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Leningrad cowboys meet Moses

di Matteo Contin | Inserisci un commento
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LENINGRAD COWBOYS MEET MOSES
id.

  
1994 - 94 minuti

Regia: Aki Kaurismaki
Sceneggiatura: Sakke Jarvenpaa, Aki Kaurismaki, Mato Valtonen
Cast: Matti Pellonpaa, Sakke Jarvenpaa, Ben Granfelt

In "Leningrad cowboys go America" avevamo lasciato la band più sgangherata dell'universo abbandonata dal suo manager e alle prese con un matrimonio nel profondo ed assolato Messico. Gli affari però non vanno benissimo laggiù, visto che la dedizione che gli elementi del gruppo hanno per la bottiglia non è uno dei migliori biglietti da visita per dei possibili clienti. La vita continua tra stenti e bottiglie vuote, almeno fino a quando non arriva un misterioso biglietto che dà la possibilità al gruppo di suonare a New York , uscendo così dai confini messicani per andare in America per ricominciare la loro sfolgorante carriera. Durante il concerto però, incontrano il loro manager, che scoprono essersi convertito alla fede: si è fatto crescere un barbone lungo così e si fa chiamare Mosè. Sarà lui, proprio come il suo omonimo, a portare i Leningrad cowboys nella loro Terra Promessa, ovvero la nativa Finlandia. Peccato però che Mosè voglia, prima di partire, portare un piccolo souvenir a casa: la scelta cade - giustamente - sul naso della Statua della Libertà e i servizi segreti si metteranno immediatamente sulle loro tracce.
A cinque anni di distanza dalla prima pellicola, "Leningrad cowboys meet Moses" rappresenta l'occasione per un nuovo incontro tra il gruppo rock finlandese e il regista Aki Kaurismaki che qui li accompagna per la seconda volta nel mondo del cinema (seguirà poi il documentario "Total balalaika show"). Se i Leningrad cowboys hanno un'altra occasione per dare sfogo alla loro comicità surreale ma soprattutto alla loro musica, Kaurismaki ha invece la possibilità di cimentarsi con un genere ormai sorpassato come la commedia del cinema muta, a cui il dittico dedicato alla band finlandese si rifà apertamente. Numerose le gag, tenute insieme, come da tradizione, proprio dalla musica, che scandisce i tempi e i modi del film.
Divertente di una comicità che miscela abilmente malinconia e surrealismo, legate tra loro da una colonna sonora bella quanto basta, "Leningard cowboys meet Moses" ha però purtroppo solo il difetto che non riesce a divertire tanto quanto il suo predecessore, risultando in più di qualche punto non solo mal scritto, ma anche leggermente tedioso.

Leningrad cowboys meet MosesRecensito da Matteo Contin2,5
Questa e' l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Matteo Ruzza  n.v.

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