Ultracorpo
ULTRACORPO
id.

2011 - 29 minuti
Regia: Michele Pastrello
Sceneggiatura: Michele Pastrello
Cast: Guido Laurini, Diego Pagotto
Ci si chiede sempre più spesso perché in Italia si faccia poco horror, e poco horror di qualità. Volendo fare una veloce riflessione, più culturale che economica, mi verrebbe da rispondere a questa domanda dicendo che in Italia abbiamo paura delle metafore. Non ci piacciono le cose nascoste, non ci piace cercarle e, magari, capirle. Tutto il cinema horror (quello con tutti i crismi) si è nutrito sin dall'inizio di metafore, di nascondigli narrativi che potevano aiutarlo a portare a galla i lati oscuri dell'animo umano, filtrando il tutto attraverso la lente destabilizzante e scioccante della paura e dello spavento. In Italia preferiamo non spaventarci, celare questa nostra debolezza dietro una risata o una solida lacrima. Insomma, preferiamo che le nostre emozioni si manifestino con segni tangibili attraverso il nostro corpo, mentre l'horror preferisce creare crepe interne, piccoli terremoti che squassano i pensieri, brividi che non hanno il coraggio di affiorare.
Michele Pastrello le metafore le conosce bene. Lo aveva dimostrato con "32", dove la violenza perpetrata sulla natura si trasformava
in quella su una donna, e lo dimostra nuovamente con "Ultracorpo", il suo ultimo lavoro.
Immersi nella provincia veneta, deserto umido di case sperdute e di notti solitarie, finiamo dentro un'automobile. Ci sono un uomo ed una prostituta, che fa ciò per cui sarà pagata. Ecco arrivare i soldi, ecco l'automobile ripartire verso un appartamento, un divano in cui vivono spettri di solitudine, odore di chiuso, sogni morti ammazzati e rimasugli di film porno. L'uomo ha la voce e i ricordi di un bambino, ha un lavoretto da fare (una piccola riparazione idraulica) nell'appartamento di un frocio. L'uomo ha paura del contagio, dei corpi e dei baci, l'uomo ha paura dell'altro, dell'altro sé che ha ben rinchiuso nella sua cassa toracica con un doppio giro di chiave. E quando tutto questo verrà fuori cosa succederà? Come nel precedente cortometraggio, Pastrello tocca un altro nervo scoperto di quest'Italia del nuovo millennio, quell'odio normale e quasi doveroso verso qualsiasi tipo di minoranza, odio che non crea scandalo o scalpore nemmeno nelle sue manifestazioni più violente (che Pastrello inserisce come rassegna stampa durante i titoli di coda). Prendendo spunto da "L'invasione degli ultracorpi" e dal cinema di Friedkin (ma si riescono anche ad intravedere dei punti di unione col miglior Carpenter), il regista veneto costruisce un horror moderno che scaturisce dal quotidiano e dalle ossessioni di ogni giorno, quelle ossessioni che graffiano l'anima poco a
poco, prima di scoppiare incontrollate.
La fotografia immaginaria e personale che Pastrello fa delle paure e dei desideri del suo protagonista trova una profonda originalità proprio nel genere che il regista sceglie per parlarcene, trasformando l'orrore quotidiano in una metafora portata avanti fino in fondo. Forse la paura di essere equivocato ha frenato un poco il regista, ma il suo film è solido, coraggioso, capace di prendersi i suoi rischi e di accollarsi i suoi doveri (anche sociali e culturali).
Pastrello dimostra di aver fatto grandi passi avanti anche dal punto di vista tecnico, mostrando una maturità dietro la macchina da presa davvero sorprendente per il budget irrisorio del cortometraggio. La fotografia di Mirco Sgarzi (già compagno di avventure di Pastrello in "32") aggiunge ulteriormente al film un appeal cinematografico, giocando in maniera raffinata sui toni del blu, capaci di colorare di emozioni differenti il cortometraggio.
Ottimo infine il cast, guidato da Diego Pagotto, già visto ne "L'uomo che verrà" e "Volevo solo dormirle addosso".
UltracorpoRecensito da Matteo Contin3,5
Questa e' l'opinione di
Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
| Maurizio Macchi | n.v. |
Marta Mischiatti | n.v. | Matteo Ruzza | n.v. | | |
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