L'arte di vincere
L'ARTE DI VINCERE
Moneyball

2011 - 133 minuti
Regia: Bennett Miller
Sceneggiatura: Steven Zaillian, Aaron Sorkin
Cast: Brad Pitt, Jonah Hill, Philip Seymour Hoffman
Originariamente pensato per essere diretto da Steven Soderbergh, "L'arte di vincere" è l'adattamento del libro Moneyball: the art of winning an unfair game di Michael Lewis da parte del regista Bennett Miller, qui alla sua terza pellicola dopo il documentario "The cruise" e il biopic "Truman Capote: a sangue freddo".
E bene o male anche "L'arte di vincere" è considerabile come un biopic, perché esso non è - come qualcuno potrebbe erroneamente pensare - la semplice messa in scena della stagione 2002 del campionato della Major League Baseball statunitense, bensì il racconto psico-professionale (un po' romanzato) di Billy Beane, general manager degli Oakland Athletics che già era stato un giocatore, reputato eccezionale dagli scout, ma destinato ad una carriera in campo mediocre.
Interpretato da un Brad Pitt buono ma non eccezionale, Billy Beane è la metafora non di un'America vincente, ma di un'America perdente che vuole trovare un'altra via per
vincere, di un'America non eroica, ma anti-eroica, che vuole sconfiggere, cambiandolo, il sistema che l'ha sconfitta. Tale sistema è vissuto come un'ossessione capace di logorare l'individuo, incarnato nella figura del protagonista, un general manager senza budget stratosferici che brama di avere la sua rivalsa, in un modo o nell'altro.
Per far questo, Beane decide di sovvertire le regole dei club che si affidano ad individualità stellari ed ingaggia invece Peter Brand, un assistente un po' nerd ottimamente interpretato da Jonah Hill. Insieme a lui lavora ad una nuova teoria sportiva nota come Moneyball, che si basa su modelli matematici e statistici per la valutazione dei giocatori, invece che su quelli tradizionali. Così facendo agli Athletics arriva un roster composto non da grandi nomi inarrivabili, ma da seconde scelte sottovalutate dalle altre società, grazie alle quali, in barba agli scettici (tra cui persino l'allenatore della squadra dal volto di Philip Seymour Hoffman, purtroppo bloccato in un personaggio scritto male), la squadra non vincerà certo la post-season, ma raggiungerà comunque successi inaspettati, tra cui anche il primato di sempre per una striscia di vittorie consecutive.
Tutti questi aspetti sono ben trattati dalla solida sceneggiatura di Steven Zaillian ("Schindler's list") e Aaron Sorkin ("The social network"), che non segue la solita costruzione dei drammi sportivi di rivincita, ma risulta ben più sfaccettata e profonda, sia nell'evoluzione narrativa che nell'esposizione tematica. Forse alla fine la pellicola soffre leggermente solo nel suo essere una storia poco esportabile per la sua natura puramente a stelle e strisce (d'altronde è un film sul baseball!), ma la regia solida e capace di Miller, perfetta nella calibrazione di sport, introspezione ed ironia, rende comunque il tutto appetibile anche a gran parte dei palati oltreoceanici.
"L'arte di vincere" è candidato a 6 Oscar 2012, fra cui Miglior Film, Miglior Sceneggiatura e Miglior Attore Protagonista.
Curiosità: Nel film è presente un cameo del regista Spike Jonze: è Alan, il compagno dell'ex-moglie di Billy.
L'arte di vincereRecensito da Maurizio Macchi3,5
Questa e' l'opinione di
Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
| Matteo Contin | n.v. |
Marta Mischiatti | n.v. | Matteo Ruzza | n.v. | | |
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