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Once were warriors

di Matteo Contin | Inserisci un commento
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ONCE WERE WARRIORS - Una volta erano guerrieri
Once were warriors


1994 - 102 minuti

Regia: Lee Tamahori
Sceneggiatura: Riwia Brown
Cast: Rena Owen, Temuera Morrison, Mamaengaroa Kerr-Bell

Scordate i prati verdi che ci ha mostrato Peter Jackson nella trilogia de Il signore degli anelli, scordate anche le maglie nere e le danze propiziatorie degli All Blacks. Scordate tutto questo, perché la Nuova Zelanda non è solo così. La Nuova Zelanda somiglia di più alle periferie di Spike Lee, con i suoi rifiuti in fiamme, i cani randagi, i sussidi statali, la violenza - questo secondo Lee Tamahori che dipinge con "Once were warriors" (tratto dal romanzo omonimo di Alan Duff) uno spaccato crudo e crudele sul triste destino dei maori, che da nobili guerrieri vengono declassati a schiavi dei vizi occidentali. La difficoltà di vivere e di rapportarsi con un passato ingombrante (che lo diventa ancor di più se all'ombra di un fallimento) generano violenze. Jake si fa largo tra le difficoltà della sua vita con i pugni. Che siano problemi con la moglie, i figli, gli amici o sconosciuti, lui usa i pugni. E' una vita istintiva. La moglie Beth lo ama nonostante le botte, ma il suicidio della figlia a causa delle violenze perpretrate dallo zio sarà la goccia che farà traboccare il vaso. Beth troverà un rinnovato coraggio per rompere con la sua vecchia vita e ricominciare da capo con l'amore dei suoi figli.
Tamahori costruisce un film coraggioso soprattutto per i temi trattati, capaci di mostrare il volto sconosciuto della sua Nuova Zelanda. Cinematograficamente il film è meno coraggioso, proponendo una buona regia che però stilisticamente lascia un poco a desiderare. Il regista pone troppa attenzione ai bar, alla birra e alla violenza, tralasciando i piccoli aspetti emotivi della vicenda. Anche le emozioni sono violente (forti pianti, forti risate), come in un'esibizione melodrammatica che però funziona solo in alcuni momenti. Per questo il finale sussurrato della pellicola sembra avere una costruzione narrativa troppo artificiosa, mentre il percorso duro e coraggioso di una madre distrutta ma fortificata dalla morte della figlia ha tutte le carte in regole per distruggerci il cuore per la sua carica emotiva.
Straordinarie le energiche prove dei due protagonisti - Rena Owen e Temuera Morrison -, che mostrano il loro talento soprattutto nelle scene più drammatiche. Buona anche la scelta della colonna sonora, in bilico tra rap e canti tradizionali maori, che si allinea alla perfezione con la linea guida tradizione/modernità.
"Once were warriors" ebbe un buon successo internazionale grazie al passaggio in vari festival, tra cui quello di Venezia, dove nel 1994 vinse il premio come Miglior Regista Esordiente che lanciò Lee Tamahori a Hollywood.
Il film ha anche il suo sequel: "Once were warriors 2", diretto da Ian Mune.

Once were warriorsRecensito da Matteo Contin3,0
Questa e' l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
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