Taxidermia

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TAXIDERMIA
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2006 - 91 minuti

Regia: Gyorgy Palfi
Sceneggiatura: Gyorgy Palfi, Zsofia Ruttkay
Cast: Csaba Czene, Gergely Trocsanyi, Marc Bischoff

"Taxidermia" del regista ungherese Gyorgy Palfi venne presentato nel 2006 al 59.o Festival di Cannes e fu accolto con un fiume di fischi e di critiche negative, spesso sin troppo cattive. Eppure "Taxidermia" è uno dei prodotti europei più interessanti degli ultimi anni per almeno due motivi: Palfi ha un immaginario cinematografico unico ed originale, e la storia che decide di raccontare non si appoggia mollemente solo sulla visionarietà ma, attraverso di essa, sceglie di raccontare attraverso la vita della famiglia Balatony, la storia e il destino dell'umanità.
La storia della famiglia Balatony inizia durante la Seconda Guerra Mondiale con Morosgowanyi, soldato in un esercito decaduto ma ancora fedele al suo comandante, tant'è che l'uomo si trasforma ben presto in un servo occupandosi delle faccende domestiche. Morosgowanyi lavora, Morosgowanyi pulisce, Morosgowanyi taglia la legna, ma Morosgowanyi vorrebbe anche fare l'amore e smettere quindi di sfogarsi come può. Quando però ha un rapporto sessuale con la moglie del comandante, Morosgowanyi viene ucciso. Dall'unione tra i due nasce Kalman, gigante sovietico che ha investito tutta la sua vita per diventare campione di abbuffata veloce. L'amore però si mette sulla strada della vittoria e dunque si sposa con la campionessa di abbuffata veloce. Dalla loro unione nasce Lajos, magrissimo. Di lavoro impaglia gli animali, fa il tassidermista se vogliamo essere precisi. Ma anche un secondo lavoro, ovvero badare all'enorme padre, ora trasformatosi in un ammasso di grasso immobile.
"Taxidermia" è la storia di un'umanità che vive e abita il mondo seguendo esclusivamente i sogni e i bisogni del suo corpo. Non c'è anima, non c'è amore, non ci sono sentimenti, c'è solo carne, muscolo, osso, elementi che non a caso compongono buona parte della colonna visiva della pellicola. La favola grottesca e tragica della famiglia Balatony è una parabola universale della condizione umana dalla Seconda Guerra Mondiale ad oggi: si parte da Morosgowanyi dove l'ossessione per il sesso nasconde la voglia di una libertà che non esiste. Si passa poi a Kalman e al suo sport preferito, l'abbuffata veloce, che diventa critica spietata al consumismo (ma non in senso anti-capitalistico), mentre la vicenda di Lajos è l'emblema di un'arte che ha smesso di guardare all'uomo perché ormai tutto è immagine, tutto è come appare.
Proprio come nel film di Pafli: tutto è come appare, non ci sono filtri. Pafli ci bombarda di destabilizzanti sogni erotici, organi genitali, carne morta, vomito e sperma, inserendoli però in una cornice raffinata, fatta da una messa in scena curatissima e da una regia conturbante e disturbante che cita Marco Ferreri e i grandi visionari del cinema dell'est-Europa (Svankmajer, Makajev). La sceneggiatura sembra però rifarsi a tanto cinema orientale nella sua capacità di fare dei particolari del film una chiave destabilizzante ed enigmatica delle vicende, dove tutto è suggerito e mai del tutto spiegato (i due figli sono probabilmente illegittimi, ma non ne abbiamo la certezza).
Il punto di vista di Pafli sulla sua umanità però non è del tutto cinico e distaccato, anzi. Pafli sorregge la sua umanità allo sbando osservando i movimenti/mutamenti del suo corpo, accompagna i suoi mostri (labbro leporino, obeso, magrissimo) in un mondo violento che li renderà sempre e comunque dei falliti. Sin dal giorno della loro nascita.

Questa è l'opinione di Matteo Contin. I pareri del resto dello staff:
Maurizio Macchi  n.v.
Marta Mischiatti  n.v.
Martina Macchi  n.v.

Commenti (2)

  1. Commento inserito da Orasputin:

    Dove lo si può trovare? In streaming?


  2. Commento inserito da Mau:

    Probabilmente. Noi l’abbiamo trovato a poco su Amazon.

    Ciauz

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