Boys don't cry
BOYS DON'T CRY
id.

1999 - 118 minuti
Regia: Kimberly Peirce
Sceneggiatura: Kimberly Peirce, Andy Bienen
Cast: Hilary Swank, Chloe Sevigny, Peter Sarsgaard
Kimberly Peirce nel 1995 gira un cortometraggio: è il suo esordio nel mondo del cinema. Questo film si intitola "Boys don't cry" ed è ispirato alla storia vera di Teena Brandon.
Nel 1999 esce nei cinema di tutto il mondo "Boys don't cry", ma non è quel corto, è un vero e proprio lungometraggio (quasi due ore) che narra più approfonditamente gli avvenimenti accaduti a Falls City nel 1993. Teena Brandon (Hilary Swank), una giovane che ha però scelto di vivere come un uomo (invertendo il nome, si fa chiamare Brandon Teena), arriva nella cittadina e si inserisce in un gruppo di amici del quale fa parte anche Lana (Chloe Sevigny). I due si innamorano, la loro passione non rimane un segreto, ma quando si scopre la verità sull'identità di Brandon, due degli amici di Lana non lo accettano.
Il materiale di partenza è molto interessante: una storia vera che getta le sue basi nello scottante tema della transessualità e nell'accusa ad un certo tipo di società troppo violenta e pregiudiziosa costituiscono un soggetto davvero ottimo.
Peccato che la sceneggiatura (scritta dalla stessa Peirce) non lo è altrettanto, specie nella prima parte, dove le scene si susseguono in modo vuoto e disordinato, e diversi personaggi non sono caratterizzati quanto meritano. Anche il mediocre montaggio ne è complice.
Fortunatamente si salva la seconda ora, più complessa e più narrativamente ed emotivamente completa; finalmente i veri protagonisti della vicenda emergono grazie soprattutto alle grandi interpretazioni del cast, e il finale, anche se a mio parere poteva essere emotivamente ancora più profondo, non è da dimenticare.
Per raccontare una storia di questo genere ci vuole un minimo di tatto ed è proprio questa mancanza che di tanto in tanto fa cadere il film nel banale, non tanto nello svolgimento della storia (anche perché quella, essendo basata su fatti realmente accaduti, è l'unico punto certo), ma più che altro in diversi dialoghi, talmente stereotipati da far emergere una fintezza non da poco.
Nel complesso, non facendo troppo i pignoli, il risultato è comunque sufficiente, ma dobbiamo contare che con un soggetto del genere era difficile sbagliare; grandissimo poi l'apporto dato dal cast: brava la Sevigny (nominata all'Oscar), bravissimo e sottovalutatissimo Peter Sarsgaard, eccelsa la Swank (vinse il suo primo Academy).
Boys don't cryRecensito da Maurizio Macchi3,0
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