Un giorno alle corse

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UN GIORNO ALLE CORSE
A day at the races


1937 - 111 minuti

Regia: Sam Wood
Sceneggiatura: Robert Pirosh, George Seaton, George Oppenheimer
Cast: Groucho Marx, Chico Marx, Harpo Marx

Bisogna subito mettere in chiaro una cosa: vedere un film dei fratelli Marx non è per niente uno spasso. Non me ne vogliano i suddetti fratelli, ma la sofferenza è ormai molta dopo aver visto gran parte della loro filmografia. Gli stessi Marx sanno quanto mi sta a cuore la loro comicità e quanto apprezzo la loro simpatica ed irriverente anarchia. Quello che proprio non riesco a mandare giù è ciò che sta attorno al trio. Le canzoncine romantiche, i balletti, la storia che mira ad essere credibile. E mi scuso signori con i produttori per il tono che potrei usare, ma di tutte queste cose non me ne frega un emerito lazo. Io, con un film dei fratelli Marx, devo ridere e basta e, a un certo punto, chi se ne frega se la storia non sembra credibile quando le risate lo sono?
Scusate cari lettori, ora mi rimetto nelle vesti di recensore e vi riporto in breve la trama di "Un giorno alle corse". Una clinica medica è in pericolo: i fondi non bastano per pagare l'ipoteca e il cattivo di turno ha già in progetto di trasformarla in un casinò. L'arrivo di un nuovo medico sembra risollevare le sorti della clinica, ma poi lo strambo dottore si scopre essere un veterinario (di cavalli per la precisione). C'è chi però proprio grazie ai cavalli e alla giusta scommessa riesce a raccimolare un gruzzoletto pronto per estinguere ogni debito e per far ritornare la clinica al vecchio splendore.
Come sempre nei film dei fratelli Marx la storia non è altro che un semplice pretesto per inanellare gag clownesche e battute fulminanti, entrambi spunti che i Marx hanno saputo dosare alla perfezione. Togliendo gli elementi di cui possiamo fare a meno (e vi posso assicurare che sono molti), possiamo apprezzare nel pieno della loro comicità due delle migliori scene del cinema marxiano: la visita medica del dottor Hackenbush, interpretato da Groucho, ed il dialogo tra Chico vestito da gelataio che cerca di rifilare a Groucho delle guide per puntare sul cavallo migliore. Inutile descriverle, bisogna solo guardarle e ridere.
E sappi una cosa, cara MGM: non ti perdonerò mai per aver cercato di bloccare i mitici fratelli Marx.

Questa è l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

Commenti (1)

  1. Commento inserito da Lorella Rampin:

    La consuetudine in quell’epoca di inserire momenti musicali personalmente non la trovo fastidiosa, anzi. Oltre ad essere dei comici ed autori scoppiettanti erano artisti a tutto tondo e perciò grandi musicisti. Harpo mentre suona abbandona la sua maschera di eterno bambino pasticcione e assume una dolcezza infinita e Chico col suo giocherellare tra i tasti come se le dita fossero dei piedini , completa il suo personaggio . E che dire degli autori musicali dell’epoca? Grandissime musiche entrate a ragione nella storia.
    Guardare i fratelli Marx non si riduce al solo ridere per le fulminanti e sempre moderne battute, ma è godere di un prodotto piacevole, ben fatto, ricco di idee e immagini di una bellezza che non si è più coltivata . Peccato.

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