Il cigno nero (2010)
IL CIGNO NERO
Black swan

2010 - 108 minuti
Regia: Darren Aronofsky
Sceneggiatura: Mark Heyman, Andres Heinz, John J. McLaughlin
Cast: Natalie Portman, Mila Kunis, Vincent Cassel
Ne Il lago dei cigni di Cajkovskij il malvagio Rothbart ha lanciato un incantesimo su delle fanciulle, trasformandole in cigni. Solo di notte possono riacquistare il loro aspetto umano. Un giorno capita che la loro regina, Odette, e il principe Siegfried si innamorano perdutamente l'uno dell'altra e che il ragazzo ne chiede la mano. Al castello però, grazie ad un trucco di Rothbart, non si presenta Odette, ma Odile, sua gemella, che seduce il principe e lo sposa. Odette, distrutta dal dolore, torna al lago, dove intende togliersi la vita. Siegfried si accorge dell'inganno e corre in suo aiuto, ma quando giunge da lei, Odette è già morta.
Sulle note e sui passi di questo celebre balletto si svolgono le vicende de "Il cigno nero", film di Darren Aronofsy presentato a Venezia 2010, esattamente due anni dopo che il Lido lo aveva visto trionfante col suo "The wrestler". Protagonista della pellicola è Natalie Portman, che interpreta Nina Sayers, una brava ballerina cui il coreografo Thomas Leroy intende assegnare il ruolo centrale dell'opera. Lei, costantemente oppressa da una mamma soffocantemente apprensiva e che, a causa sua, ha sempre pensato solo al balletto senza mai conoscere nessuna appassionata esperienza di vita, è perfetta per la parte di Odette, ma trova difficoltà ad interpretare i trascinanti e passionali passi della sua gemella nera. Leroy però è esigente e trova fondamentale la
credibile esistenza di entrambi i ruoli nella sua prima ballerina, così Nina, complice il suo ardente desiderio di raggiungere la perfezione, si getterà a capofitto alla ricerca del suo lato oscuro, tanto sul palco quanto nella realtà di tutti i giorni.
Quella vissuta da Nina è un'ossessione che il regista newyorkese descrive minuziosamente, in maniera sempre più incalzante con l'avanzare della narrazione, un'ossessione che porta la protagonista ad emanciparsi, ma anche a distruggersi internamente, cominciando a confondere cosa è reale e cosa no, trasformando sogni, dubbi e sospetti in potenziali spunti (auto)lesionisti, tanto da un punto di vista psicologico quanto addirittura da uno fisico (ricordiamo che la relazione tra corpo e mente era già uno dei temi centrali del lavoro di esordio di Aronofsky, "Pi greco - Il teorema del delirio").
Nina precipita in questa spirale oscura per trovare il suo cigno nero (che sta dentro ognuno di noi?), procedendo alla sua scoperta che più la coinvolge, più la rende instabile nella convivenza con quel cigno bianco che pareva tanto felice ed intoccabile (come il personaggio di Odette). Il finale a cui si giunge incrocia poeticamente realtà e finzione ed è molto emozionante, colmo di sentimento e significato, oltre che chiara metafora del desiderio artistico di Nina, quel raggiungere la perfezione che altro non è che una rielaborazione del tema centrale di "The wrestler" del combattere sul ring. Col precedente film del regista, difatti, "Il cigno nero" condivide parte delle stesse
tematiche (il palco/ring come unico luogo dove vivere veramente), anche se sostanzialmente risulta meno sociale (il rapporto di Randy con la figlia) e più ansiosamente ego-psicologico (l'ossessione di Nina).
La metafora non è comunque solamente questa, ma Aronofsky costruisce gran parte del film su queste figure retoriche, siano esse ferite (auto)inflitte, deformazioni immaginarie che confondono mente e fisico in una metamorfosi totale oppure rimandi visivi come specchi, finestre e vetri della metropolitana. Questi specchi dovrebbero mostrare sempre la stessa immagine, ma Aronofsky li utilizza invece per filtrare la rappresentazione del cigno nero in Nina, che emerge, affonda, emerge di nuovo, apparendo nei riflessi in maniera quasi impercettibilmente sfasata, quando non addirittura in movimenti del tutto diversi.
Le scelte registiche non sono sempre perfette (in alcuni casi persino quasi azzardate!), ma ad ogni modo pure da un punto di vista strettamente realizzativo "Il cigno nero" risulta un'ottima pellicola. Aronofsky è bravo nel dirigere il tutto sempre con adeguata eleganza e raffinatezza estetica, ma senza per questo rinunciare a riverberi thriller/horror (soprattutto nella seconda parte) che impiegano sapientemente sia gli effetti visivi e sonori, sia le squisite musiche di Clint Mansell, interamente rielaborate sulle note di Cajkovskij.
All'inizio a vestire i panni di Nina dovevano esserci Rachel Weisz (ex-compagna del regista) o Jennifer Connelly, ma alla fine il ruolo
è andato a Natalie Portman che, per assomigliare di più ad una ballerina, ha perso 10 kg. Forse mai così recitativamente matura, la Portman affronta in modo brillantemente credibile questo difficile doppio ruolo in un singolo personaggio, recitando con passione sia i dialoghi che i balletti, la maggior parte dei quali girati senza controfigura (ad esclusione di alcuni passaggi en pointe, dove è stata sostituita dalla ballerina professionista Sarah Lane). Buono anche il contributo dei comprimari: Mila Kunis forse non è sempre all'altezza del ruolo, ma di certo godibile rispetto ad altre sue performance, mentre sono apprezzabili Vincent Cassel, Barbara Hershey e Winona Ryder.
Curiosità: David, il ballerino-partner di Nina, è interpretato da Benjamin Millepied, coreografo e ballerino classico per la prima volta sul grande schermo, nonché compagno di Natalie Portman, dalla quale aspetta un figlio. I due si sono conosciuti proprio sul set de "Il cigno nero".
Il cigno nero (2010)Recensito da Maurizio Macchi4,0
Questa e' l'opinione di
Maurizio Macchi. I pareri del resto dello staff:
| Matteo Contin | n.v. |
Marta Mischiatti |     | Matteo Ruzza | n.v. | | |
Commento inserito da Camy:
Una bellissima pellicola di D.Aronofsky con una gran bella interpretazione di Natalie Portman. Una trama coinvolgente e con un’atmosfera tetra soprattutto nella seconda parte. Un thriller psicologico fantastico.
Commento inserito da Budda:
poco da dire e molto da guardare. per me questi sono i veri film horror. da veder in un sol boccone (per chi ci riesca).
Commento inserito da Crosta:
Gran bel film.
Sono innamorato di Aronosfky fin dal suo primo lavoro, ma questo lo reputo il migliore, secondo solo a Requiem for a Dream.
Gli azzardi registici di Aronofsky, sinceramente, li apprezzo.
Secondo me quello che manca a questo film per raggiungere la quinta caramella è un pizzico di qualità nell’interpretazione.
Mila Kunis non è assolutamente all’altezza del ruolo. Per carità, non che la sua presenza rovini il film, ma credo che altre attrici sarebbero state molto più adatte. C’è da dire, comunque, che è andata oltre le mie aspettative.
Mi aspettavo di più, invece, da Vincent Cassel. E’ ottimo, ovviamente, ma non in stato di grazia come per altri capolavori in cui ha recitato.