Warrior

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WARRIOR
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2011 - 140 minuti

Regia: Gavin O'Connor
Sceneggiatura: Gavin O'Connor
Cast: Joel Edgerton, Tom Hardy, Nick Nolte

Storia di due fratelli divisi nella vita, con in comune solo l'odio per un padre ubriacone e violento, che verranno messi dal caso a combattere l'uno contro l'altro nella finale del torneo di MMA denominato Sparta, "Warrior" è un film che, nonostante al box office non sia andato benissimo, ha riscosso un successo esorbitante di critica e pubblico (sul Web ha, ad esempio, 8,3/10 su IMDb, 83% su RottenTomatoes e 3,94/5 su MyMovies). Ecco, non per fare sempre quelli che remano contro corrente, ma qui su Pellicola Scaduta credo sia ora di dargli una lieve ridimensionata.
La nuova pellicola di Gavin O'Connor, difatti, non è in tutta onestà un brutto film, ma mi pare evidente che non sia neppure uno dei migliori film degli ultimi anni (cit. qualcuno che ho letto dieci minuti fa). Perché?
Beh, partiamo dalla trama, una trama a cui O'Connor vuole per forza somministrare l'esigenza di dover parlare del presente e dell'attualità. Scelte: guerra in Iraq e crisi economica, argomenti scontati (non che sia un male), ma purtroppo pure selezionati e trattati in maniera eccessivamente scontata e superficiale. Tommy, infatti, personaggio che rappresenta l'anima di un'America della quale vengono vantati i meriti ma di cui non si è disposti ad ammettere errori e debolezze, è scritto poco approfonditamente e la sua buona resa sullo schermo dipende unicamente dalla magnificenza dell'interpretazione di Tom Hardy, attore in inarrestabile crescita capace di raccontare con uno sguardo tutto quello che la sceneggiatura non si preoccupa di precisare e che, le poche volte che lo fa, finisce per farlo in maniera maldestra e grossolana. Dall'altro lato, troviamo una crisi economica che - udite udite il top dell'originalità - rischia di far perdere la casa al fratello di Tommy, Brendan, colui che, in un evoluzione narrativa al contempo sia banale che poco credibile, vincerà il torneo.
Passando alla regia le cose non migliorano di molto, dato che O'Connor, come suo solito, si affida a scelte (fin troppo) semplici. Esse, applicate ad un prodotto pretenzioso (perché "Warrior" pretenzioso lo è senz'altro), fanno finire il regista a mettere su pellicola un'alternanza di sequenze appetibili (i combattimenti) e di sequenze stilisticamente orribili (si pensi, ad esempio, a quella degli allenamenti in split-screen).
Enumerati questi difetti non certo ignorabili, rimane da livellare questa recensione un po' verso la positività, perché è vero che "Warrior" è un film ampiamente criticabile, ricco di clichè e che fatica ad essere al livello anche solo del recente "The fighter" (pellicola che non può non essere riportata alla mente per la forte connessione fra sport e famiglia che entrambi i prodotti hanno), ma comunque, in fondo, se lo prendiamo per il modesto action-drama che è, non si può dire che non sia almeno un po' coinvolgente.
La seconda parte, infatti, quella che lega i combattimenti con le psicologie dei personaggi e che cerca di smuovere l'emotività latente della sceneggiatura, trova il suo culmine nel torneo. Il già citato Hardy mette nell'angolo del ring il suo Tommy, un muro di carne e rancore contrapposto al Brendan di Joel Edgerton, che nell'angolo opposto mette un professore liceale impaurito ma disperatamente determinato. La tensione è alta e a guardarli, fra il pubblico, c'è un Nick Nolte semplicemente toccante, un padre fallito disposto a qualsiasi cosa pur di cancellare il passato e poter ricevere un po' di amore dai figli.

Curiosità: Gavin O'Connor si è ritagliato anche un piccolo ruolo da attore nel film, quello dell'organizzatore di Sparta J.J. Riley.

Questa è l'opinione di Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
Matteo Contin  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

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