle testimonianze di sette personaggi che, avendo assistito in parte o del tutto all'incontro tra Tajomaru, il samurai e la donna, ricostruiscono l'intera vicenda. Ognuno di loro, però, pur dando una versione credibile dei fatti, mente spudoratamente. Bene, tutto questo intrecciarsi di testimonianze false ma realistiche in "Tajomaru" manca del tutto. La sequenza nel bosco non serve a sottolineare l'ipocrisia umana, ma a livello narrativo si presenta come l'ennesima sequenza in cui Naomitsu si ritrova ad essere nuovamente tradito, questa volta dall'amore della sua vita Ako, tradimento - vi anticipo - solo apparente. In più, altra variazione poco gradevole al racconto originale, è l'esito del combattimento tra Tajomaru e Naomitsu: questo infatti non termina con la morte di Naomitsu (ovvio, altrimenti non potevamo ritrovarcelo nella seconda parte del film), ma di Tajomaru (!), che decide di lasciare la sua spada e il suo nome al samurai. Da questo momento in poi Naomitsu difatti decide di rinunciare al suo nome di battesimo per prendere quello di Tajomaru, iniziando a vivere tra i boschi e organizzando piccole scorribande a capo di un piccolo gruppo di boscaioli-ladruncoli, per poi tornare di nuovo a corte a reclamare i suoi diritti! Insomma, un gran casotto, no?
"Tajomaru", nelle sue due ore di durata, nonostante l'intreccio narrativo, l'elavato numero di personaggi e di situazioni, non si dimostra essere avvincente e spettacolare, come la storia e i personaggi stessi richiedono. Forse solo la colonna sonora con le musiche rockeggianti di Naoki Otsubo riusciranno a tenervi svegli, ma neanche troppo, temo.
Gli attori stessi non brillano nel loro piccolo, primo fra tutti Oguri Shun, che nelle scene più drammatiche si lancia in pianti ed urla eccessivamente strazianti. Va bene che il personaggio di Naomitsu ne passa di tutti i colori, però è sempre e comunque un uomo e un samurai con un certo onore da far valere!
Inoltre, il tema del tradimento, dell'ipocrisia e della corruzione che serpeggia a corte durante il periodo Muromachi dovrebbero preannunciare un finale per lo più negativo. Non voglio certo dire che "Tajomaru" termini con un happy end, ma comunque un po' di buonismo c'è e - onestamente - è abbastanza fuoriluogo, date le premesse iniziali.
Per farla breve? Se avete visto "Rashomon" di Kurosawa non guardate "Tajomaru". E se non avete visto il film di Kurosawa, non guardate comunque "Tajomaru".

TajomaruRecensito da Marta Mischiatti1,5
Questa e' l'opinione di Marta Mischiatti. I pareri del resto dello staff:
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Maurizio Macchi  n.v.
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